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GRAZIE BICICLETTA!

GRAZIE BICICLETTA! GRAZIE BICICLETTA!

















Negli ultimi tempi il tema della sostenibilità è al centro dei discorsi della società e della politica contemporanea e la bicicletta è il mezzo di trasporto simbolo di questo nuovo modo di vedere la società.
L’impatto che puo’ avere sulla nostra società è duplice: da una parte, la tematica legata all’ecologia e, di conseguenza, anche sull’economia e, dall’altra parte, l’aspetto legato alla nostra salute e alle condizioni di vita di una comunità.
Chi monta in bicicletta prova sentimenti di appagamento e pienezza, l’affrancamento dai limiti del corpo, l’ebbrezza della velocità e dell’indipendenza, la fuga dalle tristezze della vita.


L’importanza che questo magnifico strumento ha avuto nella crescita della nostra società la spiega bene Stefano Pivato nel suo Storia sociale della bicicletta, nel quale racconta una cronistoria completa della bicicletta attraverso una raccolta di studi, testimonianze e aneddoti anche divertenti e talvolta surreali.
Lo sapevate, infatti, che in passato ne era vietato l’uso agli ufficiali e ai preti perché era considerato una minaccia alla loro dignità?


E’ stata ambasciatrice nel mondo delle bellezze della nostra Italia, grazie a competizioni ciclistiche come il Giro d’Italia e la Milano-Sanremo, venne usata in molte canzoni - ”ma dove vai bellezza in bicicletta…”, ma anche “passeggiando in bicicletta accanto a te” - e nel 1948 diede il titolo a un film che fece il giro del mondo, la cui trama narra dell’umanità, della povertà, ma anche della dignità di quel tempo.
Il film è Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, considerato uno dei massimi capolavori del Neorealismo italiano.
Attraverso questi e altri esempi, l’antropologo francese Marc Augè, nel suo Il bello della bicicletta, ci aiuta a comprendere appieno la storia di questo semplice mezzo, considerandolo non solo un insieme di ferri e catene, ma un portatore di valori, di sapienza e di conoscenza.



In Bikesofia di Andrea Viola si ripercorre, invece, l’evoluzione storica della bicicletta attraverso il progresso della tecnica e della meccanica associata, l’epopea dei grandi gregari del ciclismo che hanno dato il loro contributo alle vittorie dei campionissimi come Fausto Coppi e la narrazione del passaggio da amatore a ciclista urbano per un racconto della “Filosofia della bicicletta”.

Parlare di bicicletta vuol dire, inevitabilmente, parlare di ciclismo e nessuno come Marco Pantani ha caratterizzato - nel bene o nel male - gli ultimi decenni di questo sport.
Il Pirata, al pari di Maradona, è personaggio divisivo, capace, come sportivo, di imprese epiche come la doppietta Giro-Tour del 1998 che lo ha consacrato tra i mostri sacri del ciclismo e che ha infiammato di passione un’intera nazione, ma che nella vita privata, a causa delle sue fragilità, ha vissuto episodi sgradevoli e non sempre chiari che lo hanno portato, prima, al ritiro prematuro dalle scene e, poi, all'altrettanto prematura morte nel 2004.
Per conoscere il Marco ragazzo di provincia, il Marco campione e il Marco uomo potete trovare nel libro In nome di Marco una bella testimonianza tratta dai racconti di sua mamma Tonina e da quelli di Francesco Ceniti, giornalista e fan di Pantani.


In narrativa, uno dei romanzi con protagonista la bici è L’uomo nero e la bicicletta blu di Eraldo Baldini, in cui il protagonista Gigi è un bambino di 10 anni, figlio di una modesta famiglia della campagna romagnola, con il sogno di possedere un giorno la bicicletta blu che ammira nella vetrina di un negozio.
Ambientato negli anni ’60, narra le varie peripezie che il piccolo protagonista affronta per raccimolare il gruzzoletto necessario ad acquistare il suo sogno e il tutto si intreccia con la vasta gamma di personaggi improbabili, tra i quali il suo primo amore Allegra, figlia del direttore di banca del paese.
Poi, la vicenda ha un brusco cambiamento e, in un pomeriggio d’ottobre, Gigi improvvisamente scopre come la sua infanzia sia finita.



Abbiamo visto come la bicicletta e il pedalare siano protagonisti della nostra vita; perché pedelare è fatica, è vero, ma quando scendi dalla bicicletta ti senti più ricco nel cuore.
Quindi... Grazie Bicicletta!


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