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COSI' E' (SE VI PARE)

COSI' E' (SE VI PARE) COSI' E' (SE VI PARE)
COSI' E' (SE VI PARE)

Pubblicato in Argentina nel 1955, Rosaura alle dieci fu il primo romanzo scritto dal giallista Marco Denevi.
Dopo una prima edizione italiana del 1993 e dopo diversi anni di oblio, Sellerio ha deciso di ripubblicare questo poliziesco che assicurò al suo autore una fama internazionale, per quanto oggi anch’egli sia pressoché finito, ingiustamente, nel dimenticatoio.

Ambientato a Buenos Aires durante gli ultimi anni del regime di Peròn, Rosaura alle dieci è la storia di un delitto; un omicidio che, nei cinque capitoli che costituiscono l’opera, viene raccontato da cinque diversi personaggi, ciascuno dei quali, alternando consciamente o meno dettagli di verità con altri di menzogna, fornisce un qualche tassello fondamentale per la risoluzione finale dell’enigma.

All’apparenza, l’espediente della narrazione molteplice non è una novità, in particolar modo per la narrativa thriller; si pensi, per esempio, ai classici del genere – i romanzi con protagonista il detective Hercule Poirot, su tutti – nei quali l’investigatore di turno interroga uno dopo l’altro testimoni e sospettati di un delitto, raccogliendo da tutti loro degli elementi essenziali per la scoperta della verità.
Nel romanzo di Denevi, però, questo topos viene portato all’ennesima potenza, ampliato all’intera storia: tutto quello che noi lettori sappiamo dei protagonisti e della vicenda lo apprendiamo attraverso le cinque distinte voci degli stessi personaggi e senza un narratore esterno che, in qualche modo, ci aiuti a districarci tra dichiarazioni così spesso contraddittorie fra loro.
La sensazione – o meglio, la consapevolezza – che alla fine ci rimane è che in fondo ogni narrazione, storia vera o romanzo che sia, è solo una versione, un punto di vista tra i molteplici possibili; il frutto della scelta di alcuni dettagli anziché altri, dell’utilizzo di un tono e di uno stile influenzati dalla personalità di chi racconta.
La cognizione che, insomma, per essere riportata nella sua pienezza, qualsiasi storia dovrebbe essere “caleidoscopica”, detta e scritta da numerose, forse infinite, prospettive, senza accontentarsi di una sola testimonianza.

Ecco che, ad esempio, i primi due capitoli del romanzo di Denevi ci offrono due versioni dell’assassino, del suo carattere e dei suoi gesti, completamente contrapposte l’una all’altra, tanto quanto sono agli antipodi i due personaggi che le riportano.
Si comincia, infatti, con il racconto di Doña Milagros, la pettegola proprietaria della pensione “La Madrileña” in cui si svolge la vicenda, spesso più preoccupata di fornire di lei e della sua casa un’immagine di impeccabilità e familiarità, che descrive il presunto assassino come un individuo puro e incorrotto, vittima di circostanze per lui troppo grandi.
Nel capitolo successivo, però, praticamente ogni cosa detta dalla donna viene ribaltata dallo studente, intellettuale e pedante, David Réguel, nelle parole del quale Camilo Canegato – questo il nome del sospettato – diventa, invece, l’esemplificazione del classico assassino sociopatico.
Il fatto che i due giungano a conclusioni così opposte pur partendo dall’osservazione degli stessi gesti, atteggiamenti ed eventi legati al personaggio, non può non farci pensare alla visione del mondo di Pirandello, alle centomila interpretazioni che ognuno di noi produce agli occhi altrui.
Pirandelliano è anche il terzo capitolo, quello dedicato alla dichiarazione dello stesso Camilo, dalla quale emerge tutto quel mondo immaginario, fatto di fantasie artistiche ed erotiche, in cui l’individuo, scontento della realtà in cui si trova, ha deciso di vivere, in un’oscillazione tra pazzia reale e simulata che lo rende vicino all’Enrico IV dello scrittore agrigentino.
Gli ultimi due capitoli sono quelli che svelano l’enigma, ma che, allo stesso tempo, fanno cadere anche quelle uniche certezze che si erano create nel lettore: la signorina Eufrasia, altra ospite della pensione, e la domestica Elsa sono solo due personaggi di contorno, più utili al divertimento che alla narrazione? E chi è davvero Rosaura, la vittima dal cui omicidio tutto ha inizio?

