Arcana: Testi
Johnny Cash. The man in black. Testi commentati
editore: Arcana
pagine: 267
"Chissà cosa avevi in mente quando piantavi tutti in asso e te ne andavi nel deserto, per giorni, oppure dentro le grotte più buie deciso a lasciarti morire. Chissà cosa sentivi quando ti abbuffavi di pillole, cosa pensavi su quel palco dove ti raggiungeva anche la famiglia, cosa non potevi confessare mai in pubblico. E chissà come te la passi, ora. Tu che sapevi raccontare una buona storia a chiunque sapeva ascoltarla: adesso che ce ne basterebbe una, una soltanto, prima di guadare questo fiume... che fai, Johnny, non vieni?"
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Nick Drake. Journey to the stars. Testi commentati
di Paola De Angelis
editore: Arcana
pagine: 285
Nick Drake era un vero poeta. Lo dimostrano le sue rime ricercate, la profonda affinità che aveva con la natura e quelle strofe sussurrate dove l'esplorazione dell'inconscio diventa ricerca spirituale, in elegante equilibrio tra vita e morte. Ci sembra di vederlo ancora nel piccolo studio dove ha posato la chitarra a terra per l'ultima volta chiudendo troppo presto una carriera promettente, ma il frutto dell'albero non ricompensa in nessun modo chi l'ha coltivato in silenzio. Strano, perché a ben guardare il suo songbook è tremendamente vicino all'immaginario dei poeti più temerari: il romanticismo di Keats, l'innocenza di Wordsworth e la nostalgia di Leopardi, ma anche le tenebre di Baudelaire, le visioni di Blake e l'apocalisse di Eliot. Era stato fatto per amare la magia ed è forse per questo che le sue canzoni ci porteranno sempre in un mondo senza tempo: una nuova Arcadia popolata di principesse e spose in volo verso le stelle, mentre sullo sfondo aleggia quell'enigmatica luna rosa che prima o poi verrà a prenderci tutti.
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Pink Floyd. The lunatic. Testi commentati
di Alessandro Besselva Averame
editore: Arcana
pagine: 500
L'autore rilegge una vicenda-cardine per l'epopea del rock e sceglie di raccontarcela seguendo una prospettiva affascinante, ovvero partendo dalle lyrics: il suo commento ci aiuta a riscoprire la dimensione onirica ed eccentrica, l'amore per le nursery rhyme e la letteratura per l'infanzia, la geniale instabilità di Syd Barrett ma anche le folgorazioni paranoiche di Roger Waters, l'esplorazione della possibilità evocative del linguaggio ma anche i condizionamenti e la disillusione postbellica, fino al tranquillo e comfortevole più recente periodo Gilmour.
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Robert Johnson. I got the blues. Testi commentati
di Luigi Monge
editore: Arcana
pagine: 291
«Sono andato al crocevia, sono caduto in ginocchio, ho chiesto al Signore lassù: "Abbi pietà, mio padre e molto e se ne andato, la mia povera mamma ha fatto quel che poteva". Sono uno che lavora sodo, ma non penso ad altro che a cose cattive: picchierò la mia donna tinche non sarò soddisfatto, amo la mia baby, ma la mia baby non mi ama. è dura ammetterlo quando il tuo amore è invano. E chiaro come uno e uno fa due, due e due fa quattro: ho un uccello per cantare e un uccello per fischiare e tu, amico, non pescare nel mio stagno (oh. baby, dove sci stata la notte scorsa?). I Io un segugio internale alle calcagna, ci scommetterei l'anima, ogni volta che ci penso i capelli mi si rizzano in testa. Ah, ragazzi, non riesco proprio a riposare... e mi sento cosi solo. Salve, Satana, mi sa che è ora di andare...»
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