Ponte alle Grazie: Romanzi
L'impresa delle Indie
di Erik Orsenna
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 320
Diciannove anni sono passati dalla notte di natale del 1492 - quando la santa maria approda sulla costa di haiti e cristoforo
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Le relazioni culinarie
di Andreas Staïkos
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 110
Damocle e Dimitris abitano nello stesso palazzo. Le porte dei loro appartamenti si affacciano sullo stesso pianerottolo. I balconi delle loro cucine sono divisi da un semplice vetro smerigliato. Troppo poco, per fermare gli effluvi dei piatti prelibati che nascono sui loro fornelli. Un incontro in ascensore e la confessione della comune passione per la gastronomia fa nascere tra i due vicini un'amicizia adombrata dal cupo sospetto di una rivalità amorosa. Dimitris a Damocle si studiano in cagnesco, si eludono, si imbrogliano, stringono patti che nessuno rispetterà, si giocano tiri mancini, si combattono a suon di ricette della più saporita cucina greca per conquistare l'esclusiva del cuore di Nanà. Insalata di ricci di mare, involtini di foglie di vite, polpo al vino bianco, verdure ripiene, moussaka... quale piatto sarà in grado di far perdere la testa all'amante?
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Una volta l'Argentina
di Andrés Neuman
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 253
Se in ogni vita si celano molti romanzi, quante vite si nascondono in questo!
Fuori catalogo
Il nome giusto
di Sergio Garufi
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 234
Alla vigilia del suo quarantottesimo compleanno, un milanese giace in fin di vita sull'asfalto della circonvallazione Trionfale, a Roma. Come ci è arrivato? A narrare la storia è lui stesso o meglio il suo fantasma, dalla sede del suo limbo terreno: un negozio di libri usati al cui proprietario è stato venduto l'unico bene che aveva: la sua biblioteca. Ogni volta che le figure più disparate entrano nella bottega e comprano i volumi, il protagonista ne segue i passi: l'incontro fra i testi (di Borges o Kafka, Leopardi o Foster Wallace o Celine) e i nuovi proprietari presenta sempre una coincidenza bizzarra, che gli dà la sponda per raccontare un pezzo della sua vita di spirito solitario e inconcludente, di creatura dolcissima e spacciata, capace di umorismo nella tragedia e di riflessione nella farsa. Un uomo che vagando in morte, come ha vagato in vita, alla ricerca di un senso e un'identità, conserva ancora in sé la febbrile apprensione del naufrago. Un uomo qualunque e al contempo speciale, com'è speciale e qualunque la vita di ogni lettrice e lettore: segnata dall'amore per la letteratura come chiave profonda di comprensione dell'esistenza e del mondo, dalla convinzione riposta che non siamo noi a leggere i libri, ma i libri a leggere noi.
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Il cane nero
di Rebecca Hunt
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 251
Il 22 luglio 1964, nella sua dimora tra le tranquille colline del Kent, Winston Churchill si sveglia di buon'ora e si ritrova in compagnia di una vecchia conoscenza, un ospite tutt'altro che gradito. È un gigantesco cane nero e, dal buio del suo angolo, non gli toglie gli occhi di dosso. Qualche ora più tardi, nella sua casetta a schiera, la giovane Esther si prepara ad accogliere un aspirante inquilino. Le basta però scorgerne la sagoma attraverso il vetro della porta per inorridire: sembra un materasso, tanto è imponente. È il cane nero e ha in mente un solo obiettivo: installarsi a casa sua. Invadente, impertinente, a tratti maligno, all'occorrenza il cane nero sa dar prova di un carisma irresistibile. Fiuta le sue vittime, ne addenta le coscienze, gioca sadicamente con i loro destini, ma può anche essere una presenza seducente che riempie la giornata. In una storia surreale e sorprendente, l'autrice affronta con leggerezza e ironia il tema del lutto e della perdita, e non ha paura di raccontarne gli aspetti più dolorosi. Quello che ci restituisce è un romanzo umano e profondo, che mette a nudo tutte le ambiguità del rapporto tra la depressione e le sue vittime, i silenzi, la vergogna, ma è anche un potente annuncio di speranza, l'invito a resistere eroicamente, a vedere nel male oscuro del nostro tempo una battaglia che si comincia a vincere nel momento stesso in cui si accetta di combatterla.
