Libri di R. Capovin
Cultura tedesca
editore: Mimesis
pagine: 234
Nel 1995 usciva, tra i primi fascicoli di "Cultura tedesca", un importante numero dedicato all'autore austriaco Robert Musil (
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dolore
di David Le Breton
editore: Meltemi
pagine: 238
Il dolore è un'esperienza forzata e violenta dei limiti della condizione umana. È una figura aliena e divorante che non lascia requie con la sua incessante tortura. Paralizza l'attività del pensiero e l'esercizio detta vita. Pesa sul gioco del desiderio, sul legame sociale. Altera il senso della durata e colonizza i fatti più importanti della giornata, trasformando la persona in uno spettatore distaccato che fa fatica a interessarsi all'essenziale. Il dolore isola, costringe l'individuo a una relazione privilegiata con la propria pena. Al tempo stesso, è una minaccia temibile per il senso d'identità: lacera la coscienza e schiaccia l'uomo su un senso dell'immediato privo di prospettiva, dandogli l'impressione che il suo corpo sia altro da sé. Incomunicabile, il dolore suscita il grido, il lamento, il pianto o il silenzio, tutti fallimenti della parola e del pensiero. Ma il dolore può anche essere mezzo di espiazione o manifestazione di fede - come nella tradizione religiosa cristiana - o strumento di affermazione identitaria o sociale, ad esempio quando inscrive nella carne la memoria di una filiazione e di una fedeltà alla comunità, come accade agli iniziati di una società tradizionale. Ci sono poi usi del dolore che si alimentano della disparità delle forze tra gli individui: la correzione, la punizione personale, la tortura, il supplizio. L'arte di far soffrire l'altro per umiliarlo o annichilirlo è inesauribile. Il dolore inflitto ne è lo strumento privilegiato, archetipo stesso del potere sull'altro. Sebbene in queste pagine la pratica medica sia spesso chiamata in causa, lo sguardo dell'autore è diretto piuttosto sull'uomo sofferente. Il proposito di Le Breton è di approcciare il dolore su un piano antropologico, di chiedersi come influisca sulla condotta dell'uomo e sui suoi valori, sulla trama sociale e culturale in cui è immerso. Tutto ciò, però, senza dimenticare che se l'uomo è una conseguenza delle sue condizioni sociali e culturali, è anche il creatore instancabile dei significati con cui vive.
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Le grandi rivoluzioni e le civiltà moderne
di Shmuel N. Eisenstadt
editore: Armando editore
pagine: 256
S.N. Eisenstadt è stato uno dei più importanti studiosi della modernità. In questo libro ha esplorato il contesto delle Grandi Rivoluzioni Moderne dal punto di vista delle civiltà e della loro storia, analizzando le caratteristiche specifiche delle rivoluzioni e delle loro relazioni con la modernità; le cause e i modelli del loro sviluppo; i nuovi programmi culturali e politici da esse scaturiti, ovvero il programma culturale e politico della modernità; l'istituzionalizzazione di tale programma e la rilevanza dei simboli e dei movimenti rivoluzionari nei vari contesti delle civiltà moderne; i tratti caratteristici delle rivoluzioni, distinguendole da altri processi di mutamento macro-societario, e soprattutto da altre forme di rovesciamento dei regimi politici; le caratteristiche peculiari delle ideologie e dei processi di lotta e mobilitazione sociale e politica avvenuti nel contesto delle rivoluzioni; le "cause" delle rivoluzioni e l'ampia letteratura su questo argomento; gli esiti delle rivoluzioni, e soprattutto la relazione tra rivoluzioni e modernizzazione, cioè la cristallizzazione della civiltà moderna.
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Individualmente insieme
di Zygmunt Bauman
editore: Diabasis
pagine: 137
Il libro, che raccoglie alcuni saggi brevi dell'autore di "Modernità liquida" e "La società sotto assedio", esprime un pensiero politicamente impegnato che guarda in modo critico al presente e al futuro della società globalizzata,e ai destini di uomini e donne al suo interno. Il filo rosso che lega i sei saggi è anche quello che,attraverso il primo capitolo dà il titolo all'intera raccolta: il processo di individualizzazione che caratterizza il nostro tempo. Sulle spalle degli individui ricade oggi l'onere di identificare le soluzioni più opportune per problemi sociali in realtà irresolubili sul piano individuale legati alle forme del lavoro, oggi sempre più precarie; a relazioni interindividuali strutturate in modo crescente sul breve termine; al rapporto con una sfera pubblica fortemente privatizzata. Spaziando dalla sociologia agli studi culturali alla scienza politica, Bauman mette in luce, insieme alle risorse e ai limiti dell'agire contemporaneo, le dinamiche identitarie nell'epoca della precarizzazione.
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