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A SANGUE FREDDO: LA PASSIONE PER IL TRUE CRIME

A SANGUE FREDDO: LA PASSIONE PER IL TRUE CRIME A SANGUE FREDDO: LA PASSIONE PER IL TRUE CRIME
Film, serie televisive, docu-serie, podcast, ma, ormai sempre di più, anche libri: il fascino innato che suscita in tutti noi il cosiddetto true crime – il racconto di crimini realmente accaduti, fatto in forma narrativa e letteraria – sta prendendo ultimamente sempre più piede sotto ogni forma di comunicazione, divenendo un vero e proprio genere d’intrattenimento.

Si tratta, a dir la verità, di un genere antico, molto in voga soprattutto in Gran Bretagna  tra il XV e il XVIII secolo, fino a quando l’età Vittoriana, col suo puritanesimo e moralismo, ne segnò un brusco declino.
In questa prima fase, il true crime si caratterizzava per due diverse tipologie di pubblicazioni: da un lato, i piccoli libretti, composti da non più di una ventina di pagine, in cui veniva fatto il resoconto dei più recenti omicidi ed episodi criminali; dall’altro, i manifesti attaccati sui muri delle città, sui quali venivano stampate delle ballate dedicate ai più famosi criminali inglesi.
Fin da questi inizi, comunque, troviamo alcuni tratti che, ancora oggi, caratterizzano il genere: un maggior interesse nei confronti dei crimini irrisolti o legati a violenze domestiche e sessuali – meglio ancora se particolarmente sanguinolenti – e la narrazione fatta dal punto di vista dell’autore del crimine, creando spesso una forma di immedesimazione dei lettori con il cattivo.
A partire dall’Ottocento, ci fu una prima importante svolta per il true crime: accanto a libretti e manifesti, infatti, le storie vere di crimini e criminali cominciarono a venire ospitate anche su giornali e riviste, raggiungendo, così, una popolazione di lettori molto più ampia; si trattò, di fatto, del primo passo verso la spettacolarizzazione del dolore e della criminalità dei giorni nostri.
Nel frattempo, nel medesimo periodo, anche la vera letteratura cominciò ad avvicinarsi al genere e sempre più scrittori iniziarono a dedicarsi e interessarsi a queste storie criminali, sotto forma di saggi o di rielaborazioni romanzate.
Da Charles Dickens a William Thackeray, passando per Thomas De Quincey e arrivando alle Memorie del famoso omicida francese Eugène-François Vidocq, figura che divenne così iconica da ispirare numerosi personaggi dei più grandi romanzieri dell’epoca – da Hugo a Dumas, da Poe a Conan Doyle – e che rappresentò il  primo caso di criminale “vip”.

La vera rivoluzione del genere, tuttavia, si ebbe soltanto nel 1966, quando Truman Capote pubblicò il suo capolavoro A sangue freddo, nel quale si racconta del brutale massacro di un’intera famiglia avvenuto in Kansas nel 1959 e di tutto lo sviluppo delle indagini che portò all’arresto e al processo dei due assassini.
A sangue freddo ha segnato uno spartiacque per il true crime, portandolo una volta per tutte in maniera definitiva all’interno della letteratura, abbandonando, cioè, le origini para-letterarie e quel carattere di narrativa di finzione che aveva caratterizzato le produzioni precedenti, tra le quali è giusto ricordare Psycho di Robert Bloch.



Capote ha, così, aperto la strada a tutti gli altri successivi autori di romanzi true crime, da James Ellroy – autore, ad esempio, di Dalia Nera, romanzo incentrato sull'omicidio irrisolto di Elizabeth Short, aspirante attrice soprannominata appunto "Dalia Nera" – a Michelle McNamara – autrice di Dieci brutali delitti, reportage, pubblicato postumo, della giornalista investigativa che per anni ha indagato su un serial killer californiano, da lei stessa soprannominato il “Golden State Killer”, portando, infine, all’arresto dell’uomo – fino a Emmanuel Carrère, che ne L’avversario racconta la storia dell’assassino francese Jean-Claude Romand.

          

In Italia, il genere è, essenzialmente, legato ai nomi dello scrittore e conduttore Carlo Lucarelli e dello psichiatra e criminologo Massimo Picozzi.
I due – in coppia o singolarmente, tramite libri, trasmissioni televisive, radiofoniche e podcast – hanno negli anni affrontato l’argomento attraverso una vastissima produzione, tanto monografica, quanto pluritematica.
Il loro ultimo lavoro di coppia è Nero come il sangue. Storia dell'omicidio dalla Rivoluzione francese ai giorni nostri, una vera e propria enciclopedia della storia del crimine in più volumi, raccolta degli episodi dell’omonimo podcast.
Questo primo volume è dedicato a casi cronologicamente più vicini a noi, dall’Ottocento all’inizio del nuovo Millennio; un viaggio di due secoli sulla scena del crimine, tra menti criminali, vittime e investigatori, il tutto attraverso una narrazione avvincente, ricca di curiosità e dettagli, e un approfondimento psicologico volto a provare a dare una risposta alla prima e più semplice domanda che non ci si può evitare di porre davanti a un omicidio: “Perché?”.


