Il Castoro: TFF Torino Film Festival
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John Huston
editore: Il Castoro
pagine: 319
Trentotto film da regista e molti altri come sceneggiatore e interprete
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New Hollywood
editore: Il Castoro
pagine: 155
Un tentativo di carpire e capire, per istinto e affetto più che con stringente logica storico-critica, gli umori, le contraddizioni, le suggestioni di un momento cinematografico che ancora oggi, dopo quasi cinquant'anni, si riflette sulla Hollywood contemporanea e sulla sensibilità, la memoria, la passione di tutti noi: il cinema americano che, tra i Sessanta e gli Ottanta del XX secolo, cambiò la faccia di Hollywood, seppellì l'American Dream, portò in primo piano amarezza, dissenso, disillusione, angoscia e, elemento non trascurabile, lanciò tutti i giovani autori e attori che sarebbero diventati i maggiori artefici e star dell'immaginario cinematografico successivo. Nei saggi che seguono, dopo la panoramica tracciata da Emanuela Martini sulle vicende politiche e i movimenti giovanili che scuotevano l'America di quegli anni e sull'esplosione, il successo e il conseguente dilagare del nuovo cinema, con le sue insofferenze e le sue derive, Giulia Carluccio s'interroga sullo stile della New Hollywood, mentre Federico Pedroni analizza le radici letterarie e le influenze musicali (soprattutto rock) cui si ispirò il lavoro dei cineasti. Nella seconda parte, dedicata a miti vecchi e nuovi, Enrico Magrelli racconta la guerra contro il Sogno Americano intrapresa dal nuovo cinema; Alberto Morsiani tratteggia le caratteristiche di un nuovo genere, il road movie.
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Joseph Losey
editore: Il Castoro
pagine: 255
Andrea Forzano, Victor Hanbury, Joseph Walton: chi sono costoro? Tre registi che, tra il 1952 e il 1956, firmarono tre film. In realtà, tre registi falsi, inesistenti; tre nomi rubati da Joseph Losey (al figlio del padrone degli studi, a un produttore e alla bisnonna paterna) per firmare i propri film negli anni in cui, messo sotto inchiesta dalla Commissione per le attività antiamericane del senatore McCarthy, era stato bandito da Hollywood, dall'America e persino dal proprio lavoro. Esule in Inghilterra, senza un soldo, senza nome, Losey, che aveva lavorato con Brecht e iniziava ad affermarsi tra gli autori emergenti della Hollywood impegnata, riuscì a sopravvivere senza rinunciare al suo mestiere; e quando, a metà degli anni Cinquanta, riacquistò il proprio nome, firmò subito una serie di thriller di impressionante vigore: L'alibi dell'ultima ora, L'inchiesta dell'ispettore Morgan, Giungla di cemento. Come altri registi americani suoi contemporanei, Losey lavorava sui generi, amava il noir come specchio della società, usava la fantascienza per costruire favole profetiche (Hallucination) e il mèlo per ritrarre rapporti senza speranza (Eva). E quando incontrò lo sceneggiatore ideale (Harold Pinter), realizzò tre capolavori del cinema moderno: Il servo, L'incidente e Messaggero d'amore.
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