Le Lettere: Sguardomobile
Dettare versi a Socrate. Il traduttore di poesia come imitatore
di Lorenzo Flabbi
editore: Le Lettere
pagine: 256
"Il sogno di Platone: far scrivere Socrate, e fargli scrivere ciò che vuole, le sue ultime volontà", così commentava estasiato Derrida, osservando un antico frontespizio che ritrae Platone nell'atto di dettare a Socrate scrivente. Questo sogno platonico si avvicina alla pratica traduttiva che il saggio di Lorenzo Flabbi indaga nell'opera di Laforgue (che imita Leopardi), Lowell (imitatore di Montale), Caproni (nel suo Quaderno di traduzioni), e persino del fantastico personaggio borgesiano Pierre Menard, nonché, sotto diversi aspetti, di Leopardi, Praz, Ungaretti. I protagonisti di questo percorso critico hanno in comune il dato dell'assorbimento di sé nell'altro, della compenetrazione nei motivi intimi dei testi poetici che hanno tradotto. Viene qui esposta una poetica della traduzione come apertura all'ospitalità della lingua, così da permettere anche a noi non immortali di essere grandi, diventando Socrate, parlandolo con la nostra stessa voce. Tradurre diventa dunque riscrittura di un testo dall'interno: dall'interno del testo stesso, certo, ma anche della poesia che ci risuona dentro.
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Il demone distratto. Scrittura e personaggio nel primo Kafka
di Marco Federici Solari
editore: Le Lettere
pagine: 246
Il demone distratto osserva l'opera di Franz Kafka nell'affollato laboratorio dei modelli, delle influenze e delle affinità che ne hanno formato l'inconfondibile universo fantastico. Il saggio, concentrandosi sulle stringenti contingenze del lavoro di scrittore ed evocando dalle pagine kafkiane la presenza di Dickens, Dostoevskij, Flaubert, Hofmannsthal, traccia un vero e proprio ritratto dell'artista da giovane. L'esame a millimetrica distanza dei primi testi fino a "Il disperso" (più conosciuto come "America") dà voce a un Kafka problematicamente avanguardistico, in dialogo con il cinematografo e la fotografia, antropologo dell'ebraismo "naturale" degli attori jiddish, fisiologo dello sguardo e riscrittore, in sogno e in veglia, dei classici ottocenteschi. La tensione autobiografica delle prime opere di Kafka diventa racconto e avventura di una vita alternativa, di una scrittura che definisce e deforma l'io nella direzione di un'inconfessabile libertà, lasciando intravedere le sconfinate quinte del suo mondo claustrofobico.
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Sorella pigrizia. L'accidia purgatoriale come «forma mentis» letteraria da Belacqua a Beckett
di Giulio Braccini
editore: Le Lettere
pagine: 210
Non è un caso che Belacqua, incontrato da Dante nel quarto canto del Purgatorio, sia l'unico personaggio capace di muovere «le labbia» dell'austero poeta «un poco al riso». La pigrizia, peccato veniale e «allegro», è la variante purgatoriale dell'infernale «tristizia» (malinconia, depressione), contrario naturale della solerzia (ad esempio quella di Virgilio), ma soprattutto è contrapposta alla vanità intellettuale di qualsiasi Ulisse. Belacqua, il pigro, è l'eroe di questo racconto critico sulle tracce letterarie di sorella Pigrizia, un racconto in cui Giulio Braccini incontra e fa parlare il narratore del Furioso (e i suoi alter ego come Astolfo), il "torraiolo" Montaigne dei Saggi, il fatuo ma riflessivo Marivaux dei Giornali, i personaggi di Sterne (Tristram Shandy in primis), Oblomov, i nostri crepuscolari (contrapposti ai vociani), il Tristan Corbière "autore segreto" di Beckett, e Beckett stesso, l'unico a riproporre Belacqua sin dal nome del suo primo personaggio in More Pricks than Kicks. Il viaggio si chiude su Virgilio che, accompagnato il discepolo fino alle porte del paradiso, ridiscende lentamente verso l'inferno, e magari reincontra Belacqua ancora seduto nel solito posto.
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