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CUORE DI PIETRA: IL CONCETTO DI CASA

CUORE DI PIETRA: IL CONCETTO DI CASA CUORE DI PIETRA: IL CONCETTO DI CASA
CUORE DI PIETRA: IL CONCETTO DI CASA
La recente pandemia da Covid-19 ci ha costretto, nel bene o nel male, a vivere sempre di più la nostra casa, trovando e ridisegnando nuovi spazi per lavorare o per svagarci e sottolineando come il concetto di casa rivesta significati che vanno oltre il luogo fisico; non solo pareti, finestre e oggetti, ma anche odori, profumi, sensazioni ed emozioni. Pensiamo alla casa natale, depositaria di significati simbolici, prime esperienze e vissuti irripetibili custoditi nei nostri ricordi; oppure, quando ci si separa dalla famiglia per andare a vivere in una casa propria, luogo da personalizzare, da sentire proprio e far diventare espressione di sé.


Partendo da questo, Emanuele Coccia, intellettuale italiano che insegna in Francia, nel suo Filosofia della casa sviluppa il concetto per arrivare a dire che siamo stati rinchiusi all’interno di un perimetro filosofico e non ce ne siamo accorti.
Caratterizzato da una scrittura brillante, l’autore, attraverso i suoi innumerevoli cambi di casa, ci aiuta a fare luce nelle stanze e ci fa capire cosa siano e cosa rappresentino, in particolare, la rivalutazione di spazi come il balcone o come il bagno, rifugio supremo della nostra intimità e sessualità.
Un altro capitolo è dedicato al trasloco, uno dei momenti di maggiore messa alla prova di una persona, non solo dal punto di vista fisico e pratico ma anche dal punto di vista mentale, perché cela una serie di logiche, come la separazione da una parte di noi o il dare una nuova collocazione a noi e agli oggetti, che ci può far sentire disorientati.



L’esposizione a un modello capitalistico sfrenato, sommato ai problemi di migrazione di massa e ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo, hanno portato a una crisi abitativa nella sua essenza più profonda: ce ne parla Gianluca Didino nel suo Essere senza casa.
L’esplorazione dell’autore ci porta a conoscere i fallimenti di grandi progetti di edilizia popolare del Dopoguerra, come il caso di Greenfell Tower a Londra e tutto il carico di utopia che si portava dietro, o il caso della cittadina svedese di Kiruna che, a causa dello sfruttamento indiscriminato del suo bacino minerario, sarà costretta nei prossimi anni a spostarsi letteralmente di 3 km al suo interno.
Un altro fenomeno analizzato è il turismo low cost con tutte le sue logiche di affitti al ribasso che ha portato interi quartieri, che un tempo possedevano una vita propria, a trasformarsi in dormitori per turisti.



La casa, dunque, come luogo antropologico che rimanda al tema dell’abitare inteso come prendersi cura di sé, degli altri e del luogo che si vive.
Partendo da questo assunto, Andrea Staid, docente di antropologia culturale, nel suo La casa vivente ci porta in giro per il mondo per conoscere i diversi modi di abitare.
Dalle Ande peruviane al sudest asiatico, incontreremo alcune delle abitazioni più insolite, come le palafitte del lago Inle in Myanmar che si reggono su pali di bambù che vanno spesso cambiati.
“Sono tanti i modi di abitare e non credo che ce ne sia solo uno giusto” dice l’autore, allargando il discorso anche a una concezione di abitare che si ispiri ai principi dell’economia circolare, all’estensione del ciclo di vita dei prodotti e all’uso di energia da fonti rinnovabili, per costruire un mondo nuovo da come concepiamo ciò che costruiamo.



Anche in letteratura il tema della casa ha sempre ispirato molti autori, ma, probabilmente, nessuno come Jane Austen ne ha fatto quasi un marchio di fabbrica, con i suoi personaggi che abitano in villini deliziosi, in residenze principesche in campagna o in eleganti palazzi londinesi.
Lucy Worsley, curatrice di molti luoghi storici del patrimonio inglese, ce ne parla nel suo A casa di Jane Austen, spiegandoci come la ricerca di una casa propria fu per la Austen, però, un obiettivo quasi irraggiungibile durante la sua vita, sempre in bilico tra abitazioni in affitto o presso parenti che la usavano come bambinaia a buon mercato.
Non stupisce, quindi, che i principali personaggi dei suoi romanzi siano alle prese, sì con l’amore e le relazioni sentimentali, ma, anche con l’aspirazione ad avere una casa felice.



