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THE WEIRD AND THE EERIE: LO STRANO E L'INQUIETANTE IN LETTERATURA

THE WEIRD AND THE EERIE: LO STRANO E L'INQUIETANTE IN LETTERATURA THE WEIRD AND THE EERIE: LO STRANO E L'INQUIETANTE IN LETTERATURA
Negli ultimi anni i concetti di weird – e di new weird – sono tornati di moda, in particolar modo in ambito letterario, almeno da quando i coniugi Ann e Jeff VanderMeer hanno deciso di rifondare, quasi mezzo secolo dopo la sua chiusura, l’iconica rivista pulp statunitense Weird Tales, periodico che tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta diede voce a un nuovo genere di racconti, a metà tra l’horror, il fantasy e il fantascientifico.
Principale autore a pubblicare all’interno dell’originario Weird Tales i suoi primi testi – e, per questo, il più rappresentativo per delineare la categoria di cui ci accingiamo a parlare – fu Howard Phillips Lovecraft.

Il successo e la curiosità che ultimamente questo genere sta attirando a sé anche in Italia è testimoniato sia dalla distribuzione nel nostro Paese della rivista succitata, sia dal fatto che anche le più importanti case editrici abbiano cominciato a ospitare nel loro catalogo opere che in tutto e per tutto sono ascrivibili al cosiddetto weird contemporaneo, come nel caso di Einaudi con le opere dei VanderMeer.

         


Il concetto di weird è spesso strettamente legato a quello di eerie.
Si tratta di termini di difficile traduzione nella lingua italiana; per avvicinarsi, si potrebbe tradurre il primo con “strano, insolito” e il secondo con “angoscioso, inquietante”, ma forse, come ci spiega bene Mark Fisher nella sua ultima opera The Weird and the Eerie. Lo strano e l'inquietante nel mondo contemporaneo, per entrambe le definizioni si potrebbe applicare il concetto freudiano di “perturbante”.
Nella sua raccolta di saggi, pubblicata poco prima di suicidarsi, il filosofo illustra con numerosi esempi, tratti, oltre che dalla letteratura, anche dal cinema e dalla musica, affinità e differenze dei due concetti e mostra come entrambi siano una peculiarità della nostra società.
Il weird si genera ogni qual volta si avverta la sensazione che ci sia qualcosa di fuori posto; che nel mondo reale si sia introdotto qualcosa di esterno, che “non torna” in quanto non è riconducibile alle classiche categorie mentali alle quali si affida l’essere umano.
L’eerie, invece, è costituito da un “fallimento di assenza o un fallimento di presenza”. La sensazione di eerie si verifica, infatti, quando c’è qualcosa dove non dovrebbe esserci niente, o quando non c’è niente dove dovrebbe esserci qualcosa.

Da queste definizioni, si può comprendere come weird ed eerie siano due generi ben distinti sia dal fantasy – in cui tanto il mondo umano quanto l’agente esterno vengono percepiti come un qualcos’altro lontano dalla realtà – ma, anche, dall’horror e dalla fantascienza, dei quali, al limite, possono essere considerati due sottogeneri.
Ecco perché alcuni scrittori o alcuni libri considerati pilastri della letteratura dell’orrore e del fantascientifico, alla luce delle considerazioni di Fisher, possono, invece, essere ritenuti esponenti del weird o dell’eerie. È il caso, ad esempio, oltre che del già nominato Lovecraft, anche dello stesso Stephen King, ma anche di Philip K. Dick e di H. G. Wells, o perlomeno di quelle loro opere in cui l’elemento estraneo che ci attrae e ci terrorizza non è in nessun modo conoscibile e spiegabile.

              