Sempre da podcast sono tratte altre due recenti pubblicazioni inerenti al genere in questione: si tratta di Veleno. Una storia vera di Pablo Trincia e di Demoni urbani. I mostri sono tra noi di Giuseppe Paternò Ragusa.

Il primo è interamente dedicato alla vicenda avvenuta alla fine degli anni Novanta, nella Bassa Modenese, quando sedici bambini vennero tolti alle loro famiglie e trasferiti in località protette.
I genitori, infatti, erano sospettati di appartenere a una setta di pedofili satanisti.
E furono gli stessi bambini a narrare a psicologi e assistenti sociali veri e propri racconti dell'orrore, che coinvolgevano padri, madri, fratelli, zii e conoscenti.
Ma dieci anni dopo emergerà la vera realtà dei fatti, che si rivelerà, forse, più spaventosa della precedente.



In Demoni urbani, invece, vengono raccontati quattordici tra i più agghiaccianti omicidi avvenuti in Italia – quasi tutti inediti per gli ascoltatori del podcast – accomunati da un elemento: chi ha ucciso è una persona vicina alla vittima.
Quasi a ricordarci che il male è più vicino a noi di quanto pensiamo.







Impossibile non citare, poi, due romanzi italiani, dei quali, molto spesso, a causa dell’immenso successo delle trasposizioni cinematografiche e televisive, si dimentica erroneamente il loro carattere di true crime; stiamo parlando, ovviamente, di Gomorra di Roberto Saviano e di Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo.

     


La figura dell’omicida seriale esiste fin dalla preistoria, per quanto la definizione tecnica di serial killer esista, invece, da nemmeno cinquant’anni e sia entrata nell’immaginario collettivo da ancor meno.
Ad ogni modo, anche grazie alla creazione di numerosi personaggi di fantasia, il serial killer attrae, tanto quanto terrorizza, i nostri animi, rendendoci morbosamente curiosi di conoscere il più possibile su di lui, sulla sua psiche e sul suo operato criminale, finendo, poi, con il considerare inconsciamente le vittime come degli anonimi oggetti di contorno.
L’editore Newton Compton, negli anni, si è caratterizzato anche per la pubblicazione di diverse raccolte enciclopediche sugli assassini seriali.
L’ultima in ordine cronologico è Serial Killer di Ruben De Luca, nella quale, attraverso l'analisi della Banca Dati dei Serial Killer in Europa – l'unico archivio esistente, contenente storie di vita, analisi del modus operandi e profili psicologici di più di 2200 assassini seriali identificati dal 1801 a oggi in tutta Europa – l’autore ci fa compiere un viaggio che parte da Jack lo Squartatore e arriva ai mostri di Rostov e di Foligno.

Non trovano spazio nella raccolta appena citata, ma solo perché al di fuori dei confini europei, due dei serial killer che hanno maggiormente colpito l’immaginario popolare, anche da un punto di vista letterario: Ted Bundy e Charles Manson.
Del primo – giustiziato sulla sedia elettrica, accusato di 30 omicidi e sospettato di almeno altrettanti – consigliamo la lettura di Un estraneo al mio fianco, scritto da Ann Rule, all’epoca giornalista di cronaca nera, che divenne amica e confidente di Bundy, ignorandone per molti anni la sua attività criminale.
Sulla vicenda nota a tutti della Manson Family e dell’omicidio di Cielo Drive, un approfondito resoconto, a metà tra saggio e reportage giornalistico, è La famiglia di Ed Sanders, uno dei maggiori esponenti della Beat Generation e, con questo romanzo, fonte d’ispirazione per il film C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino.

     

Da sempre, sparizioni misteriose, delitti sanguinosi e assassini seriali hanno generato nell'uomo un macabro fascino, a cui la psicologia ha, attraverso diverse teorie, dato - o cercato di dare - una spiegazione.
Qualunque sia il meccanismo che si attivi in noi, per molti versi paragonabile all'irresistibile tentazione di fermarsi per strada a guardare un incidente automobilistico, il vero aspetto importante resta il modo con cui ci si approccia a questa "copertura mediatica" del crimine: solo non commettendo l'errore di mitizzare l'assassino, né quello di leggere le storie dei loro omicidi come fossero un affascinante thriller, l'interesse per il true crime può essere ritenuto non una lugubre ossessione, ma una passione lecita e positiva.

 

 

La casa Gucci

di Sara Gay Forden

editore: Garzanti

pagine: 300

Il 27 marzo 1995 Maurizio Gucci, erede della favolosa dinastia dell'alta moda, viene assassinato a colpi di pistola da uno sco

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