Il Cerchio: Gli archi
Saggio per un'Europa oltre lo Stato e il mercato
di Claudio Giovannico
editore: Il Cerchio
pagine: 152
L'Europa, come mai prima d'ora, si trova di fronte a una scelta cruciale per il proprio destino
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Il labirinto dei giochi perduti. Giochi da tavolo dal mondo antico al medioevo
di Ezio Zanini
editore: Il Cerchio
pagine: 172
La descrizione dei mondi concettuali e simbolici che si celano dietro la nozione di gioco, dall'antichità al medioevo, diviene in questo libro, un pretesto per proporre le regole e descrivere gli strumenti di gioco di diversi svaghi del passato. Nel testo, il gioco, la sua storia e la cultura ludica vengono considerati quali momenti fondamentali dell'esperienza umana, sviluppati per cercare il superamento di una condizione grezza e tendere ad uno stato di maggior realizzazione individuale. Il gioco antico si presenta infatti come un rito: un momento di ritrovata consapevolezza, quindi molto di più di una semplice pausa nell'interminabile partita tra l'uomo e il suo destino. Nonostante numerosi significati fossero profondamente legati a questo mondo, essi sono andati perduti nelle pieghe della storia, ma basta dedicarsi ad alcuni dei giochi proposti per sentire una pallida eco lontana evocare il valore di rituali ormai perduti.
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L'ultimo segreto di Mussolini. Quel patto sottobanco fra Badoglio e i tedeschi
di Vincenzo Di Michele
editore: Il Cerchio
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I celti della valle del Po negli eserciti di Roma. Ausiliari, legionari, pretoriani dal II secolo a. C. al III secolo d. C.
di Maurizio Pasquero
editore: Il Cerchio
pagine: 136
All'inizio del II secolo a. C. debellate le popolazioni galliche, Roma occupò definitivamente le terre al di là del Po. I trattati stipulati coi nativi contemplavano anche forniture di milizie ausiliarie che, tuttavia, vedremo scendere in campo ben più tardi. Nei fatti, tali auxilia vennero tenuti lontani dai maggiori conflitti sino ai giorni della "guerra sociale". Fu con Cesare, nel bellum Gallicum. che gli ex nemici iniziarono a entrare nelle legioni. Invogliati dagli esiti soprattutto economici, di quell'esperienza, col diffondersi dei modelli culturali romani un cospicuo numero di Transpadani nei secoli I e II dell'era cristiana si volse al "mestiere delle armi", confidando in migliori prospettive sociali. I risultati ottenuti, dopo interminabili anni di coscrizione, non mostrano di averli premiati un granché. Pochissimi di loro, quanto a carriere, riuscirono ad andare al di là dei primi ordines, il centurionato. Meno ancora, congedati, rivestirono ruoli amministrativi e istituzionali di qualche rilievo. La stragrande maggioranza finì per tornarsene a casa, agli antichi mestieri, oppure, mettendo a frutto le esperienze fatte , si volse ai traffici e al commercio, lasciando ai "barbarici" provinciali l'onere di presidiare il limes. Le loro tracce attraverso le fonti storico-letterarie, l'archeologia, l'epigrafia, la linguistica - emergono da questo "viaggio", offrendo visibilità a nomi che un tempo furono persone, con le proprie piccole e grandi storie.
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