Dopo Rosaura alle dieci, Denevi ricorse nuovamente all’espediente della narrazione da più punti di vista in un altro romanzo, Musica di amor perduto.
In quest’opera, Dafnis, una segretaria devota e innamorata dell'avvocato Joaquin Raventos, è spettatrice del divampare della passione tra il suo datore di lavoro e una strana cliente, la bella vedova Thedenat, una giovane ebrea che aveva contratto un matrimonio di convenienza per sfuggire alla persecuzione antisemita in Europa.
Dafnis sa che i due si preparano ormai alle nozze, ma un giorno, al ritorno in ufficio dopo le vacanze, un colpo di scena chiude la prima parte del racconto.
Solo la narrazione della stessa vicenda, ma da un altro punto di vista, nella seconda parte del libro, chiarirà al lettore quanto accaduto.




La narrazione molteplice è un artificio che, se sapientemente utilizzato, è in grado di conferire a un thriller un tratto di unicità e maturità, oltre che di distinguerlo dalla massa.

Non a caso, molti anni prima di Denevi, Wilkie Collins, il padre del genere, utilizzò la narrazione molteplice nel suo La donna in bianco, da T. S. Eliot ritenuto il primo vero romanzo poliziesco.
Uscito originariamente a puntate sulla rivista prodotta da Charles Dickens, l’opera di Collins, come quella di Denevi, si caratterizza per il succedersi di capitoli raccontati tutti da personaggi diversi e ciascuno dei quali illustra una parte della storia, quasi come si trattasse di atti di un processo.
Attraverso ognuna di queste testimonianze, si arriva, nel finale, a sbrogliare l’intrigo ricco di suspense e colpi di scena e incentrato sulla somiglianza e sostituzione di persona di due affascinanti donne: la bionda e ricca Laura e la folle Anne Catherick, solitaria figura che appare completamente vestita di bianco.

Sono, invece, successivi al romanzo di Denevi, altri due romanzi gialli: Il caso dei cioccolatini avvelenati di Anthony Berkeley e Torno presto di James Barlow.

Nel primo, un pacchetto viene recapitato al Rainbow Club di Londra. È indirizzato a Sir Eustace Pennefather, uno dei soci, e contiene una scatola di cioccolatini, omaggio della famosa ditta di dolciumi Mason & Sons.
Lo scorbutico Sir Eustace, però, detesta i cioccolatini e, così, li regala a un altro membro del club, Graham Bendix, che ha appena perso una scommessa con la moglie la cui posta in palio era proprio una scatola di cioccolatini.
Bendix torna a casa, li offre alla moglie, ne mangia un paio anche lui e, nel primo pomeriggio, esce.
Poche ore dopo lui ha un malore e lei muore, avvelenata.
Scotland Yard non riesce a venire a capo dell'enigma e, allora, Roger Sheringham propone ai sei membri del “Circolo del Crimine”, di cui è fondatore e presidente, di provare a scoprire il colpevole.
Tutti si cimentano nell'impresa e tutti arrivano a una conclusione: sei diverse soluzioni, sei diversi colpevoli, tutte assolutamente possibili.


Torno presto presenta, invece, nelle sue tre parti, la stessa storia, quella di un omicidio per motivi sessuali, vissuta e narrata dai punti di vista differenti dei tre soggetti coinvolti nella vicenda: la vittima, il criminale e la polizia.

La giovane Olwen, ingenua e bella ragazza della provincia gallese, racconta la delicatezza dei primi falsi amori, un amore vero spezzato dagli eventi, il lavoro in città, la vita che progressivamente la prende, fino all'incontro con l'impostura, l'illusione e il delitto.
L'assassino, più che raccontare, introduce alla sua piccola ideologia superomistica e sprezzante, a un dongiovannismo che non ha niente di vitale ed è intriso d'odio per la diversità – per la donna, in particolare – che è sete di dominio e annullamento dell'altro.
Infine, il racconto dell'inchiesta dell’ispettore di polizia, che cerca, nelle ragioni e nelle circostanze del delitto, come possano incontrarsi e confondersi vie umane tanto divergenti.

Concludendo con le parole di Pirandello, nei gialli, insomma, come nella vita, “una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”.

 

Rosaura alle dieci

di Marco Denevi

editore: Sellerio Editore Palermo

La storia di un delitto attraverso le testimonianze degli ospiti della pensione «La Madrileña», ognuno di loro costruisce un r

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