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I MIEI MERCOLEDI' COL PROFESSORE 2

I MIEI MERCOLEDI' COL PROFESSORE 2 I MIEI MERCOLEDI' COL PROFESSORE 2

MARIO AGOSTINO MAGGIONI  Professore Ordinario di Politica Economica


Si ricorda quando è stato il suo primo contatto con la lettura? Ce lo vuole raccontare brevemente?

Prima di rispondere a questa domanda, vorrei raccontare cosa ha significato per me “poter leggere” ancora prima di entrare in contatto con la lettura. Sono nato a metà degli anni sessanta e ho un fratello maggiore di 13 mesi. Quando Luca (questo è il suo nome) andò in prima elementare improvvisamente venne dotato di un “super potere”: quello di saper leggere. Probabilmente fu il confronto, forse perfino l’invidia per quella capacità acquisita che gli permetteva di accedere a tutta una categoria di contenuti a me preclusi, che mi spinse ad emularlo e ad imparare in pochi mesi a leggere, per imitazione, all’età di 5 anni. Da quel momento la lettura per me è certamente più di un hobby o di una passione (qualcuno mi ha definito “un lettore onnivoro e compulsivo”). Leggo molto e di tutto in vacanza, ma spesso ho letto - e leggo ancor di più - nei momenti in cui l’impegno di studio e ricerca (e quindi di lettura di contenuti “accademici/professionali”) è maggiore, quasi come una procedura di defaticamento mentale.

Se per “primo contatto con la lettura” si intende davvero il primo (quindi tra i 5 e i 6 anni) penso che io debba citare i libri illustrati di Richard Scarry. In particolare penso che Il libro dei mestieri e In giro per il mondo abbiano costituito le mie prime letture. Ex post ritengo anche che questi libri grandi e piatti, con illustrazioni colorate e ricche di dettagli - che ricordo distintamente ancora oggi - insieme alle didascalie scritte manualmente in uno pseudo carattere Courier, abbiano in qualche modo ispirato e influenzato alcune scelte successive della mia vita.
Il libro dei mestieri descrive la vita adulta in una piccola città (le storie in realtà si svolgono in due città: Sgobbonia e Lavoropoli, sic!) come caratterizzata da una serie di occupazioni specifiche semplici da comprendere per un bambino e soprattutto illustra il concetto di “sistema economico” come generato dalle transazioni messe in atto dagli abitanti per soddisfare le diverse necessità. Ricordo ancora i borsellini disegnati come se fossero trasparenti per poter mostrarne il contenuto, il denaro, e il suo ruolo di mezzo di scambio!
In giro per il mondo invece racconta una storia, tendenzialmente buffa, per ciascuno di una ventina di paesi. Rileggendolo molti anni più tardi (Richard Scarry ha costituito una lettura basilare anche per i miei figli) ho compreso quanto ogni storia fosse permeata da una prospettiva USA-centrica e di come, spesso, alcuni paesi “esotici” (ma, in un certo senso, perfino l’Italia), fossero rappresentati in modo stereotipico attraverso i luoghi comuni del turismo americano degli anni cinquanta. Ma quando lo lessi per la prima volta, alla fine degli anni sessanta, questo libro improvvisamente mi rese consapevole dell’esistenza di un mondo più vasto dove le persone vivevano con usi, costumi, abitudini, abbigliamenti e culture diverse dalla mia e che sarebbe stato molto bello viaggiare per poterle conoscere da vicino.
L’incontro profondo con la lettura si è però verificato durante quelle che un tempo si chiamavano Scuole Medie, complice anche un lungo periodo di insonnia. I libri divennero i miei solitari compagni notturni e il piacere di leggere non mi ha più lasciato. Tuttora, prima di addormentarmi, amo leggere qualche pagina di un buon libro appena scoperto o rileggere qualche pagina di un libro già letto e apprezzato. Certamente è durante gli anni delle Scuole Medie che il rapporto con la lettura, complice anche una grandissima insegnante di Lettere, è cresciuto. L’insegnante in questione ci costringeva a un faticosissimo lavoro di riassunto e commento dei brani tratti dall’antologia adottata in classe, ma ci spronava anche a conoscere l’intero testo da cui era tratto il brano su cui avevamo lavorato.
Era la metà degli anni settanta e i temi politici e sociali erano molto presenti. Ricordo che la Professoressa Irma (così posso nominarla, mantenendo al contempo la sua privacy) in risposta a un mio quesito mi fece dapprima leggere un libro di Aleksandr Isaevič Solženicyn e poi molti altri, fino a prestarmi - durante le vacanze di 2° Media - Arcipelago Gulag (certamente non un classico dell’infanzia o dell’adolescenza!)
Non posso infine dimenticare che, senza dei genitori i quali – con un atteggiamento intermedio tra la tolleranza e l’approvazione, mi permettevano di fare frequenti capatine in libreria e di acquistare con cadenza quasi settimanale almeno un libro – questa mia passione non si sarebbe potuta sviluppare.
C’è un libro, o più di uno, che ha segnato particolarmente la sua crescita e perché?