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Una testa selvatica
di Marie-Sabine Roger
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 189
Qui si racconta la storia di Germain, lo "scemo del villaggio"
Fuori catalogo
Vita e morte di un giovane impostore scritta da me, il suo migliore amico
di Cristiano de Majo
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 283
D.D., napoletano, borghese, viziato, megalomane, inadatto alla felicità, e per tutto ciò inevitabilmente scrittore, muore di tumore a trentadue anni lasciando dietro di sé opere minori e documenti inaffidabili: cartoline infantili, pagine di diario, monologhi incisi su nastro, comunicazioni amorose, lettere ad avvocati o redazioni di giornali, recensioni impubblicabili di libri sul cancro. Un materiale sfuggente, difficile da interpretare: non per nulla D.D. è figlio dei Novanta, di quella bolla di storia che sta fra la caduta del Muro e l'11 settembre, del decennio in cui la parodia ha sostituito la tragedia, in cui è stato più facile indossare maschere che cercare il proprio destino. A ricostruire il senso di questa breve vita, di quest'opera incerta, di questa carriera promettente e fallita, s'ingegna il suo amico d'infanzia Massimiliano Scotti Scalfato, filologo zelante, frustrato, rancoroso, infondendo nelle pagine biografiche la propria smodata ambizione di rivincita. Sull'onda delle biografie immaginarie di Nabokov, Borges, Bolano, Wallace, ma con una voce inedita, sapiente, divertita, de Majo ci offre assieme una commedia (o una farsa?) sull'amicizia, un'indagine sulle possibilità infinite della letteratura, un'indimenticabile parabola sulla debolezza umana.
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Bambini bonsai
di Paolo Zanotti
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 240
In un futuro non così remoto, i bambini sono creature diafane e solitarie, costrette a ripararsi dal sole perenne e feroce, ri
Fuori catalogo
La gloria è il sole dei morti
di Massimo Nava
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 312
Parigi, autunno 1872
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Gli informatori
di Juan G. Vásquez
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 300
Gabriel Santoro è un illustre avvocato colombiano, un oratore encomiabile, un uomo tutto d'un pezzo. Di colpo, però, qualcosa nel suo mondo di certezze comincia a scricchiolare: un libro, scritto dal figlio giornalista, diventa per lui un'insidia intollerabile. Perché mai la biografia di un'ebrea tedesca rifugiatasi in Colombia quarant'anni prima per scampare al regime nazista dovrebbe costituire per lui una minaccia? Che cosa induce un patriota esemplare come Gabriel a stigmatizzare la ricostruzione della catena di delazioni, sospetti e denunce che ha annientato i destini di tante famiglie nella Colombia degli anni Quaranta e a gettare discredito sul figlio? Incrociando romanzo storico, genere noir e dramma psicologico in un'architettura a matrioska fatta di spie, abusi, liste nere e condanne, Juan Gabriel Vàsquez mette a nudo un capitolo scomodo della storia colombiana, scavando senza riserve nel torbido della coscienza nazionale e riscattandone una memoria disconosciuta, insabbiata, prostituita.
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Una testa selvatica
di Marie-Sabine Roger
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 189
Qui si racconta la storia di Germain, lo "scemo del villaggio". Centodieci chili di muscoli per sorreggere una testa selvatica, un passato di mancata educazione sentimentale e un presente di conta dei piccioni e pomeriggi spesi al bar. Qui si racconta di un incontro straordinario nel più ordinario dei luoghi, un parco pubblico. Si traccia il delicato resoconto della più improbabile delle complicità, quella tra un gigante semi analfabeta e una vecchina con i capelli viola e la passione per i libri. Si dimostra che l'intelligenza è altra cosa dalla cultura. Quando le vite di Germain e Margueritte si accomodano sulla medesima panchina, ogni cosa, dentro e fuori, comincia a cambiare. E così questa può anche essere una storia che parla di avventure o di amore... o di indiani. Perché no? I sentimenti, come le parole, non sono innati. Bisogna acquisirli, piano piano. E quando sbocciano non conta più il vuoto che c'è ancora da riempire, ma tutto il pieno che invade il cuore e la testa come gramigna che non si può più estirpare. Il mondo in cui pianta le sue radici un'altra selvatichezza, fatta di affetti, fatta di parole. Come quella di Germain e Margueritte, e del vocabolario che ne riscrive i destini.
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