Il Mulino: Istituto storico italo-germ. Annali
Ceti tirolesi e territorio trentino. Materiali dagli archivi di Innsbruck e di Trento (1413-1790)
editore: Il Mulino
pagine: 490
Nell'archivio provinciale di Innsbruck, un ricco fondo di registri conservati nel "landschaftliches Archiv" (il cosiddetto "Archivio dei ceti") raccoglie le tracce documentarie del dialogo imbastito tra il potere centrale della contea tirolese e i corpi territoriali (gli "Stände") che la componevano; un dialogo vivace, intenso e conflittuale, che coinvolse a vario livello istituzioni, corpi, singole comunità, individui, provenienti dalle zone del principato vescovile di Trento, da aree territoriali dunque formalmente estranee al nesso della sovranità tirolese. Leggere e analizzare per la prima volta queste carte offre uno squarcio sulla realtà dei rapporti trentino-tirolesi in antico regime; esse indicano quali strumenti, quali linguaggi, quali culture politiche servirono alle istituzioni locali per comunicare da un lato all'altro delle Alpi e si trasformarono con loro al passare dei secoli. Dalla genesi dell'istituzione parlamentare tirolese, nel primo trentennio del XV secolo, fino alle soglie delle riforme settecentesche, il volume cerca di far comprendere le concrete e specifiche modalità d'essere della "società per ceti" trentino-tirolese colta nella storia delle sue istituzioni rappresentative. Il ricco materiale archivistico tirolese, integrato dallo spoglio delle fonti trentine, guida a comprendere in quale modo la composita monarchia asburgica seppe trovare le strade per costruire un accordo vicendevole tra la corona e le classi dirigenti delle diverse province.
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I Volpini, una famiglia di scultori tra Lombardia e Baviera (secoli XVII-XVIII)
di Pietro Delpero
editore: Il Mulino
pagine: 286
Nel corso del XVII e nella prima metà del XVIII secolo assistiamo a una consistente migrazione di artisti italiani verso le corti nobiliari, vescovili e abbaziali della Germania del sud. Si tratta di frescanti, pittori e architetti, ma anche soprattutto di scultori e stuccatori in gran parte provenienti dalla zona dei laghi lombardi. Furono le punte emergenti di una vera e propria "diaspora": quella di una popolazione, che per sopravvivere dovette lasciare i poveri paesi della zona dei laghi lombardi per cercare fortuna all'estero. Fin dal Medioevo, con l'Antelami e i Maestri comacini, questo popolo dei laghi aveva sviluppato una singolare abilità nel lavorare e modellare la pietra, che si trovava abbondantemente nelle loro cave e che poteva facilmente essere trasportata per via fluviale fino a Milano e in tutta la Pianura Padana. Questi migranti si erano specializzati in modo da seguire tutte le fasi di lavorazione e di impiego della pietra: dai semplici tagliapietre agli architetti. Una manodopera specializzata che venne attratta dall'intensa attività costruttiva seguita alla guerra dei Trent'anni e dalla conseguente richiesta di decorazioni in stucco, proveniente dai paesi transalpini di religione cattolica e di lingua tedesca. Furono loro i silenziosi e umili ambasciatori del gusto barocco italiano, ma anche gli sperimentatori e creatori di una koinè del nuovo barocco europeo, stimolati dal contatto con altre tradizioni culturali e artistiche non meno vitali.
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Dove non arriva la legge. Dottrine della censura nella prima età moderna
di Lucia Bianchin
editore: Il Mulino
pagine: 389
Verso la fine del XVI secolo Jean Bodin, giurista francese, decide di aprire la sezione dedicata all'amministrazione dello Stato nella sua République, l'opera in cui prende forma il moderno principio di sovranità, proprio con un capitolo sulla censura: non una censura ecclesiastica, ma secolare, che ha il suo modello nella censura morale e politica della Roma di età repubblicana. In essa il censimento, utile strumento di rilevazione delle persone e dei beni, si lega con un insieme di tecniche di controllo e di regolamentazione della società che, attraverso l'imposizione di una disciplina dei costumi, aspira a vincolare la coscienza dei soggetti.
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L'invenzione della «Realpolitik» e la scoperta della «legge del potere». August Ludwig von Rochau tra radicalismo e nazional-liberalismo
di Federico Trocini
editore: Il Mulino
pagine: 262
Sullo sfondo dei complessi processi di rinnovamento politico, sociale, economico e culturale che si verificarono in Germania nel corso dell'Ottocento e, in particolare, dal 1848 in poi, il volume ripercorre la biografia intellettuale di August Ludwig von Rochau (1810-1873). Rochau ha introdotto nel lessico politico tedesco le nozioni, estremamente fortunate, di Socialismus e di Realpolitik, ma nonostante ciò risulta tuttora, rispetto ad altri pubblicisti politici della stessa generazione, un autore scarsamente noto sia in Italia sia in Germania. Attraverso l'analisi del talora contraddittorio profilo politico e intellettuale di von Rochau - dagli anni giovanili dell'attiva militanza tra le fila delle associazioni studentesche sino agli anni della controversa conversione alla politica bismarckiana del "ferro e del fuoco" - il volume intende quindi ricostruire una porzione rilevante dei dibattiti che accompagnarono il processo di formazione dello Stato nazionale tedesco e al contempo le linee essenziali entro cui prese avvio, all'indomani del 1848, la riconfigurazione del nesso tra politica, morale e diritto alla luce del progressivo affermarsi del paradigma naturalistico della Realpolitik.
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Boschi e mercanti. Traffici di legname tra la contea di Tirolo e la Repubblica di Venezia (secoli XVI-XVII)
di Katia Occhi
editore: Il Mulino
pagine: 292
Tra Cinquecento e Seicento l'accesso alle licenze di taglio di boschi rilasciate dalla Camera arciducale dell'Alta Austria diede alle élites residenti nella fascia di confine tra l'Impero e la Repubblica di Venezia grandi possibilità economiche, grazie allo sfruttamento delle risorse della montagna. La ricerca analizza la distribuzione degli interessi economici di alcune imprese, i loro legami con il circuito creditizio veneziano, l'organizzazione del lavoro e la distribuzione delle infrastrutture, ma anche l'intreccio di rapporti d'affari e di patronage tra i mercanti e le élites locali, i feudatari e i membri della burocrazia austriaca, interessati a trasformare in ricchezza un patrimonio naturale di lenta riproducibilità.
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