C’è un luogo speciale nelle colline sopra Firenze, dove grandi scrittori si ritirano per lasciarsi ispirare dalla bellezza e dalla magia del posto; questo luogo è Santa Maddalena, dove Beatrice Monti Della Corte e il marito Gregor Von Rezzori hanno trasformato un vecchio rudere di campagna in una splendida villa che negli anni ha ospitato nomi del calibro di Emmanuel Carrere, John Banville, Michael Cunningham o Zadie Smith, solo per citarne alcuni.
Questo luogo speciale viene celebrato nel libro I miei scrittori e altri animali.
Corredato da magnifiche fotografie, sia degli interni della villa, sia del paesaggio circostante, ogni scrittore che lo ha visitato racconta con aneddoti e curiosità la propria esperienza a Santa Maddalena.



Tra auspicabili ritorni alla natura ed evasioni dal caos cittadino, molti di noi sono stati spinti a valutare nuove opzioni di vita per il domani: la casa editrice Ippocampo ci aiuta a fantasticare con Il libro delle case straordinarie, una bellissima raccolta di illustrazioni dedicate alle dimore più favolose, concepite dalla mente del disegnatore Yoshida Seiji.
Nelle oltre 30 case immaginarie possiamo trovare una casa sull’albero o nella natura più selvaggia, abitazioni sott’acqua, castelli, case galleggianti e altri posti immaginifici provenienti da periodi e luoghi diversi, lasciando al lettore il tempo di sognare e creare la storia che si cela dietro ogni casa.
A completamento dell’opera, l’ultimo capitolo è un vero e proprio making of del libro, con una raccolta di immagini che raccontano la creazione e la spiegazione delle tavole.


Sono molti poi i romanzi in cui la casa non è solo un contorno alla storia, ma ne segna profondamente la trama, come avviene, ad esempio, in Cuore di pietra di Sebastiano Vassalli, ispirazione di questo articolo.
Presentiamo qui ora un libro divenuto ormai un classico della letteratura come Il condominio di Russell Ballard e una delle ultime novità sul tema, Il libro delle case di Andrea Bajani, inserito, sia nella cinquina dei finalisti del premio Strega, sia in quella del premio Campiello.


Uscito nel 1975, ma caratterizzato da elementi futuristici che lo rendono un romanzo attualissimo, Il condominio di Ballard si svolge in un elegante e modernissimo grattacielo alla periferia londinese, dotato di tutti i comfort, tra cui piscina, negozi, supermercato e scuole, a simboleggiare una piccola città: duemila abitanti incastonati nel cielo, tre classi sociali distinte secondo uno sviluppo verticale, rappresentando, così, il nuovo modello di società, contraddistinto da una totale autosufficienza che porta a una forma di anonimato e a uno scarso coinvolgimento tra gli abitanti.
Ma quando iniziano blackout e guasti sugli impianti, lentamente e inesorabilmente, si scardinano tutti gli equilibri del palazzo, trasformando i ricchi e stimati abitanti in barbari e violenti, privi di qualsiasi scrupolo morale in lotta per la sopravvivenza.


Le case seguono silenziose l’evoluzione delle nostre vite, conoscono tutto di noi, ci spiano e ci capiscono.
Parte da qui Andrea Bajani nel suo Il libro delle case per raccontare l’esistenza del protagonista e delle persone che lo circondano, attraverso le molte case che hanno abitato.
Le vite, quindi, descritte non dal punto di vista delle persone, ma dal punto di vista delle case, non solo scenario in cui ci muoviamo, ma parte fondamentale della nostra vita.
Il romanzo, attraverso i continui salti temporali da una casa all’altra e la minuziosa descrizione degli ambienti, è un esperimento tra i più originali degli ultimi anni nel mondo della letteratura.



Abitare una casa può sembrare un fatto così normale che raramente ci fermiamo a pensare al significato che assume per il nostro “essere”.
Bene primario in cui ristorarsi, riposarsi e ricaricarsi, ma anche luogo delle relazioni tra amanti, genitori e figli, laddove, malgrado non siano sempre positive, sono situazioni che segnano nel profondo ognuno di noi.
Prendersi cura della casa diventa, allora, prendersi cura di sé, e anche gli aspetti materiali diventano strumenti utili per modificare il nostro spazio vitale.

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