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Libri di Carlo Ginzburg

Occhiacci di legno. Dieci riflessioni sulla distanza

di Carlo Ginzburg

editore: Quodlibet

pagine: 296

«Tutto il mondo è paese non vuol dire che tutto è uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno»
20,00

Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500

di Carlo Ginzburg

editore: Adelphi

pagine: 269

Pubblicato per la prima volta nel 1976, «Il formaggio e i vermi» ritorna con una postfazione
24,00

Nondimanco. Machiavelli, Pascal

di Carlo Ginzburg

editore: Adelphi

pagine: 242

Machiavelli, Pascal: un accostamento inatteso, per più versi sorprendente
18,00

Storia notturna. Una decifrazione del sabba

di Carlo Ginzburg

editore: Adelphi

pagine: 459

Voli notturni verso luoghi solitari, rapporti sessuali con il demonio, orge e infanticidi, profanazione della croce e dei sacr
40,00

Centro e periferia nella storia dell'arte italiana

editore: Officina libraria

pagine: 164

«In un'età di imperialismi e di subimperialismi, in cui anche le bottiglie di Coca-Cola si configurano come segno tangibile di
18,00

Paura, reverenza, terrore

di Carlo Ginzburg

editore: Adelphi

pagine: 311

Siamo circondati, sommersi dalle immagini. Dagli schermi dei computer e degli apparecchi televisivi, dai muri delle strade, dalle pagine dei giornali, immagini d'ogni genere ci seducono, ci impartiscono ordini (compra!), ci spaventano, ci abbagliano. Questo libro ci invita a guardare le immagini lentamente, attraverso alcuni esempi, notissimi e meno noti: Guernica, il manifesto di Lord Kitchener con il dito puntato verso chi guarda, il Marat di David, il frontespizio del Leviatano di Hobbes, una coppa d'argento dorato con scene della conquista del Nuovo Mondo. Immagini politiche? Sì, perché ogni immagine è, in un certo senso, politica: uno strumento di potere. Siamo soggiogati da menzogne di cui noi stessi siamo gli autori, ha scritto Tacito e sono parole indimenticabili. È possibile infrangere questo rapporto?
40,00

Il filo e le tracce. Vero, falso, finto

di Carlo Ginzburg

editore: Feltrinelli

pagine: 337

Questo libro esplora il mutevole rapporto tra verità storica, finzione e menzogna attraverso una serie di casi. Contro la tendenza dello scetticismo postmoderno a sfumare il confine tra narrazioni di finzione e narrazioni storiche in nome dell'elemento costruttivo che le accomuna, il rapporto tra le une e le altre viene visto in questo libro come una contesa per la rappresentazione della realtà. Scavando dentro i testi, contro le intenzioni di chi li ha prodotti, si possono far emergere voci incontrollate: per esempio quelle delle donne o degli uomini che, nei processi di stregoneria, si sottraevano agli stereotipi suggeriti dai giudici. Nei romanzi medioevali si possono rintracciare testimonianze storiche involontarie su usi o costumi, isolando all'interno della finzione frammenti di verità: una scoperta che oggi ci sembra quasi banale, ma che aveva un suono paradossale quando verso la metà del Seicento, a Parigi, venne formulata per la prima volta esplicitamente. Realtà, immaginazione, falsificazione si contrappongono, s'intrecciano, si alimentano a vicenda. Gli storici, scriveva Aristotele, parlano di quello che è stato (del vero), i poeti di quello che avrebbe potuto essere (del possibile). Ma il vero è il punto d'arrivo, non un punto di partenza. Gli storici (e, in modo diverso, i poeti) fanno per mestiere qualcosa che è parte della vita di tutti. Districare l'intreccio di vero, finto e falso che è la trama del nostro stare al mondo.
13,00

Rapporti di forza. Storia, retorica, prova

di Carlo Ginzburg

editore: Feltrinelli

pagine: 161

Le discussioni sul metodo storico toccano oggi temi non limitati ai soli addetti ai lavori. La riduzione della storiografia a retorica, alimentata dallo scetticismo postmoderno, si è incontrata con le posizioni politiche dei movimenti basati su identità etniche o di genere. Chi ha rivendicato la parzialità della conoscenza storica lo ha fatto richiamandosi all'analisi della conoscenza in termini di potere proposta da Foucault, oppure all'idea che la versione del passato destinata a prevalere sia quella retoricamente più efficace. Entrambe le prospettive derivano da Nietzsche: più precisamente, sostiene Carlo Ginzburg, dalla lettura, elaborata negli anni settanta, di un inedito giovanile di Nietzsche in cui la nozione di verità era ricondotta a una dimensione retorica. Alla retorica di Nietzsche, riecheggiata dai suoi epigoni odierni, Ginzburg contrappone un'altra retorica, quella fondata da Aristotele e trasmessa da Quintiliano a Lorenzo Valla. Al centro di questa tradizione c'è il nesso tra retorica e prova, qui illustrato attraverso l'analisi di una pagina poco nota e di una pagina famosa: la denuncia del colonialismo europeo che un gesuita francese del Settecento attribuì al capo di una rivolta indigena, e lo spazio bianco dell'educazione sentimentale in cui Proust vide il culmine dell'intera opera di Flaubert.
10,00

Occhiacci di legno

Nove riflessioni sulla distanza

di Ginzburg Carlo

editore: Feltrinelli

pagine: 230

Tutto il mondo è paese non vuol dire che tutto è uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno
11,00

Il giudice e lo storico

Considerazioni in margine al processo Sofri

di Ginzburg Carlo

editore: Feltrinelli

pagine: 150

Il 12 dicembre 1969, la bomba di piazza Fontana a Milano
7,50

Il filo e le tracce

Vero, falso, finto

di Ginzburg Carlo

editore: Feltrinelli

pagine: 340

Storici, romanzieri, inquisitori, eruditi, sciamani, poeti, falsari
25,00

Paura, reverenza, terrore. Rileggere Hobbes oggi

di Carlo Ginzburg

editore: Monte Università Parma

pagine: 72

Un saggio condotto con una linearità di pensiero e secondo un filo e delle tracce degni di un'inchiesta di Simenon-Maigret. Emerge un'attenzione fondamentale ai "dettagli", sia che si vogliano interpretare come "microstoria" (una categoria d'analisi che ha reso celebre Ginzburg), sia come strumenti di comparazione utilissimi per annodare fili solo apparentemente sciolti. Può al proposito vedersi l'importanza di un termine (il verbo inglese to awe, incutere soggezione) che Ginzburg mostra qui essere centrale nel pensiero di Hobbes, importanza che non sarebbe emersa se lo storico non avesse scandagliati, comparandoli opportunamente, i diversi ambiti culturali in cui il termine stesso si era presentato alla "lettura" del filosofo inglese. Il processo di comparazione, nella sua più ampia accezione, non ha un ambito privilegiato di applicazione, ma è una metodologia generale di pensiero. In questo solco viene in mente un passo di "Mimesis", opera celebre di Erich Auerbach e molto importante per la formazione culturale di Ginzburg. È soprattutto la ricchezza di prospettive d'indagine anche nella direzione indicata da Auerbach a caratterizzare l'opera di Ginzburg e a renderla così significativa e originale nel panorama d'oggi. Se la storia è "un continuo processo di interazione tra lo storico e i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente e il passato". Proprio come quello che qui ci presenta Carlo Ginzburg.
15,00

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