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Libri di S. Saini

Metafisica e storia della metafisica

di Werner Beierwaltes

editore: Vita e pensiero

pagine: 392

In questo libro Beierwaltes dimostra che il pensare metafisico è, fin dalle sue origini, determinato in maniera veramente essenziale dalla domanda che concerne il nesso ontologico sussistente fra l'Identità e la Differenza, sia che, come ad esempio in Parmenide, la Differenza (o Alterità) non risulti affatto legittimabile, sia che, come ad esempio in Platone, si pensi la Differenza come un costitutivo strutturalmente necessario dell'essere. Questo problema dell'Identità e della Differenza e del loro nesso viene trattato da Beierwaltes sotto differenti aspetti e secondo differenti ottiche: viene studiato nel Platonismo e nel Neoplatonismo, nella trasformazione che esso subisce mediante la teologia cristiana in Mario Vittorino, in Agostino, in Eckhart, oppure sotto vari influssi di istanze moderne in Cusano e in Bruno, o nell'Idealismo tedesco di Schelling e di Hegel. Beierwaltes si occupa, inoltre, della svolta antiplatonica della teoria critica contro l'Identità di Adorno. Infine, Beierwaltes presenta in nuovissima luce la ben nota critica di Heidegger al pensiero occidentale e al suo oblio dell'essere, mostrando come proprio nell'ottica neoplatonica quel presunto atteggiamento di "oblio" risulti esattamente capovolto, in una maniera decisiva.
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Guardare al crocifisso

di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

editore: Jaca Book

pagine: 114

Che significato ha il tutto? Noi guardiamo stupiti ai segni della morte a cui in precedenza non avevamo mai prestato attenzione e sorge il sospetto che l'intera vita propriamente sia solo una variazione della morte; che noi siamo ingannati e che la vita propriamente non è un dono, ma una pretesa. E allora si presenta questa oscura risposta: Dio provvederà. Una risposta che suona più come una scusa che come una spiegazione. Dove questa opinione s'impone e il riferimento a "Dio" non è credibile, lo humor muore; l'uomo non ha più nulla da ridere, e resta solo un crudele sarcasmo o quella irritazione contro Dio e il mondo che noi tutti conosciamo. Ma chi ha visto l'agnello - Cristo in croce - sa: Dio ha provveduto. Il cielo non viene squarciato, nessuno di noi ha scorto "gli invisibili santuari della creazione e i cori degli angeli". Tutto ciò che possiamo vedere è - come per Isacco - l'agnello, del quale l'apostolo dice che "fu predestinato già prima della fondazione del mondo" (1 Pt 1,20). Ma lo sguardo sull'agnello - sul Cristo crocifisso - ora coincide proprio con il nostro sguardo sull'eterna provvidenza di Dio. In questo agnello tuttavia intravvediamo lontana, nei cieli, un'apertura; vediamo la mitezza di Dio, che non è né indifferenza né debolezza, ma suprema forza. In questo modo e unicamente in questo vediamo i santuari della creazione e percepiamo in essi qualcosa di simile al canto degli angeli, possiamo addirittura cantare un po' insieme nell'alleluia del giorno di Pasqua.
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