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I MIEI MERCOLEDI' COL PROFESSORE

I MIEI MERCOLEDI' COL PROFESSORE I MIEI MERCOLEDI' COL PROFESSORE
CLAUDIA MEZZABOTTA Docente a contratto di Scienze dell'economia e della gestione aziendale

Si ricorda quando è stato il suo primo contatto con la lettura? Ce lo vuole raccontare brevemente? 

Debbo ammettere di non ricordare esattamente quando abbia iniziato a leggere, perché di certo è accaduto diversi anni prima che iniziassi a frequentare la scuola elementare, a Fano, nelle Marche, dove sono nata. Forse avevo due anni e mezzo, forse tre. Ero piccina, di sicuro. Ho iniziato leggendo i fumetti di Topolino e i fumetti di Mandrake e di Tarzan, che la mamma e il babbo mi compravano. Forse, quelli di Mandrake e di Tarzan erano già in casa, perché mi ricordo che mio padre ne era appassionato lettore. Topolino no, era proprio tutto per me. La lettura e la scrittura mi hanno sempre molto attratto, ebbene sì.




C’è un libro, o più di uno, che ha segnato particolarmente la sua crescita e perché? 

Nel periodo scolastico riuscivo a leggere moltissimi libri, di tipo diverso. Alle elementari, mi ricordo che mi piacevano moltissimo i romanzi di Jules Verne e di Emilio Salgari, ma rammento di avere letto con gusto e con grande curiosità anche Robinson Crusoe, di Daniel Defoe. Erano certamente altri tempi: oggi questo testo, in particolare, credo che non sarebbe considerato particolarmente "politically correct", considerata la modalità del rapporto tra il protagonista Crusoe e il suo fidato Venerdì, ma a me quel racconto era piaciuto molto, perché mi sembrava esotico e i protagonisti così bravi a cavarsela, anche dal punto di vista pratico, in condizioni a loro ostili. Chissà. Forse è anche grazie a quel romanzo che poi sarei diventata una grande amante di viaggi, dapprima al seguito dei miei genitori, sempre in campeggio, e poi, quando ho potuto farlo per motivi di età e di disponibilità finanziarie, da sola, soprattutto in paesi lontani e molto diversi dal nostro.
Alla scuola media, mi ero appassionata ai libri gialli, soprattutto di Agatha Christie: una cosa un po' strana, per una ragazzina di quell'età, tanto più che oggi non sono così appassionata del genere, ma all'epoca mi intrigavano molto il mistero e la logica ferrea dei due protagonisti classici di quei romanzi. Si trattava di Hercule Poirot e di Miss Marple, due persone apparentemente poco interessanti e appariscenti, ma dotate di grande intelligenza e intuito.
Al liceo, i miei testi principali di formazione credo siano stati diversi. Mi piace ricordare questi:
- Ipotesi su Gesù, di Vittorio Messori, nel momento in cui ho cominciato a chiedermi perché la vita, perché la morte, perché il bene, perché il male esistono, per gli individui e per l'umanità più in generale;
- Come un talismano, di Guido Ceronetti, una raccolta di poesie di ogni epoca e di tradizioni culturali diverse, tradotte in maniera mirabile da Ceronetti, appunto; mi colpiva la loro straordinaria bellezza, ma anche la cura riservata a ogni singola parola da parte del traduttore, forse anche perché io stessa frequentavo una sezione sperimentale linguistico-moderna del liceo classico statale della mia città e, per questo, ero già all'epoca molto incuriosita e appassionata di lingue, classiche o moderne che fossero, una passione che non mi ha mai abbandonata neppure in età adulta, anche se il tempo a disposizione per questo tipo di studio, ahimè, è proprio pochissimo, a causa dei numerosi impegni accademici e professionali che affollano la mia agenda;
- Memorie di una ragazza perbene, di Simone de Beauvoir, che mi ha aperto gli occhi sulla ipocrisia del mondo e sul desiderio di indipendenza di una giovane donna molto brava a scuola, ma ancora molto legata ai modi estremamente conservatori della sua famiglia di origine; come è noto, il testo è autobiografico e la giovane donna era la stessa de Beauvoir, che divenne per molto tempo un punto di riferimento, per me;
- Lirici greci, di Salvatore Quasimodo, la più bella raccolta di traduzioni di poesie di antichi poeti greci che abbia mai letto; ancora oggi, sia quando mi sento particolarmente felice, sia quando mi sento particolarmente triste, ne leggo qualcuna; ho ancora il volume originale, nella mia casa di Milano, dopo oltre trent'anni; è un pochino sgualcita, la copertina, ma va bene lo stesso;
- Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar, che ho letto inizialmente solo per una curiosità di tipo "scolastico", perché quell'anno si studiava la storia della fase imperiale di Roma antica, ma che è rimasto impresso nella mia mente anche per il ritratto davvero "a tutto tondo", di un uomo "tutto intero", che l'autrice ha saputo fare dell'imperatore di origini spagnole.


 


C’è un libro, o più di uno, che vorrebbe consigliare ai giovani di oggi e perché? 

Ammetto che questa è una domanda per me molto difficile. Di libri da consigliare ce ne sarebbero parecchi altri, oltre a quelli che ho elencato poco fa. Mi vengono in mente, adesso, anche questi:
- Uomini e no, di Elio Vittorini, per capire cosa sia accaduto durante la seconda guerra mondiale nel nostro Paese;
- Se questo è un uomo, di Primo Levi, per non dimenticare mai l'orrore della Shoah;
- Storia della Colonna Infame, di Alessandro Manzoni, uno dei testi più freschi e attuali che abbia mai letto relativo a cosa siano la menzogna, il pregiudizio, la sopraffazione dei più deboli da parte dei "soliti noti", la violenza della delazione a danno di innocenti;
- il Vangelo di Giovanni, perché è il vangelo di chi cerca Dio, da leggere da soli, tutto d'un fiato e fuori da ogni gruppo precostituito, sia esso la scuola, la parrocchia, il corso di teologia eccetera.



Quando entra in una libreria che cosa spera o si augura di trovare e cosa non dovrebbe mai mancare?
 

Quando entro in una libreria, spero sempre di trovare, in prima fila, sia le ultime novità, sia i grandi classici della letteratura e della saggistica mondiali. In due banchi separati, certamente, ma vicini l'uno all'altro. E dei librai competenti e disponibili, pazienti con me e con le mie richieste spesso bizzarre e complicate.

 

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