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"L'ALTRO" DI THOMAS TRYON

"L'ALTRO" DI THOMAS TRYON "L'ALTRO" DI THOMAS TRYON















Il rapporto tra letteratura e cinema, si sa, è da sempre molto stretto e ricco di scambi fruttuosi. Dai quanto mai numerosi film – o serie tv – tratti da romanzi, ai registi e agli attori che, sempre di più negli ultimi anni, decidono di cimentarsi nella scrittura di opere di narrativa o della loro autobiografia, fino ad arrivare a quegli scrittori che si mettono alla prova come sceneggiatori o registi.
D’altra parte, ogni opera destinata al grande o piccolo schermo parte da una storia scritta su carta, così come l’elemento di immaginazione visiva destata dalla descrizione di ambienti, personaggi e azioni in un libro rappresenta un aspetto tanto inconscio quanto inevitabile per uno scrittore e per i suoi lettori.
Non è, quindi, un caso che il regista e scrittore di romanzi Paolo Sorrentino – sicuramente il personaggio che in Italia al meglio può rappresentare tale commistione tra le due arti – abbia sempre sostenuto che per lui il vero piacere nel fare un nuovo film stia più nel creare e scrivere la storia che nel girarla.

La vicenda di Thomas Tryon è, senza dubbio, emblematica e degna di nota quando si affronta questo argomento. Originario del Connecticut, dopo l’arruolamento in marina e l’esperienza al fronte contro il Giappone nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale, Tryon cominciò a interessarsi allo spettacolo e alla recitazione, ritrovandosi a debuttare come attore a Broadway già nel 1952. Da lì in avanti, la sua carriera come attore – sia di teatro, che di tv, che di cinema – decollò e per circa vent’anni Tryon rimase sulla cresta dell’onda, raggiungendo l’apice del suo successo recitando al fianco di John Wayne in film cult come Il giorno più lungo e Prima vittoria; con quest’ultimo film, tra l’altro, ricevette anche una nomination ai Golden Globe. Tuttavia, però, gli anni che videro il picco della sua popolarità coincisero con il suo disincanto verso il mondo del cinema e verso la voglia di divenirne una star, si dice a causa di diversi screzi avuti con il regista proprio sul set di Prima vittoria.


Tryon cominciò, via via, ad accettare sempre meno ruoli, ma la sua passione per il cinema non svanì del tutto e lo portò un giorno ad assistere alla proiezione del film di Roman Polanski Rosemary’s Baby, tratto dall’omonimo romanzo di Ira Levin – a ulteriore conferma di quel legame di cui si è detto all’inizio.
La visione di quella pellicola impressionò particolarmente Tryon e fece nascere in lui la voglia di cimentarsi nella scrittura di un romanzo horror; un attore che vedendo un film tratto da un libro decide di diventare uno scrittore: tutto perfettamente bilanciato.

