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DI CHI SEI FIGLIO?

DI CHI SEI FIGLIO? DI CHI SEI FIGLIO?














“Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo”, recita – a ragion veduta – un diffuso modo di dire.
Ma anche esser figli non è facile, e non lo è, specialmente, quando si ha a che fare con genitori per così dire “ingombranti”, famosi e di successo; quando si rientra, insomma, nella nota categoria dei figli d’arte.
Cinema, musica e televisione ce ne forniscono numerosi esempi; per non parlare, poi, della politica o di quella che, genericamente, potremmo chiamare storia – intesa come la classe dei personaggi entrati nei libri di storia.
E anche la letteratura non è da meno. Riservandoci di non disturbare le grandi parentele del passato, dai Dumas padre e figlio, alla famiglia Mann, fino ai fratelli Singer, in questo articolo ci concentreremo sulle più recenti uscite editoriali di “figli di”, o meglio, di “parenti di”.

È da poche settimane in Libreria il romanzo Il conte di Racalmuto, opera di Vito Catalano, nipote di Leonardo Sciascia.
Ispirandosi a una storia vera e partendo dalle righe che il nonno ha scritto sul medesimo episodio nelle pagine dei libri Le parrocchie di Regalpetra e Morte dell’inquisitore, l’autore costruisce una trama in cui la fantasia si mescola a ricordi di luoghi e di persone.
Ambientato nella città di Racalmuto nel 1622, il romanzo mette in scena il personaggio di Girolamo del Carretto, signore del paese, tiranno insaziabile. Mentre la gente soffre la fame ed è falcidiata da malattie, il conte pensa solo ad arricchirsi e a soddisfare le sue voglie, rapinando, persino, la Chiesa. Ma il potere del conte, pur sembrando senza limiti, finisce col trovare un inaspettato intreccio di nemici: la moglie Beatrice, un pittore che ci vede da un occhio solo, il priore del convento degli Agostiniani e un servo. Fra inganni, agguati e innamoramenti, tutti loro rimarranno invischiati in una rete pericolosa, dallo spiccato sapore manzoniano.

    

Pietro Castellitto, figlio della scrittrice Margaret Mazzantini e dell’attore Sergio Castellitto, e attore a sua volta, si è da poco anche cimentato nell’attività di scrittore, pubblicando per Bompiani il romanzo Gli iperborei.
Il libro, il cui titolo rimanda a L’Anticristo di Nietzsche, racconta la storia di quattro amici che si conoscono dall'infanzia e viene raccontata in prima persona da Poldo Biancheri, uno di questi ragazzi "figli di" – appunto – famiglie importanti, cresciuti con l'educazione delle migliori scuole e tirati su con valori progressisti. Valori dai quali, però, si distaccano con gli anni e, alle soglie dei trent'anni, nel chiedersi quale posto occupare nel mondo, affrontano la vita con ferocia e con sprezzo per la vita stessa, rovesciando i loro insegnamenti, le loro origini e attaccando le ipocrisie e le contraddizioni dentro le quali sono nati.
 
Figlio di Lidia Ravera e di Mimmo Rafele, Nicola Ravera Rafele ha esordito nella letteratura a soli 15 anni. Ora che di anni ne ha più di quaranta è, ormai, uno scrittore affermato nel panorama nazionale, consacrato dalla selezione tra i dodici finalisti del Premio Strega 2018 del suo romanzo Il senso della lotta, libro che mette in scena la storia di Tommaso, orfano di genitori terroristi, e la sua difficoltà a vivere un presente che non riesce a smettere di fare i conti con il passato.
Il suo romanzo più recente è, invece, Tutto questo tempo, che vede protagonisti Giovanni ed Elisa e racconta la crisi, sia personale che del loro rapporto, successiva alla nascita della loro primogenita e delle nuove responsabilità che questa comporta.

    
 
In alcuni casi, è difficile affermare con certezza chi sia il “parente di” tra i due; è, ad esempio, il caso dei fratelli Gianrico e Francesco Carofiglio.
Entrambi scrittori rinomati, entrambi giunti al successo nei medesimi anni – con Testimone inconsapevole, il primo e con L’estate del cane nero, il secondo – ed entrambi ancora ampiamente in attività.
Gianrico, ex magistrato e politico, ha pubblicato pochi mesi fa il suo nuovo thriller La disciplina di Penelope, mentre Francesco, più o meno contemporaneamente, ha dato alle stampe Le nostre vite, romanzo psicologico e d’introspezione.

     

Sono ben due, invece, i figli di Stephen King che hanno deciso di seguire le orme paterne.
Il primo scrive sotto lo pseudonimo di Joe Hill ed è già autore di otto romanzi, da uno dei quali, NOS4A2. Ritorno a Christmasland,– un horror, inutile sottolinearlo – è stata tratta una serie di successo ora visibile su Prime Video.
Il secondo, Owen King, il figlio più piccolo, invece, è ancora alle prime armi nella letteratura, ma, in compenso, può vantare la scrittura di un libro a quattro mani con suo padre, dal titolo Sleeping Beauties; il genere non stiamo neanche a ripetervelo.

    

In conclusione, insomma, parafrasando per l'occasione un antico proverbio africano, non importa di chi tu sia figlio; l'importante è che, se hai voglia, ne sei in grado e hai qualcosa da raccontare, tu cominci a scrivere.

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