Leggendo ed avendo letto molto è difficile per me isolare una particolare lettura che più di altre abbia segnato la mia crescita. Forse più di un libro potrei citare qualche autore, dato che fin dall’adolescenza sviluppai l’idea che la lettura fosse soprattutto un incontro con un alterità, un’altra persona che talvolta era capace di far risuonare sintonicamente le corde più profonde del mio io, talaltra di avvincermi attraverso la scoperta di temi, azioni, sentimenti molto lontani da quanto io avessi mai provato.
Negli anni del liceo probabilmente ho sviluppato l’abitudine di cercare di leggere, ove possibile, l’intera produzione letteraria di un autore che mi aveva colpito particolarmente. Così ho letto Italo Calvino, poi Isaac Asimov, Mark Twain, Ray Bradbury e, più tardi, C.S. Lewis, Paul Auster, Jorge Luis Borges, J.R.R. Tolkien, Raymond Carver, Bruce Marshall, Jack Kerouac, David Foster Wallace, Phillip K. Dick, Arto Paasilinna, Cormac McCarthy, Jonathan Lethem, Kent Haruf, Jonathan Franzen e molti altri (mi accorgo ora, elencandoli, di come nella scelta degli autori di cui ho “esaurito l’intera produzione” siano presenti prevalentemente autori statunitensi).
 

Durante l’anno di Master ed i successivi di PhD, mentre frequentavo l’University of Warwick, quando finivo la mia scorta di libri personale, ho “saccheggiato” il reparto letterature straniere della biblioteca universitaria e così ho potuto arricchire il mio bagaglio di lettore anche con alcuni autori italiani, tra cui certamente hanno lasciato traccia Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini.
Forse per questo è difficile rispondere puntualmente alla domanda. Facendo un grande sforzo potrei isolare questi due testi: entrambi letti all’inizio della Scuola Media:
1) Ragazzo negro (sono andato a verificare e questo è tuttora il titolo nella versione italiana, pubblicata da Einaudi, di “Black Boy”), di Richard Wright. Un romanzo scritto nel 1943 e pubblicato due anni più tardi negli Stati Uniti, che racconta la storia dell’infanzia di un ragazzo nero nel sud degli USA e del suo viaggio verso Chicago, dove avviene la sua emancipazione e la crescita di una coscienza politica.
 
2) I ragazzi di Varsavia di Winfried Bruckner (semi-sconosciuto autore austriaco) che - insieme a Il diario di Anna Frank - ha certamente informato la mia conoscenza e formato la mia coscienza sul dramma della Shoah.

Non so davvero se soltanto questi due testi abbiano segnato la mia crescita, ma è probabile che siano alla base di un aneddoto familiare in cui, ragazzino, rivolsi questa domanda a mia madre: “Mamma, perché io non sono né nero né ebreo?”. Una domanda che era indicativa di un anelito di partecipazione a una storia di ricerca di giustizia, diritti e libertà, ma che certamente era anche piuttosto peculiare. Memorabile fu anche la risposta di mia madre che, senza scomporsi, rispose: “Perché né io né papà siamo neri o ebrei!”.



C’è un libro, o più di uno, che vorrebbe consigliare ai ragazzi di oggi e perché?

Per i motivi a cui accennavo sopra non mi trovo molto d’accordo con questa domanda: ai ragazzi di oggi mi sentirei di consigliare semplicemente di leggere, leggere molto, continuare a leggere, rischiare di leggere. Provo a essere un po’ più esplicito. Nelle migliaia di libri che ho letto ci sono stati certamente libri di grande valore come anche libri di minor valore e perfino una serie di “libri-spazzatura”.
Se anche un ragazzo legge Harry Potter (che, per tornare ad alcuni classici della mia adolescenza, potrebbe essere paragonato alla serie dei Gialli degli Hardy Boys o ai libri di avventure di Willard Price, pubblicati nella collana “Oscar dei Ragazzi”) e non discrimina tra questi e Jules Verne, Charles Dickens o Alexandre Dumas, perché vuole semplicemente “sapere come andrà a finire” prima o poi, inevitabilmente, incontrerà qualche libro che lo spingerà a fare attenzione non solo al cosa è raccontato ma anche al come e poi, magari, parlando di libri con i coetanei o con qualche adulto, arriverà a scoprire altri autori e… il gioco è fatto!
Penso infatti che, in misura diversa, tutti i libri che ho letto abbiano contribuito – insieme ai film, agli spettacoli teatrali, alla musica, alle persone che ho incontrato e alle esperienze che ho vissuto – a farmi diventare la persona che sono. Dunque il mio consiglio, più che “leggete questo o quel libro”, è semplicemente: “leggete, leggete molto: il resto verrà da sé!”
Quando entra in una libreria che cosa spera o si augura di trovare e cosa non dovrebbe mai mancare?

Innanzitutto una/un brava/o libraia/o che sia un/a lettrice/lettore in prima persona, sia disponibile a collaborare alle ricerche dei lettori, sappia quando dare consigli se richiesti, sappia stare “lontano”, ma in attenta disponibilità, quando il lettore si muove in autonomia dentro la libreria.
Poi non possono assolutamente mancare, oltre agli scaffali, dei tavoli su cui i libri siano esposti con le copertine ben visibili ed accessibili ad un lettore come me che, spesso, entra in una libreria per acquistare un libro specifico, ma poi ama fare “browsing” tra i corridoi sfogliando libri, leggendo le quarte di copertina (o i risvolti interni), sbirciando la biografia dell’autore, facendosi colpire da un titolo, una foto o un’impostazione grafica particolare, da un font presente in copertina.
Qualche sedia e/o panca per creare degli angolini di lettura, ove lo spazio lo consenta, sono certamente graditi ma, da economista, non posso dimenticare che le librerie fisiche stanno già combattendo un’ardua lotta contro le “rivali on-line” tale per cui, spesso, non possono permettersi grandi spazi a cui corrispondono canoni di locazione elevati.
Certo online e offline possono essere anche utilizzati in maniera sinergica; ecco perché ho molto apprezzato l’iniziativa del blog della libreria e ho accettato con entusiasmo di partecipare all’avventura con queste mie righe.

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