Libri di A. Aureli
Nonostante Tucidide. La storia come cultura
di Marshall Sahlins
editore: Elèuthera
pagine: 424
Questa riflessione antropologica sulla storiografia parte dalla madre di tutte le storie, La guerra del Peloponneso di Tucidid
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La cultura dell'egoismo
editore: Elèuthera
pagine: 80
Non capita spesso di leggere a distanza di anni le lungimiranti previsioni di chi sa leggere il suo tempo e così anticipare l'
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Dallo Stato alla comunità. Il mondo di domani
di John P. Clark
editore: Elèuthera
pagine: 232
Come appare evidente guardando alla storia del pianeta, l'umanità si trova oggi davanti a un bivio: proseguire imperterriti su
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Clima, storia e capitale
di Dipesh Chakrabarty
editore: Nottetempo
pagine: 160
I due saggi di Dipesh Chakrabarty raccolti in questo volume sono stati, come scrivono i curatori Matteo De Giuli e Nicolò Porc
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L'asino
di Jill Bough
editore: Nottetempo
pagine: 252
Gli asini, storicamente noti per svolgere le attività più dure affidategli dagli uomini, sono tra gli animali addomesticati pi
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Il tallone di ferro
di Jack London
editore: Nova delphi libri
pagine: 368
In versione integrale e in una nuova traduzione torna uno dei romanzi più affascinanti di Jack London. Libro dalla capacità profetica, "Il tallone di ferro" prefigura una società distopica dominata dalla logica del profitto, dove una feroce oligarchia impone un sistema di oppressione generalizzato. Lo scoppio della Prima guerra mondiale e l'avvento delle sanguinarie dittature del XX secolo confermeranno alcune delle intuizioni del romanzo, che consacrerà il protagonista Ernest Everhard, a capo della rivolta dei lavoratori, quale eroe e profeta della rivoluzione sociale. A questo indimenticabile personaggio letterario Ernesto Che Guevara sarà debitore del suo nome. Nuova introduzione di Valerio Evangelisti. Con una lettera di Lev Trockij.
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Scrivere le culture. Poetiche e politiche dell'etnografia
editore: Meltemi
pagine: 383
A quasi vent'anni anni di distanza dalla sua prima pubblicazione in America, questo libro continua a essere un testo chiave, un punto di riferimento per chiunque si chieda oggi in che modo gli studiosi occidentali possano rappresentare le culture "altre". Nato dall'incontro di dieci studiosi - otto antropologi, uno storico e un critico letterario - svoltosi a Santa Fe, nel New Mexico, nell'aprile del 1984, per organizzare un seminario sulla "costruzione del testo etnografico", "Writing Culture" è una critica radicale del mondo accademico nordamericano e dell'Occidente "evoluto". Se la scrittura riflette inevitabilmente il contesto istituzionale e politico di chi se ne avvale, è possibile rappresentare "fedelmente" e "autenticamente" culture e realtà diverse dalla propria? Con quale diritto e quale autorità? Le risposte degli autori, profondamente conflittuali con le regole fino a quel momento condivise da etnografi e antropologi, costituiscono da allora un riferimento teorico per ogni studioso di scienze umane.
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Il diritto umano di dominare
editore: Nottetempo
pagine: 234
Che cosa sono, oggi, i diritti umani? Uno strumento di giustizia, garanzia del diritto e moderazione della violenza elaborato dalle democrazie liberali per tutelare i soggetti più vulnerabili? In realtà, se guardiamo alla fisionomia di chi se ne occupa, accanto a istituzioni internazionali, corti di giustizia e ONG, troviamo anche agenzie di sicurezza nazionale, organismi militari e organizzazioni portatrici di interessi specifici e omogenei alle strutture di potere. Attraverso l'analisi di casi concreti che vanno dalla tutela dei diritti dei coloni israeliani alla guerra legalizzata con i droni, dagli omicidi mirati agli scudi umani, gli autori mostrano come le categorie di abuso, colpevole e vittima si scambino continuamente di posto, a seconda degli obiettivi di chi si appropria del discorso dei diritti umani: che possono essere anche una preziosa risorsa di legittimazione per rafforzare la dominazione, sancire gli squilibri consolidati e giustificare guerre e occupazioni - non uno strumento universale e neutrale di emancipazione. In questo saggio, emergono senza appello tutte le contraddizioni dell'ordine "morale" globale, insieme all'invito a ripensare l'odierno impoverimento dei diritti umani, rivitalizzandone la funzione antiegemonica, la reale rappresentatività e la forza di resistenza.
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