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Libri di D. Tinti

Le dodici vite di Samuel Hawley

di Hannah Tinti

editore: Nutrimenti

pagine: 448

Samuel Hawley: dodici cicatrici, dodici colpi
20,00

Viva Basaglia!

editore: Moretti & vitali

pagine: 55

A 30 anni della emanazione della legge 180 e dalla scomparsa del suo grande ispiratore, una graphic novel d'autore su Franco Basaglia, il grande psichiatra che chiuse i manicomi.
6,00

Virgole inesauste. Figure di follia e di cura sulla scena dialettica della vita

di Maria Rosa Tinti

editore: Moretti & vitali

pagine: 262

Virgole inesauste sono quattro figure di folli tratteggiate nella loro singolare e dirompente forma di vita
20,00

Last words

di Gabriele Tinti

editore: Skira

pagine: 104

Last words è una raccolta di found poems. Il disegno concettuale che la presiede è drammatico: restituire il lirismo degli istanti ultimi. Con questo obiettivo Gabriele Tinti ha composto in una collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà, le ultime parole di persone comuni che hanno scelto di suicidarsi. Parole organizzate dall'autore in forma di epitaffio collettivo e riportate fedelmente, senza alcuna modifica di sorta, privandole così di qualsivoglia patetico tentativo d'immedesimazione, di finzione, di artificiosità letteraria. Letali, terribili, lucide, scritte come urlo, come grido, in serenità, con consapevolezza, in pace. Sono parole che contengono tutta la complessità terribile della vita. Nel loro essere ultime, conclusione d'ogni comunicazione, d'ogni slancio vitale, testimoniano la più autentica difficoltà dell'essere uomini. Il libro contiene i saggi di Derrick de Kerchkove e Umberto Curi ed è arricchito dalle immagini di morti per suicidio di Andres Serrano tratte dalla scandalosa serie The morgue.
17,00

Giovanni Verga. La rivoluzione regressiva

di Lorenzo Tinti

editore: Liguori

pagine: 168

Nel corso degli anni molti hanno cercato d'impadronirsi dell'opera di Verga, proiettandovi i propri ideali estetici e politici. C'è stato così un Verga repubblicano, un Verga socialista e progressivo, perfino un Verga reazionario e protofascista. Non v'è dubbio che un prorompente bisogno di affermazione abbia indotto il narratore catanese ad accogliere via via le sollecitazioni culturali emergenti; nondimeno, così come non presunse mai di estendere ai fini della letteratura quelli delle scienze esatte, egli neppure patrocinò la causa di una particolare classe sociale. Verga rimase convinto che l'arte non possa collaborare al progresso civile, sia perché ogni progresso civile è in realtà semplicemente illusorio, sia perché all'arte compete semmai l'indagine dei princìpi universali cui necessariamente l'essere umano soggiace. In questo senso non esiste nemmeno nel Verga verista alcuna inclinazione al populismo: il popolo configura giusto un momento, il primo, di un progetto più vasto che avrebbe dovuto ricercare la legge dell'egoismo in ogni categoria sociale. Tale distacco dalla materia trattata rappresenta il fondamento del realismo verghiano: eppure proprio questo distacco, paradossalmente, "porta lo scrittore siciliano alla rappresentazione più convincente, che del mondo popolare sia stata data in Italia durante tutto l'Ottocento" (A. Asor Rosa).
17,99

La rivoluzione delle tasse. Contro il partito degli evasori

di Bruno Tinti

editore: Chiarelettere

pagine: 153

Un patto scellerato. Quello tra lo Stato e gli evasori. Se il 93 per cento del totale del gettito tributario lo pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati vuol dire che troppi italiani vivono a sbafo: sono i possessori di partita Iva e i tanti professionisti che denunciano molto meno di quanto guadagnano. Intanto lo Stato li protegge: o non controllandoli, o con iniziative ad hoc come i condoni (uno ogni quattro anni), o con leggi specifiche (abolizione del falso in bilancio). Il messaggio è chiaro: rubare si può. Ecco la testimonianza di chi ha provato a far pagare le tasse, anche con la proposta di una nuova legge tributaria approdata in parlamento ma affossata dal partito trasversale degli evasori. E ora? La vera rivoluzione di Monti sarebbe quella di far pagare le tasse a tutti. 160 miliardi da recuperare, altro che finanziaria. Potremmo essere più ricchi: come dimostra Bruno Tinti, basterebbe poco per raggiungere un risultato straordinario. Ma bisogna volerlo e non aver paura di perdere il voto degli evasori.
12,00

Il buon ladro

di Hannah Tinti

editore: Einaudi

pagine: 362

New England, intorno alla metà del XIX secolo
16,00

La questione immorale

di Tinti Bruno

editore: Chiarelettere

pagine: 205

Il problema più urgente: riformare la giustizia
13,60

Tatsumi Orimoto

Art Mama. Ediz. italiana e inglese

di Tinti Gabriele

editore: Gangemi

pagine: 31

8,00
13,49

Animal crackers

di Tinti Hannah

editore: Einaudi

pagine: 179

Un cane gironzola tra le case e, annusando, diventa l'unico testimone di un omicidio nato dalla gelosia
13,50

Kuba Bakowski

Currently in the sky

editore: Gangemi

pagine: 32

10,00

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