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INGLORIOUS BOOKS: QUENTIN TARANTINO SCRITTORE

INGLORIOUS BOOKS: QUENTIN TARANTINO SCRITTORE INGLORIOUS BOOKS: QUENTIN TARANTINO SCRITTORE
Quando si pensa al cinema di Quentin Tarantino, una delle prime cose che viene in mente è l’utilizzo quasi smodato di citazioni tratte da altri film, che il regista ripesca abilmente dal suo immenso bagaglio di conoscenza cinematografica.
Tuttavia, non si può negare come all’interno dei mondi da lui creati e messi in scena vi sia, anche, un altrettanto abbondante e capace uso di espedienti stilistici letterari: dalla divisione della storia in capitoli – introdotti da quello che è uno dei marchi di fabbrica del cinema tarantiniano: la scritta bianca su sfondo nero, spesso letta da una voce fuoricampo – alla rottura della coincidenza tra fabula e intreccio – attraverso il posizionamento non cronologico dei capitoli stessi – fino alla centralità data nei suoi film ai personaggi e a dialoghi e monologhi, che fa della trama e delle ambientazioni spesso quasi solo un pretesto per poter dar vita a queste persone e ai loro pensieri.


Ma il rapporto tra Quentin Tarantino e la letteratura non si ferma solo qui. 
Leggenda narra che a quindici anni venne accompagnato a casa dalla polizia dopo essere stato beccato a rubare il libro Scambio a sorpresa di Elmore Leonard: la madre lo punì costringendolo a passare l’estate a leggere una quantità inverosimile di libri.
Non è, quindi, forse un caso che l’unico film di Tarantino tratto esplicitamente da un romanzo, Jackie Brown, riguardi proprio un libro di Elmore Leonard, Punch al rum,e che una parte del film sia stata ambientata nello stesso centro commerciale in cui il regista rubò il libro.

Nel suo primo film da regista, Le iene, poi, uno dei personaggi, Mr. Blue, è interpretato dallo scrittore Edward Bunker, quello che, insieme a un altro maestro del crime e del noir come Jim Thompson, è sicuramente una delle maggiori influenze a livello di stile, costruzione dei dialoghi e dei personaggi per il Tarantino sceneggiatore.
Sempre ne Le iene, inoltre, il regista avrebbe voluto che uno dei personaggi recitasse una poesia di Sylvia Plath, ma gli eredi non diedero il loro consenso.

     

Solo per citare gli altri più importanti riferimenti letterari, la sposa di Kill Bill (Uma Thurman) ha numerosi punti in comune con la protagonista de La sposa in nero, romanzo giallo di Cornell Woolrich, Vincent Vega (John Travolta) in Pulp Fiction porta sempre con sé in bagno il fumetto Modesty Blaise di Peter O’Donnel, mentre in Django Unchained un importante snodo nella narrazione è dato dalla scena in cui il cacciatore di taglie dottor Schultz (Christoph Waltz) racconta a Django (Jamie Foxx) una parte del poema epico tedesco Sigfrido e la saga dei Nibelunghi.
È innegabile, poi, che The Hateful Eight sia largamente influenzato dai gialli di Agatha Christie, in particolar modo da Dieci piccoli indiani: anche qui, un gruppo di persone chiuso in una casa e un assassino tra di loro.

   


Tutto questo permette di capire che, oltre a essere un divoratore di film, Quentin Tarantino è anche un accanito lettore; di conseguenza, non può stupire la sua recente svolta da scrittore, la quale, anzi, rappresenta solo un normale evolversi degli eventi per chi come lui ha sempre trovato più entusiasmante e gratificante creare una storia e una sceneggiatura piuttosto che girarla con una macchina da presa.
Non è un caso che, per tutte le sue pellicole, il risultato del montaggio finale del girato sia sempre frutto di una serie infinita di tagli allo script originale che, altrimenti, renderebbero il film troppo lungo.

Uscito l'1 luglio in contemporanea mondiale ed edito in Italia da La Nave di Teseo, C’era una volta a Hollywood, il primo libro del regista statunitense, per questo motivo non deve essere visto semplicemente come la versione romanzata del suo ultimo film, bensì come il romanzo che precede il film.
In esso, infatti, non troviamo soltanto riportati su carta quei personaggi, quei dialoghi e quelle situazioni che abbiamo già conosciuto attraverso uno schermo, ma scopriamo tutto quello che la mente di Tarantino aveva creato prima di dover fare i conti con le limitazioni strutturali e tempistiche che il mezzo cinematografico porta con sé.




Ritroviamo, così, Rick Dalton – un attore con alle spalle una luminosa carriera nel cinema in bianco e nero, ma che ora deve lottare per un ruolo in una serie tv commerciale o in un film in Italia con Virna Lisi o Gina Lollobrigida – e, a fargli da controfigura, autista, ma soprattutto confidente, Cliff Booth, un veterano di guerra dal passato a dir poco movimentato.
La loro vita a Cielo Drive è scandita dalle feste a casa di Roman Polanski e Sharon Tate – altro personaggio centrale della storia – dalla rivalità con Steve McQueen e con Bruce Lee, e dalla ricerca ossessiva di un ruolo importante per rilanciare una carriera in declino.
Sullo sfondo di questa Hollywood di fine anni ’60, Charles Manson, un giovane carismatico, arrabbiato con il mondo hollywoodiano per avere infranto i suoi sogni artistici, progetta la sua vendetta violenta in una comunità hippy fuori città.

Nel romanzo, questi quattro protagonisti e il loro mondo vengono approfonditi, non semplicemente aggiungendo fatti e seguendo la vicenda per un arco temporale più lungo, che ricopre periodi precedenti e successivi agli eventi del film, ma, soprattutto, portandoci nella mente dei personaggi, facendoci conoscere i loro veri pensieri e tutte le sfaccettature del loro carattere: cosa ardua da fare anche per un maestro come Tarantino quando, invece, si utilizza solo una macchina da presa.

Per certi versi, inoltre, il libro può anche essere letto come un saggio sul cinema - americano e non solo - di quegli anni, dal momento che in più momenti Tarantino si dedica a lunghe digressioni su vecchi film, registi e attori, spesso condite da aneddoti che solo un patito della settima arte come lui può conoscere.

La Nave di Teseo ha in progetto di pubblicare nei prossimi mesi anche le sceneggiature di tutti i film di Quentin Tarantino, a partire da quella di Pulp Fiction.
Sicuramente, anche questo contribuirà a mettere in mostra le qualità da scrittore del regista, mostrando come i suoi script, se non fossero pensati per farne dei film, potrebbero tranquillamente essere dei romanzi – rigorosamente pulp – di successo: con molta probabilità, campioni di incassi, anche se non al botteghino.

C'era una volta a Hollywood

di Quentin Tarantino

editore: La nave di teseo

pagine: 400

Rick Dalton è un attore con alle spalle una promettente carriera nel cinema, ma a Hollywood negli anni Sessanta si invecchia m

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