Nel 1971 venne, così, pubblicato il suo primo libro, L’altro, opera che divenne subito un best seller, tanto da ispirare a sua volta, solo un anno dopo, un film – eccoci di nuovo – intitolato Chi è l’altro?.
Pubblicato in Italia per la prima volta da Mondadori negli anni ’70, dopo decenni di assenza dal mercato e di pressoché totale impossibilità a reperirlo, oggi, finalmente, il romanzo è stato ristampato da Fazi.
L’altro è ambientato in una torrida estate del 1935 a Pequot Landing – una cittadina immaginaria del Connecticut che farà da sfondo anche ad altre opere di Tryon e in cui l’autore fa rivivere la città in cui è cresciuto – e ruota attorno alle vicende dei Perry, in particolar modo attorno a quelle dei due gemelli Niles e Holland.
La famiglia è da poco stata colpita dalla perdita in un tragico incidente del padre dei due ragazzini: la madre, scioccata e depressa, vive ancora nel lutto chiusa nella sua camera da letto, mentre le redini della casa sono saldamente tenute dalla nonna. Nonostante tutto, comunque, i due gemelli sembrano trascorrere l’estate spensierati, alle prese con i loro soliti passatempi, da cui emerge, però, fin da subito, la loro diversità: se Niles, infatti, il prediletto di mamma e nonna, è dolce e riflessivo, Holland è sempre ambiguo, con il suo sguardo freddo, distaccato e a tratti inquietante.
I due vivono come in simbiosi e così legati si troveranno ad affrontare una serie di oscuri presagi ed episodi tragici che, via via, adombreranno sempre di più l’atmosfera bucolica iniziale e si infiltreranno nella loro quotidianità, creando l’angosciante consapevolezza che dietro tutto questo non possa che esserci un’unica e sola mano, fino a un finale tanto a sorpresa quanto agghiacciante.
Una vera e propria ghost story – ma di fatto anche thriller psicologico oltre che romanzo di formazione – incentrata sul tema del doppio e della schizofrenia, scritta con uno stile scorrevole, in cui viene fuori tutta l’esperienza da attore di Tryon: è sufficiente, infatti, leggere solo il monologo interiore iniziale per provare la sensazione di trovarsi a teatro.
Sicuramente, L’altro fu un romanzo precursore per un genere letterario che vide la sua esplosione negli anni immediatamente successivi, ma lo fu anche in ambito cinematografico: impossibile per chi li ha visti, infatti, leggere l’opera di Tryon senza richiamare alla mente film rivoluzionari dell’horror come The Others o Il sesto senso.

A livello editoriale, in Italia i successivi romanzi di Tryon conobbero la medesima sorte della sua opera prima. Solo altri tre dei suoi libri vennero tradotti e pubblicati da Mondadori durante gli anni Settanta, per poi finire fuori catalogo qualche anno dopo e circolare unicamente nel mercato dell’usato. E non ci si spiega come mai, vista la fortuna e l’apprezzamento che hanno avuto.

In particolar modo, il suo secondo romanzo, La festa del raccolto, è divenuto un vero e proprio libro cult per gli amanti del genere ed è da molti considerato il vero capolavoro di Tryon.
In un piccolo paese rurale, quasi fuori dal mondo per il modo in cui è rimasto lontano dal progresso, affascinati dalla tranquilla e idilliaca arretratezza del luogo, una famiglia composta da padre, madre e figlia decide di trasferirsi, abbandonando la vita di città.
I tre vengono ben accolti dai nuovi concittadini e tutto procede in maniera stranamente perfetta e quasi stucchevole, ma nella seconda parte del libro, in poche pagine e in maniera repentina, tutto peggiora drasticamente e a farne spese è proprio la famiglia neo-arrivata, la quale scoprirà che dietro quello che sembrava solo folclore e tradizione paesana si nasconde, in realtà, qualcosa di molto più spaventoso e perturbante.

Gli altri due romanzi pubblicati in Italia furono Lady – in cui Tryon ritorna a Pequot Landing, ma si allontana dall’horror, scrivendo un romanzo di formazione e narrando l’evoluzione del particolare rapporto di amicizia tra una ricca e affascinante vedova cinquantenne e un ragazzino adolescente suo vicino di casa – e Fedora – una raccolta di quattro racconti accomunati dal tema delle drammatiche conseguenze psicologiche a cui può portare la fama: dal racconto che dà il nome all’opera fu tratto l’omonimo film diretto da Billy Wilder.


Thomas Tryon continuò a scrivere per il resto della sua vita, non riprendendo più la sua carriera di attore, e pubblicò altri sei libri, tra romanzi e racconti, rimasti totalmente inediti in Italia.
Oggi, in occasione dei trent’anni dalla sua morte, non possiamo che augurarci che il progetto di recupero di Fazi prosegua e ridia lustro e notorietà a uno scrittore ingiustamente passato in secondo piano e finito nel dimenticatoio, ma senza il quale un intero genere con diversi dei suoi esponenti – da Shirley Jackson a Stephen King, passando per Patricia Highsmith – avrebbe, forse, avuto una storia diversa; e basterebbe leggere la raccolta di racconti A volte ritornano di King per averne conferma.

L'altro

di Thomas Tryon

editore: Fazi

pagine: 350

Holland e Niles Perry sono gemelli identici di tredici anni

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