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QUATTRO PASSI IN LIBRERIA

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Quello del camminare può sembrare un esercizio semplice e privo di significati, ma in realtà, analizzando bene, in esso si possono trovare risvolti psicologici, sociologici e, anche, terapeutici.
Pensiamo, ad esempio, al mondo antico, dove nella scuola peripatetica fondata da Aristotele l’insegnamento avveniva camminando lungo i porticati, oppure al mondo contemporaneo, dove molte delle battaglie della società civile sono avvenute tramite lunghe marce per le strade.

Un utile saggio che permette di avvicinarsi a questa pratica è Andare a piedi di Frederic Gros, nel quale il filosofo francese, grande appassionato di camminate, ci fa scoprire la bellezza di questo semplice gesto.
Attraverso i racconti delle vite di grandi camminatori del passato, da Nietzsche a Rousseau fino ad arrivare a Gandhi, Gros ricostruisce il legame che unisce l’andare a piedi con la riflessione, il senso di libertà e la scoperta di noi stessi.





Considerata come la più democratica delle attività sportive, in quanto accessibile a tutti e senza  bisogno di denaro per praticarla, si può camminare per scoprire la natura e i suoi tempi, ritrovare pace e serenità, abbandonando il logorio della vita moderna, o per lasciarsi trasportare dalle bellezze talvolta nascoste e segrete che ogni città cela tra palazzi e monumenti.

Assoluto sostenitore della riscoperta del rapporto con la natura è lo scrittore statunitense Henry David Thoreau e il suo Walden ovvero Vita nei boschi, testo simbolo dell’ambientalismo.
Nel saggio Camminare, scritto durante le passeggiate e le peregrinazioni dell’autore nei boschi del Massachussetts, Thoreau ci mette in guardia dai pericoli della civiltà industriale e sottolinea come il camminare non voglia dire vagabondare, ma sia una vera e propria chiamata interiore capace di farci conoscere la vera essenza di esseri umani.







La figura del flaneur - termine coniato da Baudelaire per definire l’uomo che attraversa curioso le nostre città, passeggiando senza meta alla ricerca di un piccolo scorcio capace di provocare ricordi ed emozioni - è stata al centro di varie riflessioni filosofiche e sociologiche.

In Italia, il Prof. Giampaolo Nuvolati, ha trattato e studiato questo fenomeno scrivendo numerosi libri e articoli sul tema. Uno di questi è Interstizi della città, in cui l’autore ci porta a scoprire i piccoli anfratti urbani, i cortiletti nascosti dietro ai portoni o gli arredi urbani dimenticati, rappresentando così l’arte di perdersi nella città alla ricerca di quelle piccole cose che diventano grandi in quanto portatrici di un valore inestimabile.



L’arte del camminare, come dicevamo, racchiude in sé diverse tematiche molto spesso in contrasto tra loro, come la fatica e il duro esercizio, ma, nel contempo, il beneficio del corpo e dello spirito o la soddisfazione di attraversare bellissimi paesaggi.

Non sempre si riesce, però, a descrivere queste sensazioni; in aiuto ci viene l’inglese Arthur Hugh Sidgwick e il suo libro Camminare. Meditazioni per chi va a piedi, recentemente ristampato da Elliot.
Caratterizzato da uno stile ironico, ma appassionato, in questi otto saggi, Sidgwick ci aiuta a cogliere l’arte e la filosofia del camminare, sia che si attraversi la natura selvaggia sia che si percorra "la più grande e mostruosa delle città".





Negli ultimi anni si è presa maggiore coscienza della necessità di un approccio più sostenibile nei confronti della natura. Questa è una delle ragioni della riscoperta dei cammini storico-devozionali, portatori di valori umani e spirituali, come testimonia l’esperienza della Via Francigena in Italia, che sta avendo una grande rivalutazione e riqualificazione dopo anni di oblio.

Per chi volesse avvicinarsi al mondo dei cammini, un testo che aiuta a scoprirne l’essenza è Le antiche vie di Robert Macfarlane, nel quale l’accademico inglese racconta la sua esperienza nei cammini di Gran Bretagna, Scozia, Spagna e Palestina.
Di ogni cammino Macfarlane descrive i dettagli che colpiscono i suoi sensi, come il colore di una roccia, le impronte di animali o la vegetazione che fa da contorno.
In particolare, un capitolo che colpisce è quello dedicato al racconto della Broomway, un cammino situato sulla costa dell’Essex: composto da una serie di baie e di canali che si riempiono e svuotano in base alle fasi lunari, è considerato uno dei più pericolosi, oltre che per l’alta marea, anche per il frequente formarsi di una fitta nebbia che può condurre fuori strada i suoi avventori meno esperti. Per questo Macfarlane, prima di affrontarlo, ne studiò la storia, le leggende e sentì i racconti delle persone esperte, potendo, così, vivere uno dei cammini piu surreali e magici che ogni camminatore vorrebbe percorrere.

Si cammina, dunque, per svago, per passione o per necessità spirituale, ma si cammina anche per la nostra salute; ogni medico, infatti, dal cardiologo al dietologo, sottolinea come camminare anche pochi chilometri al giorno porti notevoli benefici al nostro corpo, come spiega bene Shane O’Mara nel suo libro Camminare può cambiarci la vita.

In questo volume, il neuroscienziato di Dublino parte da una considerazione di tipo antropologico, secondo cui la capacità dell’uomo di camminare in posizione eretta sia uno dei fattori determinanti per la nostra evoluzione.
Ai benefici di tipo evolutivo si sommano anche i benefici per il corpo, la mente e la nostra società; camminare, infatti, riduce lo stress, rallenta l’invecchiamento del nostro cervello e fa bene ai muscoli e al sistema cardiocircolatorio, oltre che aiutarci alla socialità.
Nel finale, il consiglio dell’autore è semplice: è ora di tirarsi su e incamminarsi verso una vita migliore, andando  a scoprire il mondo come solo gli esseri umani possono fare.



Nel corso degli anni, anche la narrativa ha posto il camminare come elemento protagonista di diversi romanzi. Tra questi La passeggiata di Robert Walser è l’opera che meglio esprime l’idea alta e nobile del passeggiare.

In questo breve racconto si segue il protagonista in un vagabondare elegante, arricchito dalle descrizioni dei luoghi e della folta schiera di personaggi che incontra nel suo cammino.
Caratterizzato da una scrittura ironica, si narra della giornata dell’autore dedicata al passeggio, non come semplice passatempo, bensì come fonte di ispirazione e frutto di incontri talvolta privi di senso, permettendo, tra le righe, di affrontare le tematiche più profonde dell’animo umano.






La passeggiata di Walser è stato fonte d’ispirazione per il Premio Nobel Peter Handke e il suo Pomeriggio di uno scrittore, nel quale si racconta la tormentata giornata di uno scrittore che, dopo aver dato libero sfogo alla sua creatività per tutta la mattina, decide di concedersi una passeggiata pomeridiana per la città, che farà scaturire in lui sentimenti e riflessioni sulla vita.
Contraddistinto da un tono confidenziale, l’autore ci porta a conoscere le mille sfide a cui sono sottoposti coloro che decidono di vivere di quest’arte: perdita d’ispirazione, blocchi dello scrittore, giudizi negativi, insoddisfazione e frustrazione personale.





Ora lasciatevi sollevare dalle ali dell’immaginazione e che la passeggiata abbia inizio.


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