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IMMAGINI E PAROLE: PROFESSIONE REPORTER

IMMAGINI E PAROLE: PROFESSIONE REPORTER IMMAGINI E PAROLE: PROFESSIONE REPORTER





















Infodemia è il termine usato dall'Oms per indicare "quell'abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno".
Attraverso tv, web, social e tutti i mezzi di comunicazione, infatti, siamo costantemente bombardati da una pioggia di notizie in cui si incrociano e si confondono verità e falsità, dicerie e conferme, ipotesi, fake news o cospirazioni.
Districarsi in questo mondo, dunque, non è semplice, ma può darci una mano una figura molto importante nel mondo dell’informazione: il reporter.
Un po' giornalista e un po' fotografo, il reporter attraverso il suo lavoro diretto sul campo ci dà una visione più ampia della semplice notizia, per farci conoscere meglio tutte le dinamiche e le relazioni che intercorrono nei vari ambiti della nostra società.  

Un ritratto talora imprevedibile del nostro Paese, e al tempo stesso un’impietosa denuncia di antichi vizi e inedite magagne: questo è Professione reporter di Filippo Maria Battaglia e Beppe Benvenuto, dove vengono raccolti articoli e notizie di cinquant’anni della nostra Repubblica, dalla sua nascita fino alla caduta del muro di Berlino.
Ma non sono solo articoli, sono approfondimento e inchiesta divenuti oramai “documento” della storia d’Italia, con le prestigiose firme di giornalisti e reporter come Indro Montanelli, Giampaolo Pansa, Oriana Fallaci o Andrea Purgatori, solo per citarne alcuni.

                                                                                                                                                                                                                                                  Tiziano Terzani è oggi unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi reporter del secolo scorso.
Come giornalista non lavorò soltanto nel nostro Paese, ma il suo impiego principale fu quello di corrispondente per il giornale tedesco Der Spiegel.
Nella sua carriera ha raccontato i conflitti che hanno sconvolto l’Oriente negli anni ’70, la Cina post-maoista e le culture orientali, sempre con uno sguardo privo di pregiudizi, rispettoso e progressista.
Una delle opere più particolari di Terzani è Un indovino mi disse, in cui, a seguito di una previsione di un indovino di Hong Kong che lo metteva in guardia sul pericolo di morte in quell’anno, consigliandogli di non prendere aerei, lo scrittore accetta il consiglio e intraprende un lungo viaggio per l’Asia solo via mare e via terra, scoprendo, così, un nuovo modo di fare reportage, avvicinandosi alle persone comuni e ai loro modi di vivere.


Prima donna inviata al fronte in qualità di inviata speciale, Oriana Fallaci è sicuramente un personaggio tra i più importanti nel mondo del giornalismo d’inchiesta. Anticonformista e controcorrente, con la sua penna tagliente ha saputo raccontare e far conoscere come cambiavamo i comportamenti e i costumi, raccontando l’evoluzione della nostra società.
Ha seguito come inviata i grandi conflitti della nostra epoca ma ha anche saputo farci conoscere vizi e segreti nascosti del mondo patinato di Hollywood ne I sette peccati di Hollywood o la condizione della donna in molte parti del mondo, soprattutto in Oriente, ne Il sesso inutile.
Pubblicato nel 1961, il libro è il risultato di un reportage intorno al mondo dove Oriana ha intervistato e incontrato diverse donne che narrano la loro condizione senza remore e ipocrisie rendendo Il sesso inutile un interessante affresco del mondo femminile dell’epoca.

Il reporter, dunque, è un po' giornalista e un po' fotografo, dicevamo, e un personaggio che ha saputo unire al meglio le due cose è Ferdinando Scianna. Inviato per dieci anni per l’Europeo, attraverso i suoi inconfondibili scatti in bianco e nero ha raccontato, dapprima, la sua Sicilia, per approdare, poi, a Parigi, dove il costante successo lo ha portato a diventare fotografo di moda per prestigiosi marchi come Dolce & Gabbana, con i quali la sua esperienza di fotoreporter lo ha fatto emergere per la sua originalità.
In uno dei suoi libri più particolari, Ti mangio con gli occhi, Scianna racconta il cibo, inteso come cultura del mangiare, in cui fa riaffiorare con le sue immagini, sapori e luoghi della tradizione della sua terra, ma anche legate alla sua storia personale.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                     
Spostandoci dai confini italiani, parlando di reporter non possiamo non parlare di Marie Colvin, che, con il suo coraggio e la sua tenacia, ha raccontato per il Sunday Times i più importanti conflitti del Medio Oriente, testimoniato anche nel film A Private War del 2018.
In Sri Lanka, durante una delle sue inchieste, fu vittima di un attentato che le procurò la perdita di un occhio e da allora ha orgogliosamente portato sempre una benda nera, come testimonia la foto della copertina del libro In prima linea.
Nel libro vengono raccolti i suoi articoli e i suoi reportage in giro per il mondo fino al 2012, anno in cui fu uccisa in un attentato per mano di terroristi siriani.


Punto di riferimento per tutti quelli che si avvicinano al mondo del giornalismo d’inchiesta è, sicuramente, Ryszard Kapuscinski che, con i suoi numerosi libri-reportage, ha fornito memorabili resoconti, nei suoi viaggi tra America, Asia e Africa, di grandi guerre, di colpi di stato, di rivoluzioni e ha vissuto la dissoluzione dell’esperienza coloniale africana.
Per conoscere meglio chi fosse Kapuscinski, in Autoritratto di un reporter troviamo le sue umili origini, le ragioni che lo hanno portato a fare questo mestiere, ma si possono capire anche gli stili e i modi di scrivere e la scelta degli argomenti da trattare, scoprendo, così, che il reporter per lui non era solo un lavoro, ma una vera e propria vocazione.                                                                                                                                                      

Capostipite del genere letterario romanzo-verità, che unisce indagine giornalistica e prosa narrativa, è il libro di Truman Capote A sangue freddo.
Uscito inizialmente a puntate sul New Yorker, nel 1966 viene raccolto in un unico volume e narra del brutale omicidio di un’intera famiglia avvenuto nella cittadina di Holcomb in Kansas.
Fatto realmente accaduto, ha colpito talmente tanto Capote che ha deciso, in compagnia della scrittrice Harper Lee, di seguire tutte le indagini, il processo e il successivo arresto dei due assassini.
Reportage, presa diretta, cronaca, grande scrittura con punte di autentica suggestione, si scava con questo racconto nella natura più profonda della violenza della provincia americana.

Abbiamo visto con l’emergenza Coronavirus come la circolazione spasmodica e incontrollata di notizie abbia portato a una vera e propria psicosi da informazione, quindi solo una conoscenza approfondita e non superficiale ci può aiutare a capire quello che si svolge intorno a noi senza averne timore o pregiudizio.


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