Eris
Mai farsi arrestare di venerdì
di Caterina Casiccia
editore: Eris
pagine: 144
Questo testo parla di carcere, di misure repressive, di corpi femminili e corpi che non sono liberi di muoversi, ma anche di l
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E se i troll mangiassero i cookie? Spunti per sopravvivere nell'era digitale
di Cristina Iurissevich
editore: Eris
pagine: 64
Si sente parlare frequentemente di autodifesa digitale eppure spesso e volentieri si incappa in problematiche che non si erano
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Scuola di Butch. Più vicine
di Percy Bertolini
editore: Eris
pagine: 132
Nel terzo e ultimo volume della serie dedicata alle bambine lesbiche butch di ieri di oggi e di domani, Percy Bertolini ci por
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In the pines
di Erik Kriek
editore: Eris
pagine: 136
Questi cinque racconti a fumetti nascono dall'incontro tra lo stile inconfondibile di Erik Kriek e il suo amore per la musica folk e le popolari ballate tradizionali dei paesi anglosassoni. L'autore, uno dei maestri del fumetto olandese, non si limita a tradurre in immagini cinque storiche murder ballads, ma si immerge nelle vicende e nell'immaginario che le hanno ispirate, rafforzandole con il suo background, il suo gusto per le atmosfere cupe, cariche di tensione e di incubi, e le trasforma in cinque storie a sé. Dentro a In the pines c'è tutta la poesia di questo genere musicale: dalle vecchie leggende degli uomini di mare all'America del vecchio West, dove le forche facevano da monito a chi era tentato di lasciare la "retta via", con tradimenti, storie d'amore clandestine, banditi e tesori sepolti. Il tutto condito da paesaggi oscuri, con boschi ancora selvaggi dove un cadavere può sparire senza difficoltà per ricomparire solo a primavera, dopo che il buio e il gelo dell'inverno sono finiti.
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Come il colore della terra
editore: Eris
pagine: 128
Due bambini camminano nel bosco, gli animali intorno a loro sembrano spaventati. I corvi si alzano in volo, sulle strade i mezzi dell'esercito scendono a valle minacciosi. E poi il fumo e le fiamme. La paura. Attraverso gli occhi di Josè e Juana, viene raccontata la rivoluzione zapatista degli anni '90 in Messico. I due protagonisti, ancora bambini, sono costretti a vivere l'occupazione militare delle proprie terre ancestrali in risposta alla lotta per una vita dignitosa del loro popolo. Sono gli eredi dei maya, sfruttati per secoli dai conquistadores e poi da multinazionali e grandi proprietari terrieri. Questa favola magica dal linguaggio poetico e simbolico, creata secondo la tradizione degli indios, segue Josè e Juana che, adulti, vivono l'odierna realtà delle comunità autonome zapatiste. I ritmi di vita sono scanditi dai cicli naturali e l'armonia con la selva è un valore da preservare giorno dopo giorno. Questa graphic novel è la storia appassionata di una terra, il Chiapas, dove una volpe e un corvo discutono sui comportamenti degli esseri umani e sognare è ancora possibile. Come il colore della terra è evocativo e coinvolgente anche per i lettori più piccoli. Età di lettura: da 9 anni.
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Iter fati. Un altro concetto di dignità
editore: Eris
Un insegnante frustrato che nella scuola di oggi non riesce più a metterci entusiasmo, una tennista di livello mondiale che nello sport trova una passione e una prigione che disumanizza la sua vita e i suoi affetti, un interprete che della sua professione ricorda solo più il lato burocratico e che affronta le sue giornate di lavoro in modo meccanico e ripetitivo, un banale vecchio pescatore che nasconde la sua doppia identità e che vive in un borgo di mare tra turisti e storie di clandestini deportati. E poi il vecchio immigrato italiano, che tornato a vivere in Italia per la pensione cova un odio così smisurato verso il politico locale di turno che decide di non starsene più a guardare. Sei voci emergenti che ci raccontano come il destino si possa cambiare dicendo basta alla tranquilla routine quotidiana che ci plasma fino a farci perdere di vista la nostra identità. Sei autori selezionati attraverso il concorso letterario "Racconti Corsari", giunto alla sua nona edizione.
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Oggi tocca a me. Una guerra per bande
di Juri Di Molfetta
editore: Eris
pagine: 208
Un fratello non si lascia nella merda e questo il Teppa lo sa. Per questo accetta l'aiuto da uno come Benza. Per un fratello si fa tutto, anche vendere coca per tirare su i soldi per l'avvocato. Ma le cose vanno storte, c'è sempre un ostacolo per quelli come lui. Uno sbirro lo frega ma il Teppa sa dov'è, deve solo trovarlo tra migliaia di altre persone. Val di Susa: 3 luglio 2011, una delle più grandi manifestazioni NO TAV degli ultimi anni. Inizia la ricerca. Teppa non è solo, è con Giamaica e Panza. Sono più di tre amici, sono un branco, se parte uno partono tutti. Funziona così per chi ha 16 anni e vive nelle case popolari di un quartiere di periferia, tra bisogni frustrati e cassonetti della carta incendiati per noia. Ci sono così tanti agenti che Teppa non li aveva mai visti neanche allo stadio, ma il destino non lo lascia solo, anche altri lo aiuteranno. Una spirale di eventi li porterà a essere tutti nello stesso posto nello stesso momento per pareggiare i propri conti, perché la vita è come un ristorante, se vuoi davvero uscire devi passare dalla cassa e se hai consumato più di quello che ti potevi permettere nessuno ti fa sconti. Il problema è solo tuo.
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Filastin. L'arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali
di Naji Al-Ali
editore: Eris
pagine: 224
Naji Al-Ali è stato assassinato a Londra nel 1987 per quelle idee politiche che ha espresso con forza nelle sue opere ogni giorno della sua vita. È uno dei vignettisti più importanti della storia del mondo arabo e alla sua morte ha lasciato un'eredità di oltre quarantamila vignette. Handala, il suo personaggio più importante, è una vera e propria icona della resistenza palestinese ed è popolarissimo nei paesi arabi come nel resto del mondo. Filastin in arabo significa Palestina. Naji Al-Ali è uno dei suoi figli e ancora bambino ha dovuto lasciarla per diventare profugo come la maggioranza dei palestinesi a causa della proclamazione dello Stato d'Israele. Filastin è la terra in cui non ha potuto fare ritorno ed è il centro di tutta la sua opera artistica ma "non solo nel senso geografico, ma anche umano e simbolico, cioè la causa giusta ovunque sia nel mondo". Il suo obbiettivo era quello di avere un dialogo diretto e quotidiano con chi viveva la sua stessa realtà: dal campo profughi palestinese alle grandi città arabe. Naji Al-Ali ha lavorato per le maggiori testate giornalistiche del mondo arabo ed è tuttora molto pubblicato.
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