Tra i numerosi autori citati dal filosofo britannico, un posto di rilievo lo ha Margaret Atwood – scrittrice canadese più volte candidata al premio Nobel per la letteratura e nota ai più per il romanzo Il racconto dell’ancella, dal quale è stata tratta l’omonima serie televisiva di grandissimo successo – della quale sono analizzate ben due opere, Oryx e Crake e Tornare a galla.
Nel primo libro, anche pubblicato con il titolo L’ultimo degli uomini, il protagonista Snowman vive su un albero vicino al mare, avvolto in un lenzuolo sporco, dopo che un virus ha sconvolto il mondo.
Cerca cibo e medicine nelle terre desolate e infestate da ibridi di animali, fruga fra quello che resta dell’umanità e pensa continuamente alle scelte che hanno portato la Terra al tracollo, in nome di una scienza che si riteneva onnipotente.
In particolare, si abbandona al ricordo dell’amata Oryx e al rancore per l'amico Crake, responsabile del disastro.
Snowman cerca una spiegazione, per sé e per i “figli di Crake”, unica forma di vita intelligente sopravvissuta sulla Terra, frutto esemplare dell'ingegneria genetica.
Sono tante le cose che quest’ultimi vogliono capire, ignari come sono dell'insensatezza degli uomini.
Leggendo Oryx e Crake non possiamo non pensare a quanto il mondo descrittovi possa drammaticamente essere a pochi anni e poche decisioni di distanza da quello in cui ora ci troviamo.
In Tornare a galla, una giovane donna ritorna dopo molti anni nella casa isolata dove ha passato l’infanzia, allarmata dalla notizia dell'improvvisa sparizione del padre.
La casa si trova su un'isola deserta, al centro di un grande lago del Québec: la porta è aperta, la casa è vuota, in una stanza ci sono fogli pieni di indecifrabili disegni.
La ricerca del padre e la rivisitazione dei luoghi dell'infanzia si trasformano, così, per la ragazza in un sofferto pellegrinaggio interiore che riguarda la sua identità e il suo posto in una società che ha perso il contatto con sé stessa.




Anche Daphne Du Maurier, scrittrice maestra nell’analisi psicologica e nella creazione della suspence – tanto da divenire con due suoi diversi racconti fonte d’ispirazione per Alfred Hitchcock – compare nel saggio di Fisher in due occasioni.
La prima, con il grande classico Gli uccelli, in cui la storia dell'invasione dell'Inghilterra da parte di orde di uccelli d'ogni sorta narra di un'angoscia più psicologica che fisica, dovuta alla presa di coscienza dell’interruzione e del ribaltamento di quel rapporto consolidato tra uomo e natura.
Il secondo racconto a essere citato come esempio di letteratura eerie è Non voltarti, nel quale due coniugi inglesi, in viaggio per dimenticare la morte della figlia, si aggirano per una Venezia afosa e ricca di immagini sinistre: alberghi, ristoranti, calli, gondole e vaporetti, infatti, si piegano a teatro di una sventura, il cui avverarsi andrà via via travolgendo ogni sforzo di razionalizzare quanto accade:
“Non voltarti - Disse John alla moglie - ma c'è una coppia di vecchiette un paio di tavoli più in là che stanno cercando di ipnotizzarmi”.

    


Nel romanzo Sotto la pelle di Michel Faber, a creare la sensazione straniante e perturbante è, invece, il cambio del punto di vista adottato dal narratore.
Nel libro, infatti, gli alieni sono gli esseri umani, mentre l’uomo è relegato al ruolo di vodsel, animale ritenuto dagli alieni inferiore e meno evoluto: l’uomo perde, insomma, il suo ruolo atavico di cacciatore e diviene una preda.
Rendendo protagonista un’aliena, l’autore, però, vuole in realtà parlare proprio di noi uomini, del nostro modo di vivere e di relazionarci con il mondo esterno, facendoci mettere nei panni di tutti quegli altri esseri viventi che noi, a nostra volta, consideriamo dei vodsel, ritenendo opportuno fare di loro quello che vogliamo.




L’ultimo libro citato nel saggio di Fisher è Picnic a Hanging Rock di Joan Lindsay.
Il romanzo – inizialmente pubblicato diviso in due parti per una trovata editoriale: il secondo volume, infatti, dal titolo Il segreto di Hanging Rock, conteneva unicamente il capitolo 18 del testo, l’ultimo, nel quale viene svelato il mistero – mette in scena la scomparsa inspiegabile di due ragazze e di un’insegnante di college durante un picnic presso la roccia vulcanica di Hanging Rock, il tutto seguito dall’immediata rovina di tanti altri personaggi collegati alle tre sparizioni.






Indubbiamente, weird e eerie sono due generi che, al pari dell’horror, del fantasy e del fantascientifico, rappresentano l’attrazione dell’uomo per tutto quello che va oltre la nostra comprensione, la nostra percezione e l’esperienza comune.
Ma sono anche qualcosa di più.
Il voler immaginare e confrontarsi con delle alternative al mondo reale, provando anche solo a ipotizzare come si potrebbe correggere il mondo odierno se si abbattessero e si superassero gli schemi del presente, fa di weird ed eerie la versione contemporanea della letteratura utopica.
O forse, secondo Fisher, sarebbe meglio parlare di letteratura distopica: la sensazione che resta, infatti, dopo aver avuto a che fare con una qualunque di queste storie, è quella di un cambiamento che è impossibile da realizzare e che è destinato a restare al di là della nostra realtà.



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