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Il Mulino: Dip. di italianistica-Univ. Bologna

Hölderlin in Italia. La ricezione letteraria (1841-2001)

di Giovanna Cordibella

editore: Il Mulino

pagine: 303

Questo studio si addentra nella fitta trama di rapporti che legano alcune grandi tradizioni letterarie d'Europa, l'italiana, la tedesca e anche la francese, per ricostruire le sorti ricettive di un autore destinato a imporsi nella memoria poetica novecentesca, dopo un passato di marginalità, come un riferimento precipuo e irrinunciabile, ergendosi a inquieto e centrale precursore. L'indagine prende le mosse dalla prima metà dell'Ottocento, quando il nome di Hölderlin inizia a diffondersi nella penisola tramite mediazione francese, per concentrarsi in seguito su Giosuè Carducci, che ha ascritto precocemente il lirico tedesco tra le sue predilezioni letterarie e ne ha approntato le prime versioni italiane. Si passa poi al Novecento, per considerare l'incidenza di questo modello in tutta la sua varia articolazione: i primi riflessi in Italia della coeva riscoperta europea di Hölderlin, filtrata dai periodici letterari d'inizio secolo; la cruciale congiuntura degli anni Trenta e Quaranta, quando si registra, con l'apporto determinante di protagonisti della scena letteraria, un sensibile incremento delle letture critiche e delle traduzioni, consentendo il definitivo ingresso di Hölderlin nel nostro orizzonte culturale; il fertile dialogo con l'opera hölderliniana di poeti quali Ungaretti, Montale, Luzi, Vigolo e Zanzotto.
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Petrarca e la visione dell'eterno

di M. Cecilia Bertolani

editore: Il Mulino

pagine: 303

In questo studio, l'autrice mostra come l'esame dell'ambiente avignonese e una attenta lettura dei testi restituiscano alla poesia del Petrarca, troppo spesso considerata avulsa dalla storia, la sua densità speculativa. Alla luce del dibattito teologico sulla beatitudine del corpo glorioso, il grande ciclo dedicato alla morte di Laura, col suo mito assieme terreno e celeste di una bellezza immortale, assume un senso più esatto e più profondo.
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Boccaccio e i suoi lettori. Una lunga ricezione

editore: Il Mulino

pagine: 485

L'interpretazione dell'opera di Giovanni Boccaccio, di cui si celebra quest'anno l'ottavo centenario della nascita, si è rinnovata negli ultimi decenni grazie all'apporto di discipline diverse: dalla teoria della letteratura alla storia dell'arte, dalla storia medievale alla storia dello spettacolo e alla comparatistica. I saggi qui raccolti evidenziano la complessa interdisciplinarità degli studi sull'autore del "Decameron", lungo un arco cronologico che va dall'età rinascimentale fino al Novecento. Il filo della storia della ricezione e della lettura delle opere di Boccaccio lungo i secoli, dipanato in queste pagine, racconta di un'attenzione che non è mai venuta meno. Nella storia della ricezione della sua produzione letteraria, particolare rilievo rivestono le interpretazioni e i rifacimenti tra Umanesimo e Rinascimento in Italia e in Europa. Altrettanto rilevanti sono i rapporti con l'opera di Dante e il legame con la cultura classica e medievale.
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Con onesto amore di degradazione. Romanzi sperimentali e d'avanguardia nel secondo Novecento italiano

di Luigi Weber

editore: Il Mulino

pagine: 245

Questo volume indaga una vicenda eversiva - quella del romanzo sperimentale e d'avanguardia - che ha percorso il ventesimo secolo, per poi esaurirsi, fino all'estinzione. Il Novecento è stato, come già aveva compreso Bachtin, il tempo della definitiva "romanzizzazione" della letteratura, e malgrado le avanguardie abbiano spesso avversato, denigrato, sabotato il genere romanzo, la narrativa si è proficuamente avvalsa delle istanze sperimentali degli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi, il canone e il mercato sembrano essersi spartiti equamente la tradizione e il presente della prosa romanzesca. Resta però un interstizio tra questi due mondi: quello dei refusés che il tempo non risarcisce, rifiutati dall'accademia, rifiutati dal pubblico. Avanguardia e sperimentalismo che se, in questo secolo di conflitti, sono stati intesi come sinonimi, o almeno come fenomeni complementari, nella storia particolare del romanzo furono forse addirittura opposti. Una dialettica che si riconosce nella contiguità stretta, divenuta poi contrapposizione, tra James Joyce e Samuel Beckett: l'onnipotenza della parola contro una poetica dell'impotenza. E anche in seno alla letteratura italiana vi furono una "funzione Joyce" e una "funzione Beckett". In sede romanzesca, il nichilismo dell'avanguardia, che si incarnò essenzialmente nel Gruppo 63, si è espresso in una tensione alla non-significazione, allo smontaggio programmatico di ogni coerenza narrativa, alla vanificazione delle attese.
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