Libri di A. Bissanti
La nuova lotta di classe. Élite dominanti, popolo dominato e il futuro della democrazia
di Michael Lind
editore: Luiss University Press
pagine: 246
I movimenti populisti e di piazza che, in tutto l'Occidente, stanno mettendo a soqquadro i tradizionali assetti politici, sono
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I sovranisti. Dall'Austria all'Ungheria, dalla Polonia all'Italia, nuovi nazionalismi al potere in Europa
di Bernard Guetta
editore: ADD Editore
pagine: 189
Sullo sfondo del declino generale dei grandi partiti della sinistra socialdemocratica e della destra moderata, ovunque si affe
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L'amministratore del popolo. Xi Jinping e la nuova Cina
di Kerry Brown
editore: LUISS University Press
pagine: 146
Con un settore manifatturiero che sostiene l'intera economia globale e un esercito in crescita come nessun altro, la Cina è fo
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The design book. Ediz. italiana
editore: L'Ippocampo
pagine: 512
Un "classico del design" è un oggetto fabbricato industrialmente con un valore estetico che trascende il tempo. Rappresenta uno standard nel suo genere e, indipendentemente dall'anno dell'ideazione, è sempre attuale. Gli oggetti di questo libro, tuttora in produzione, sono presentati cronologicamente: ciascuno su una singola pagina, con l'immagine in grande e una didascalia sintetica, opera di un esperto nell'ambito del design (gli autori sono più di cinquanta). Questi brevi scritti forniscono un contesto storico, con dati essenziali sull'evoluzione dello stile, e una spiegazione del perché quel particolare design è importante e innovativo. Questa mini edizione offre a chi legge una comprensione non solo della storia del design, ma anche di quella del gusto e della cultura. È un viaggio straordinario attraverso gli oggetti che hanno modellato la nostra società, dai primi tentativi di associare funzionalità e bellezza nel XIX secolo, attraverso l'estetica della macchina degli anni Trenta, l'avvento della plastica e di altri materiali nuovi negli anni Cinquanta e Sessanta, fino ai "classici di domani" dell'ultimo decennio. Questo libro include non solo oggetti classici creati da designer di fama internazionale, quali Breuer, Le Corbusier, Dreyfuss, Eames, Yanagi e Castiglioni, per citarne soltanto alcuni, ma anche pezzi di cui non si conosce la paternità, come le mollette da bucato, la sedia a sdraio, il cavatappi e le bacchette per il cibo, che, sia pure in assenza di un designer specifico, hanno raggiunto una tale perfezione di stile e funzionalità da non presentare più alcun margine di miglioramento. Dalla graffetta al vaso Savoy di Alvar Aalto, alla Jaguar Type E, tutti gli oggetti raffigurati in questo libro hanno un posto sulle nostre scrivanie, negli armadi, in cucina, nella borsa, nei nostri sogni e nelle nostre tasche.
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Le scritture di Hermes. Introduzione alla letteratura comparata
di Daniel-Henri Pageaux
editore: Sellerio Editore Palermo
pagine: 184
"Stimolare una riflessione organica per una letteratura che davvero voglia dirsi universale è alla base del progetto scientifico, metodologico e critico proposto da Daniel-Henri Pageaux nel suo studio qui presentato in traduzione italiana. Il principio operativo del costante mettere in relazione testi, letterature, culture per seguirne il dialogo, non viene abbandonato in questo studio. Piuttosto esso si configura come un modello che consente di isolare due rubriche principali. Una prima, nella quale si traccia un bilancio critico su aspetti e questioni fondamentali della disciplina; una seconda, di carattere propositivo, nella quale si prospettano aperture teoriche e metodologiche su nuovi campi di applicazione. I primi capitoli si inseriscono nella prima rubrica ed insistono su questioni di carattere fondamentale della disciplina come la nozione di differenza, la dimensione straniera e le scritture della mediazione, la poetica comparata delle forme, dei generi e dei modelli, senza dimenticare gli ambiti più classici della letteratura comparata: dall'imagologia alla traduzione, dalla ricezione allo studio dei temi e dei miti, dal viaggio all'effetto esotico." (Dall'Introduzione di Paolo Proietti)
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Politica della letteratura
di Jacques Rancière
editore: Sellerio Editore Palermo
pagine: 204
Se la politica è la sfera dell'attività umana con cui si definiscono gli oggetti dell'esperienza sociale che sono da ritenersi comuni e condivisi e con cui si individuano i soggetti deputati a tale definizione, esiste una politica della letteratura? Non nel senso del parteggiare, da parte di scrittori, per questa o quella causa o fazione, ma nel senso proprio dell'intervento dell'attività letteraria, in quanto tale, alla definizione di tali aree comuni. La letteratura, secondo le parole di Jacques Rancière: "interviene nel rapporto tra pratiche, tra torme di visibilità e tra modi di dire che segmentano uno o più mondi comuni". Nell'analizzare la questione l'autore muove da una curiosa convergenza. "Sartre parlava di Flaubert come del fuoriclasse di un assalto aristocratico contro la natura democratica del linguaggio della prosa" avendo liberato la parola dagli oggetti e dagli uomini, avendo dato alla parola che descrive una sua completa autonomia, trasformando essa in oggetto, parola "mutata in pietra, pietrificata", così strappando le parole al loro uso di critica sociale che i democratici del 1848 avevano scoperto. Ebbene la stessa pietrificazione della parola che la critica progressista rilevava, era stata denunciata nel senso opposto dai critici di parte aristocratica contemporanei di Flaubert: per essi l'indifferenza, l'equidistanza verso le gerarchie sociali esibita dal linguaggio pietrificato era il segno distintivo stesso della democrazia.
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