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Mimesis: Antropologia della libertà

La religione nell'epoca della morte di Dio

editore: Mimesis

pagine: 93

Morte di Dio e trionfo della religione: tali le coordinate che inquadrano la riflessione di questo saggio
10,00

Psicanalisi della pace

di Franco Bonsignori

editore: Mimesis

pagine: 339

La pace è una figura d'estrema complessità. Non s'oppone radicalmente alla violenza ma l'affronta cercando di contenerla e elaborarla senza poter mai venirne a capo; non mira solo a negare o escludere e chiede impegni attivi e creativi a vari livelli; coinvolge aspetti concreti del reale insieme a profonde energie spirituali insite nelle culture e nelle civiltà; muove dall'umanità e investe l'intero mondo animato e inanimato. Può essere quindi compresa solo attraverso un'indagine altrettanto complessa che usi molteplici approcci: scienza, filosofia, letteratura, arte, religione, mitologia, simbolismo ecc. Questo è appunto lo scopo del libro, il quale fa interagire linee diverse cercando sensi e indirizzi comuni. E, alla fine, esso giunge a un'intuizione imprevista: pur con enormi difficoltà e contraddizioni, la pace da sempre sta nel mondo rappresentando una vera e propria linea evolutiva dell'umanità di cui possiamo pensare, con misurata fiducia, un progressivo sviluppo.
26,00

La fragilità del potere. L'uomo, la vita, la morte

di Bruno Montanari

editore: Mimesis

pagine: 179

Il potere è fragile e oneroso. È fragile, perché dipende dagli "altri", che pur deve materialmente dominare. È oneroso, perché l'obbedienza ha un suo prezzo: la minaccia o la lusinga, la paura o il consenso. Appartiene all'uomo, alla sua ambizione e alla sua ignoranza. L'ambizione lo spinge alla conquista, l'ignoranza gli cela la causa della precarietà di ciò che ha ottenuto. Tutto dipende dall'uomo, dalla sua mente, dal suo carattere, dalla sua psiche, dalla sua immaginazione, dalla sua parola, dai suoi muscoli, dalla sua destrezza: dalla sua "testa" e dal suo "corpo". Vi sono epoche in cui l'uomo onora l'esistenza, pur vivendo in mezzo alla miseria ed alle persecuzioni; e tempi nei quali non sperimenta altro, ad ogni livello, che la propria mediocrità. Il saggio è pensato, dunque, in una chiave, che definisco "antropologico-esistenziale": il potere, infatti, è una dimensione esclusivamente umana, che ha la sua cifra nel non accettare la propria finitudine. Non è effettivo se non si pensa "assoluto", ma la tensione dell "io" per realizzare quell'assolutezza incontra sul suo percorso l'"alterità"; e la incontra sempre di nuovo, nonostante ogni tentativo per eluderla, schiacciarla, renderla inoffensiva e impotente. Di qui una ineliminabile "fragilità": il potere che l'"io" accumula, quali che siano le forme materiali in cui si manifesta, incrocia strutturalmente l'"alterità" e da essa, oggettivamente, dipende.
16,00

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