Pendragon: PENDRAGON GARDEN
I giardini venuti dal vento. Come ho costruito il mio giardino «secondo natura»
di M. Gabriella Buccioli
editore: Pendragon
pagine: 250
La storia dei giardini del Casoncello, un luogo magico alle porte di Bologna dove la natura è sovrana. L'autrice racconta il suo incontro casuale con i giardini, anni fa lasciati in uno stato di totale abbandono, e di come ha deciso di dedicarsi completamente alla loro rinascita. Ora i giardini sono aperti al pubblico, e tutti possono ammirare la loro bellezza e la vastissima varietà di piante che crescono entro il loro perimetro. Un "romanzo di formazione botanica" che si riallaccia alla grande tradizione inglese: da un lato la narrazione vera e propria, dall'altro la precisione scientifica (un indice con tutte e 400 le piante citate) e l'accuratezza iconografica (fotografie a colori e le tavole di Lucio Filippucci).
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Le rose italiane. Una storia di passione e bellezza dall'Ottocento a oggi
di Andrew Hornung
editore: Pendragon
pagine: 252
La storia delle rose ottenute in Italia dall'Ottocento a oggi è un "romanzo" che non era stato ancora scritto: vi si trovano colpi di scena e misteriose scomparse, usurpazioni ed eredità disperse, vizi e virtù dell'italica stirpe. Andrew Hornung, esperto inglese di rose e giardini italiani, è riuscito in una grande impresa, raccogliendo e sistematizzando per la prima volta informazioni frammentarie, sparse in cataloghi, articoli di riviste e libri rarissimi e, soprattutto, presentando informazioni derivanti da fonti inedite: archivi pubblici e privati, diari e bollettini compilati dagli stessi ibridatori e testimonianze dirette. Il risultato è un volume che, per la prima volta, permette a tutti gli appassionati di conoscere l'importante contributo di uomini e donne del Belpaese alla storia universale delle rose.
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Giardiniere per diletto. Contributo a una cultura irregolare del giardinaggio
di Lidia Zitara
editore: Pendragon
pagine: 180
Il "giardiniere per diletto" (ma forse, in assonanza con "libero pensatore", bisognerebbe chiamarlo "libero giardiniere"), coltiva la passione per il giardino senza sottostare ai dettami della cultura mercificata, ostile al rinnovamento e repressiva rispetto alle istanze emergenti. Si interroga su quello che fa e intende fare evitando di accomodarsi sull'idea corrente, sulle risposte facili, da manuale; opera autonomamente, in opposizione agli schemi accademici e alle pressioni del mercato. In una parola, la figura operativa e creativa che emerge da queste pagine è quella di un innovatore: culturale, sociale e politico. Il libro si dispiega attraverso i vari paragrafi dedicati ai diversi fiori con passi particolarmente densi di riferimenti storici e letterari; si pensi, ad esempio, ai versi di Giovanni Pascoli, di Cole Porter, di Antonia Capria. La suggestione narrativa pervade l'intero discorso dell'autrice, che si lascia andare, a volte, a momenti evocativi e a dimensioni progettuali riguardo a situazioni e spazi dove giardini, fiori, paradigmi diversi "umanano", per così dire, la realtà. Questa diventa abitabile dall'uomo proprio attraverso tale processo di domesticazione. In epoca di grossolana utilizzazione aziendalistica della cultura e della bellezza, Lidia Zitara va consapevolmente in controtendenza.
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