Il tuo browser non supporta JavaScript!

IL GUSTO DEI LIBRI

IL GUSTO DEI LIBRI IL GUSTO DEI LIBRI







 








Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo”. (Oscar Wilde)

Come sosteneva il filosofo tedesco Feuerbach, “l’uomo è ciò che mangia”; il cibo, infatti, non è solo nutrimento del corpo, ma racconta l’identità e la tradizione di un popolo creata nel corso degli anni da complessi fenomeni di scambio e contaminazione.
La cultura culinaria nasce dal punto di incontro tra popoli diversi, dalla condivisione di merci, tecniche, precetti religiosi e gusti provenienti da ogni parte del mondo.

La storia della pasta, piatto icona della cucina italiana, ad esempio, perde le sue radici nel corso dei secoli: cosa ne sarebbe stato se non fosse arrivato dal Medio Oriente il sistema di cottura nell’acqua (e non nel forno o fritta, come avveniva nel mondo greco-romano) oppure non fosse stata importata dalle Americhe la coltivazione dei pomodori?
Questi ed altri quesiti ci aiutano a capire Massimo Montanari nel suo Il mito delle origini. Breve Storia degli spaghetti al pomodoro, in cui l’autore, uno dei massimi esperti di storia dell’alimentazione, ci accompagna in un viaggio storico e sociologico alla scoperta del piatto che più identifica l’identità culinaria italiana.


Le abitudini alimentari e l’enorme business del mondo occidentale attorno all’agricoltura e all’industria alimentare sono, invece, analizzati da Michael Pollan nel suo In difesa del cibo. 
Proseguendo l’indagine iniziata con Il dilemma dell’onnivoroPollan traccia un ritratto diretto e talvolta spietato su ciò che è diventata l’alimentazione in Occidente, smontando la validità delle “teorie nutrizioniste” che demonizzano, ad esempio, l’assunzione dei grassi, accusati spesso di causare da soli malattie cardiovascolari.
Gli stessi nutrizionisti, dice Pollan, spesso inducono a mangiare cose sbagliate – se non addirittura nocive – condizionati dagli interessi delle multinazionali agroalimentari, sempre alla ricerca di nuovi prodotti da immettere sul mercato.
Il consiglio dell’autore è semplice: tornare a mangiare cose naturali e genuine, privilegiando le verdure rispetto a tante diete consigliate da chi ha come solo interesse quello di guadagnare manipolando l’opinione pubblica a suo piacimento.



Considerata da oltre un secolo come la “Bibbia della cucina", La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene di Pellegrino Artusi ci accompagna attraverso le scelte e i consumi degli italiani, che nel corso degli anni hanno dato origine ai piatti della nostra tradizione.
Il libro contiene oltre 700 ricette raccolte nel corso degli anni dall’Artusi durante i suoi viaggi lungo l’Italia e sono accompagnate da considerazioni e commenti anche ironici dello stesso autore.





Il rapporto tra cibo e letteratura è un legame antichissimo che si può far risalire alle prime citazioni bibliche, passando per i banchetti opulenti dell’Odissea, per arrivare alla Divina Commedia, in cui il cibo ha un importante valore simbolico e una grande valenza emotiva.

Ma è con la narrativa di metà Ottocento che il cibo ottiene sempre più rilievo e diventa protagonista delle storie stesse. Esempi tra i più noti sono sicuramente Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust – in cui l’autore ci descrive in maniera indimenticabile come il sapore delle madeleine sia capace di risvegliare una serie di ricordi legati al passato – oppure Ulisse di James Joyce, che comincia con il racconto dettagliato del pranzo a base di frattaglie di animale e volatili del protagonista Leopold Bloom.
Altro esempio tra i più conosciuti è Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa in cui l’autore mette in mostra l’opulenza dei banchetti nobiliari a Donnafugata, con, in particolare, la descrizione del pasticcio di maccheroni e i suoi ricchissimi ripieni che denotano, e differenziano, la classe nobile dalle altre nella Sicilia dell’Ottocento.


          


A partire dal secondo dopoguerra si viene a creare un nuovo genere lettarario chiamato Food fiction, in cui il cibo e la cucina sono il fulcro delle storie.

Testo simbolo di questo genere è, sicuramente, Il pranzo di Babette di Karen Blixen, racconto contenuto nella raccolta Capricci del destino, che ha ispirato il famoso film vincitore del Premio Oscar nel 1988.
La cuoca parigina Babette Hersant è costretta a fuggire dalla Francia e troverà ospitalità presso due anziane sorelle nel villaggio scandinavo di Berlevagg.
Le due sorelle, guide spirituali dei pochi abitanti del villaggio, conducono una vita morigerata in osservanza delle regole imposte dal loro defunto padre, pastore protestante del paese.
In occasione del centenario della nascita del padre, Babette decide di organizzare un sontuoso pranzo in suo onore invitando tutti gli abitanti e per fare ciò spenderà tutti i soldi che aveva vinto alla Lotteria.
In questo pranzo riuscirà a sfoggiare tutte le sue abilità di cuoca-artista, riconciliando i commensali che ritrovano armonia reciproca in un contesto segnato da litigi e gelosie.

Numerosi altri esempi di Food fiction li possiamo, poi, trovare tra gli scrittori giapponesi, un paese, quello del Sol Levante, da sempre diviso tra modernità e tradizione, dove attraverso i gusti e i sapori della loro cucina, a noi non sempre familiari, si ricercano quei valori che l’uomo moderno sembra aver dimenticato.

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purchè sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare io sto bene”.
Con queste parole la scrittrice giapponese Banana Yoshimoto comincia il suo romanzo Kitchen, in cui la protagonista Mikage, rimasta sola dopo la perdita della madre e dell’amata nonna, trova rifugio fisico e morale nella cucina che diventa il centro della sua rinascita e della riscoperta di sè stessa.








Ne Il ristorante dell’amore ritrovato di Ito Ogawa, la protagonista Ringo dopo una cocente delusione d’amore decide di lasciare Tokyo e tornare al suo paese d’origine, da cui era scappata anni prima per allontanarsi dalla madre egoista e incapace di amarla e darle le giuste attenzioni.

Affrontando i fantasmi del suo passato, dedice di risistemare un vecchio casale di famiglia dove aprire un piccolo ristorante in cui potersi dedicare anima e corpo alla sua unica passione, la cucina.
Il Lumachino, cosi’ verrà chiamato il ristorante, ha una particolarità: può ospitare una sola coppia a sera alla quale verranno preparati pietanze e menu ad hoc, ispirati non solo da i loro gusti, ma anche dai loro caratteri e dalle loro preferenze.
In poco tempo, il ristorante diventerà famosissimo e richiestissimo, permettendo alla protagonista di ritrovare, attraverso la cucina, amore e gioia di vivere.




Anche il mondo dei Manga giapponesi si lega al cibo attraverso la serie di fumetti La taverna di mezzanotte di Yaro Abe.
In questo piccolo locale, aperto esclusivamente da mezzanotte all’alba, il titolare ha un’unica regola: preparare qualsiasi cosa gli venga chiesta a patto di avere gli ingredienti a disposizione. Così, attraverso i numerosi piatti della gastonomia nipponica, ci vengono raccontate le vite dei numerosi avventori del locale.
Questi Manga sono stati d’ispirazione per la serie tv Midnight diner – Tokyo stories prodotta da Netflix.

     

Sperando di aver solleticato la vostra fame di libri, vi auguriamo buon appetito!


 


Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.