Libri di Maria Falcone
L'eredità di un giudice. Trent'anni in nome di mio fratello Giovanni
editore: Mondadori
pagine: 144
È il 23 maggio 1992 quando, lungo l'autostrada che da Trapani porta a Palermo, la mafia uccide il giudice Giovanni Falcone, su
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Giovanni Falcone. Le idee restano
editore: San paolo edizioni
pagine: 144
Giovanni Falcone non era un eroe, ma un uomo vero, retto, sorridente, coraggioso e prudente
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Io e tu: la società. Educazione alla legalità e alla convivenza civile
editore: Carocci
pagine: 251
La violenza, le guerre e il terrorismo rendono indispensabile lavorare sui ragazzi, dalla scuola elementare alla scuola superiore, con specifici strumenti didattici per far comprendere l'importanza dell'altro in quanto portatore di valori e di idee, in ogni caso da rispettare. Il libro, ricco di riferimenti alle attività da svolgere in classe, in tutti gli ordini di scuola, aiuta ed accompagna gli insegnanti nella diffusione di una cultura della legalità e del rispetto per l'uomo.
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Giovanni Falcone un eroe solo. Il tuo lavoro, il nostro presente. I tuoi sogni, il nostro futuro
editore: Rizzoli
pagine: 208
23 maggio 1992: la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre uomini della scorta, scosse l'Italia come un terremoto immane, segnando le coscienze e dimostrando l'urgenza di una reazione intransigente e senza tentennamenti contro la mafia, da parte delle istituzioni e della società civile. Da vent'anni Maria Falcone si dedica a mantener viva la memoria di suo fratello con un'attività intensa che serva a tutti, ma specialmente ai giovani, come educazione alla legalità. È un'opera meritoria perché fu proprio grazie al lavoro di Giovanni che lo Stato trovò finalmente il modo per combattere con efficacia il fenomeno mafioso. Eppure - come traspare nelle pagine di questo libro in cui Maria, affiancata dalla giovane giornalista esperta di mafia Francesca Barra, rievoca la vita di suo fratello - Giovanni Falcone si trovò molto spesso solo nel suo cammino. Solo quando insinuarono che si prendeva troppa confidenza con Buscetta. Solo quando i diari di Chinnici furono utilizzati per gettare ombre sul suo operato. Solo quando fu costretto a "mettere i piedi sul sangue del mio amico più caro", Ninni Cassarà. E poi fu sempre solo perché rinunciò a una vita normale, tanto da doversi spesso tenere a distanza dall'adorata moglie Francesca, da cui pensò addirittura di divorziare pur di tutelarne l'incolumità. Premessa di Leonardo Guarnotta, ricordo di Loris d'Ambrosio, postfazione di Sergio Lari.
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