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ITALIANS DO IT BETTER

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L’avvento in Italia della rivoluzione industriale fu un momento di grandi cambiamenti per il Paese, con la salita alla ribalta di grandi figure imprenditoriali, in particolare nei comparti delle quattro A (Abbigliamento, Alimentare, Arredamento e Automobili), ma, anche, per  la nascita di una nuova società italiana, di nuove esigenze, nuovi consumi e nuove istanze.
Questo fermento non poteva non attrarre anche il mondo della cultura; numerosi, infatti, furono gli intellettuali che cominciarono a discutere di questi temi e diedero vita alla cosiddetta letteratura industriale. Tra i tanti letterati si annoveravano anche Italo Calvino ed Elio Vittorini che alla fine degli anni ’50 crearono la rivista Il Menabò, periodico nel quale si raccontavano le trasformazioni dell’Italia post-bellica e le scritture ispirate alla fabbrica.

 
     


Tra gli imprenditori più illuminati della sua epoca, sicuramente, c’è Adriano Olivetti, capace, con la sua fabbrica di macchine da scrivere, di diventare un modello di efficienza da esportare nel mondo, ma, anche, nella sua visione utopistica, di creare un nuovo modo di fare industria. Ce ne parla il docente dell’Università Cattolica Giuseppe Lupo – massimo esperto di letteratura industriale  nel suo libro La letteratura al tempo di Adriano Olivetti, nel quale viene descritto l’ambiente culturale che Olivetti volle creare intorno alla sua fabbrica. Per l’ingegnere, infatti, la fabbrica non era solo un luogo di produzione, ma anche un luogo circondato da biblioteche, auditorium, asili, dispensari sanitari e attrezzature sportive. Fu cosi che alla Olivetti furono invitati a collaborare nelle varie mansioni della ditta, dalla selezione del personale alla comunicazione pubblicitaria, numerosi intellettuali dell’epoca, che aiutarono alla diffusione del mito di “Ivrea città ideale” e anche alla creazione della casa editrice Edizioni di Comunità.


Tra i consulenti della Olivetti ci fu lo scrittore Paolo Volponi, che, con il suo libro Memoriale, aprì la strada alle discussioni tra letteratura ed industria.
La storia è quella dell’irrequieto operaio Albino Saluggia e del rapporto con la sua fabbrica, che, malgrado dispensasse numerose attenzioni ai suoi dipendenti, come visite mediche, sussidi familiari, soggiorni di cura e vacanze di un mese, veniva sempre vista con sospetto dal Saluggia.
Albino, malato di manie di persecuzione, non riesce a cogliere la realtà e perciò vive la sua esperienza cogliendo sempre il marcio, anche laddove non c’è.





Altro collaboratore di Olivetti fu Ottiero Ottieri, inviato a Pozzuoli per la selezione del personale della nuova sede della Olivetti.
Da questa esperienza Ottieri ne trasse ispirazione per la scrittura del romanzo Donnarumma all’assalto.
Italia del sud, fine anni ’50: lo psicologo di una importante ditta del Nord è stato inviato per sottoporre i candidati a una valutazione psicotecnica in vista di una imminente apertura della ditta nel cuore di un territorio nel quale fame e povertà la fanno da padrone.
Si accorgerà cosi che il suo lavoro vuol dire partecipare al dramma e alla disperazione di famiglie che vedono quell’impiego come un modo per liberarsi dalla miseria, con l’emblematico personaggio di Donnarumma, che non concepisce troppe trafile burocratiche, ma bada alla sostanza, interessato solo a un posto di lavoro che gli dia la paga per vivere e incarnato nella frase: "Che domanda e domanda. Io debbo lavorare, io voglio faticare, io non debbo fare nessuna domanda. Qui si viene per faticare, non per scrivere".


Il mondo della letteratura, dunque, si è sempre interessato alle dinamiche imprenditoriali e la diffusione negli ultimi anni della narrativa legata alle saghe familiari, come ad esempio il successo de I Leoni di Sicilia sull’epopea della famiglia Florio, dimostra questo interesse, testimoniato anche dalla recente uscita di tre libri ispirati ad altrettanti grandi imprenditori italiani: Che il mondo ti somigli, La salita dei giganti e L’album dei sogni.

Nizza Monferrato, metà Ottocento: un giovane venditore ambulante di verdura di umili origini, fermamente motivato a riscattare la sua condizione, decide di importare in Italia un innovativo metodo di conservazione dei cibi che rivoluzionerà le abitudini alimentari del nostro Paese.
Questo ragazzo piemontese è Francesco Cirio, che fonderà l’omonima azienda divenuta famosa in tutto il mondo ed è la storia che ha ispirato Allegra Groppelli e Beba Slijepcevic nella scrittura del libro Che il mondo ti somigli.






Sinonimo di eccellenza e qualità è sicuramente la birra "Menabrea", che accompagna da decenni i pranzi e le cene di milioni di italiani.
Proprio dalla saga di questa famiglia di birrai, Francesco Casolo ha tratto ispirazione per il suo libro La salita dei Giganti.
I Menabrea, famiglia originaria di Gressoney, là dove si stagliano i Giganti del Monte Rosa, non nascono birrai; infatti, Giuseppe, il fondatore, era un commerciante di lana, ma da buon imprenditore visionario decise di investire tutto su una bevanda fino ad allora poco diffusa nel nostro Paese.
Sullo sfondo di un’Italia che si stava formando come nazione unita, vedremo poi come il figlio Carlo prima e la nipote Genia poi continueranno l’attività di famiglia, che diventerà nel corso degli anni una delle eccellenze italiane nel mondo



Celo, manca, manca, celo... Quante volte abbiamo sentito questo mantra che accompagnava i baratti che i ragazzini facevano per scambiarsi le mitiche figurine Panini?
Luigi Garlando, giornalista de La Gazzetta dello Sport, si è lasciato ispirare dai ricordi da bambino per scrivere il romanzo L’album dei sogni.
C’è uno spartiacque che divide idealmente questa storia: Olga Cuoghi, rimasta vedova con otto figli del marito Antonio Panini, decide di acquistare l’edicola di Corso Duomo a Modena e da lì parte l’avventura di una delle piu’ affascinanti famiglie imprenditoriali che attraverso l’intuizione delle figurine dei calciatori creerà un vero e proprio impero, in quell’Emilia creativa e coriacea fatta di personaggi e storie di successo come Ferrari e Maserati.



Abbiamo visto come il mito del "Made in Italy" si sia formato grazie a grandi storie di intuizioni, creatività, sacrificio e determinazione.
Caratteristiche, queste, che hanno contraddistinto l’Italia nel mondo e che ancora oggi vengono riconosciute universalmente.



























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