Libri di G. Valagussa
Accademia Carrara Bergamo. Dipinti del Trecento e del Quattrocento
editore: Officina Libraria
pagine: 447
Il volume illustra in centodieci schede tutti i dipinti antichi italiani dell'Accademia Carrara, databili tra il 1300 e il 150
Ordinabile
100 capolavori dell'Accademia di Carrara. Ediz. italiana e inglese
editore: Officina libraria
pagine: 224
La riapertura dell'Accademia Carrara di Bergamo nella primavera 2015, dopo sei anni di lunghi e accurati lavori di restauro e riallestimento, è l'occasione per presentare una selezione dei 100 più straordinari capolavori conservati nel prestigioso museo bergamasco. Pagina dopo pagina, le opere dei più grandi artisti italiani (Pisanello, Botticelli, Bellini, Mantegna, Carpaccio, Raffaello, Tiziano, Canaletto, Guardi, Previati, Pelizza), lombardi (Foppa, Bergognone) e bergamaschi in particolare (dall'enigmatico Lorenzo Lotto ai ritrattisti Giovanni Battista Moroni, Fra' Galgario e Carlo Ceresa, a Evaristo Baschenis, l'autore delle famose Nature morte con strumenti musicali), si dispiegano in una sequenza ininterrotta di eccezionale valore. Non mancano grandi maestri stranieri: Dürer, El Greco, Rubens... Grazie all'accurata campagna fotografica intrapresa dall'Accademia in seguito ai numerosi restauri degli ultimi anni, sarà possibile ammirare fin nei minimi particolari capolavori dal Medio Evo all'Ottocento, tutti riprodotti a piena pagina. Le semplici ma dettagliate schede che accompagnano le immagini guidano il lettore alla comprensione dello stile e dell'iconografia di ogni pezzo, nonché forniscono notizie biografiche, storiche e stilistiche sugli autori.
Esaurito
Carlo Ceresa. Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione. Catalogo della mostra (Bergamo, 10 marzo-24 giugno 2012)
editore: Silvana
pagine: 304
Esponente di maggior spicco, accanto a Evaristo Baschenis, del Seicento bergamasco, Carlo Ceresa (1609-1679) fu anche il più convinto interprete, in quel secolo, della vocazione naturalistica che contraddistingue la pittura lombarda. Per quanto sia disposta entro i decenni che segnano la massima affermazione del linguaggio barocco, la vicenda dell'artista si distingue per una tenace estraneità a quella stagione figurativa. Alla dimensione decorativa e teatrale della pittura del suo tempo Ceresa oppone infatti un linguaggio sobrio e sincero, apprezzabile sia nelle sue opere sacre, sia nella lucida obbiettività dei suoi ritratti, che lo pongono come ideale anello di congiunzione tra l'esperienza cinquecentesca di Moroni e quella settecentesca di Fra' Galgario. A sessant'anni di distanza dalla rassegna su "l pittori della realtà in Lombardia", che sancì la riscoperta dell'artista, la mostra ripercorre l'intera parabola di Ceresa, dalle opere giovanili influenzate dalle stampe tardo manieriste, all'acquisizione di un convincente stile autonomo, maturato soprattutto sullo studio dei modelli di Daniele Crespi. I confronti con le opere di quest'ultimo, oltre che del Genovesino e di Baschenis, consentono di illuminare il contesto culturale nel quale si giocò la carriera di Ceresa, il cui profilo antibarocco è invece rivelato dalla contrapposizione dialettica tra i suoi dipinti essenziali e meditativi e il registro più spettacolare dei pittori attivi per il territorio bergamasco.
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