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66th and 2nd: Vite inattese

Daniele De Rossi o dell'amore reciproco

di Daniele Manusia

editore: 66th and 2nd

pagine: 256

Il mio io in campo
18,00

La squadra che sogna. Storia dell'Italia di Velasco

di Giuseppe Pastore

editore: 66th and 2nd

Alla fine degli anni Ottanta, apparentemente all'improvviso, dopo un lungo periodo di sconfitte e mediocrità, la Nazionale ita
17,00

Muhammad Ali, la vita

di Jonathan Eig

editore: 66th and 2nd

pagine: 765

Certe vite non finiscono mai di essere raccontate
25,00

Maradona è amico mio

di Marco Ciriello

editore: 66th and 2nd

pagine: 183

Per quello che fece in campo la sentenza è già stata emessa dal tribunale degli dèi, il solo competente: fu il più grande di t
16,00

Emil Zátopek. Una vita straordinaria in tempi non ordinari

di Broadbent Rick

editore: 66th and 2nd

pagine: 314

«Se vuoi correre, corri il miglio» ha detto Emil Zátopek
22,00

Duncan Edwards, il più grande

di James Leighton

editore: 66th and 2nd

pagine: 299

Difficile pensare a qualcuno più estraneo di Duncan Edwards al narcisismo del calcio contemporaneo
20,00

Vinca il peggiore. La più bella partita di basket della mia vita

di Enrico Franceschini

editore: 66th and 2nd

pagine: 121

Londra, primavera 2015
16,00

Hurricane. Il miracoloso viaggio di Rubin Carter

di James S. Hirsch

editore: 66th and 2nd

pagine: 453

Il 17 giugno 1966, due uomini di colore irrompono nel Lafayette Grill di Paterson, New Jersey, e cominciano a sparare sui pres
23,00

Le roi. Gloria e onta di Michel Platini

di Leclaire Jean-Philippe

editore: 66th and 2nd

pagine: 454

Il 12 novembre 1987, al sorteggio per le qualificazioni di Italia 90, salgono sul palco con Ornella Muti due attori nuovi, in
25,00

Trentacinque secondi ancora. Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria

di Lorenzo Iervolino

editore: 66th and 2nd

pagine: 283

Città del Messico, 16 ottobre 1968
23,00

L'uragano nero. Lomu, vita morte e mete di un All Black

di Marco Pastonesi

editore: 66th and 2nd

pagine: 256

Se ogni sport è una rappresentazione della guerra, il rugby è una guerra di conquista, il cui obiettivo è penetrare nel cuore della terra nemica. È anche un gioco dove l'imprevedibilità è congenita, anarchico come i rimbalzi del pallone. E uno sport animalesco ma soprattutto umano, perché il centro dell'azione è il pallone e non l'uomo. Per praticarlo ci vuole la forza del pugile e la maestria dell'orologiaio. Del rugby gli Ali Blacks incarnano lo spirito, la leggenda, la perfezione delle trame d'attacco. Tra loro un giorno spunta un ragazzone di origini tongane, un gigante che corre sfiorando l'erba come una gazzella. Si chiama Jonah Lomu, un «carro armato, ma veloce come una Ferrari». Al mondo si rivela nella Coppa in Sudafrica nel 1995. In semifinale, contro l'Inghilterra. La casa madre contro gli dèi di Ovalia. L'attesa e spezzata da un fax spedito all'albergo dei neozelandesi: «Ricordatevi che il rugby è un gioco di squadra. Perciò, tutti e quattordici passate la palla a lonah Lomu». Sembra uno scherzo, ma è una profezia. Lomu dominerà la sfida, seminando un senso d'impotenza nel campo avversario. La sua apparizione però è come la scia di una cometa: il suo fisico portentoso sarà tradito da una sindrome nefrosica, che finirà per prendersi anche la sua vita. Lomu, cresciuto tra i delinquenti di Auckland, salvato dal rugby, resterà nella storia dello sport come Senna o Jim Thorpe, atleti maledetti. O come Coppi, di cui era l'antitesi. «Coppi era un cirro bianco nel cielo azzurro. Lomu un nembo scuro che annuncia l'uragano».
18,00

Sei chiodi storti. Santiago, 1976, la Davis italiana

di Dario Cresto-Dina

editore: 66th and 2nd

pagine: 147

"Vincere è una breve felicità" e questa è la storia di un pugno di uomini che la conquistarono e se la videro svanire tra le mani. Quarant'anni dopo, tocca alla letteratura quel che la cronaca evitò: raccontare la finale di Davis del 1976 nella Santiago del regime di Pinochet, il trionfo oscurato della squadra italiana. Non c'erano telecamere Rai al seguito, pochi gli inviati dei giornali, i filmati cileni sono bruciati, restano appena 26 minuti e 42 secondi di pellicola tremolante. "Silencio, por favor" intima il giudice di sedia, poi Adriano Panatta va al servizio indossando una maglietta rosso-sfida e un destino inatteso, senza precedenti né seguiti, si compie: vincono. Dario Cresto-Dina ha ricercato quegli uomini e quell'atmosfera. Ci restituisce un'Italia come sempre divisa e sei personaggi che altrettanto furono e restano. Sei chiodi storti, come quelli che Panatta portava con sé per scaramanzia. Lui, il figlio del custode del circolo che batté tutti i maestri. Paolo Bertolucci, il gregario pigro come un panda. Corrado Barazzutti, cuore di ussaro. Tonino Zugarelli, il talento di riserva. Capitanati da Nicola Pietrangeli, che voleva la coppa per dimenticarla. Più il "padre paziente" Mario Belardinelli che profetizzò: "Tra dieci anni qualcuno si stupirà nel guardare la fotografia di questi quattro strani giocatori stretti a una grossa insalatiera d'argento".
17,00

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