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Libri di Caterina Resta

La passione dell'impossibile. Saggi su Jacques Derrida

di Caterina Resta

editore: Il Nuovo Melangolo

pagine: 233

Che si tratti della questione del segreto o del tema della morte, sempre intrecciato a quello della vita; che si affronti il problema dell'economia, legge del proprio e dell'appropriazione, e della ex-appropriazione che la decostruisce, o ci si interroghi sulla traduzione, sempre, al tempo stesso, necessaria e impossibile; che si vada alla ricerca di un'altra politica, al di là dell'orizzonte degli Stati-nazione e della logica della sovranità, o si tenti di decostruire il "principio di potere" che ne alimenta il fantasma, il pensiero di Derrida sembra invitarci a muovere un passo al di là del possibile, verso un im-possibile che non ha nulla di negativo, a partire dal quale la decostruzione si afferma come passione dell'impossibile.
18,00

Stato mondiale o «nomos» della terra. Carl Schmitt tra universo e pluriverso

di Caterina Resta

editore: Diabasis

pagine: 140

A distanza ormai di quasi sessanta anni dalle pagine dedicate da Schmitt al Nomos della terra, la «grande antitesi della politica mondiale» tra pluriverso e universo, lungi dall'aver trovato soluzione, è divenuta, semmai, di ancor più scottante attualità con il sopraggiungere dell'età globale. Pur con tutti i suoi limiti intrinseci, la teoria schmittiana dei grandi spazi ha l'indubbio merito di porre l'accento sulla necessità di pensare a un pluriverso in grado di contrastare le spinte universalistiche della potenza imperiale di turno, oltre a smascherare il carattere ideologico dell'attuale "umanitarismo". Tuttavia, oltre l'antitesi schmittiana tra universo e pluriverso, se davvero si vuole fugare lo spettro di un Impero universale o quello, altrettanto minaccioso, di una guerra civile mondiale, nell'epoca della globalizzazione universo e pluriverso non sono i termini di un'alternativa, ma vanno pensati insieme. Solo una politica dell'ospitalità può ispirare il pluriverso di una confederazione di grandi spazi, i quali si riconoscono nell'universale con-vivenza che consente a ciascuno di scoprire quell'estraneo che è e quell'ospite che è chiamato a diventare.
13,00

L'estraneo. Ostilità e ospitalità nel pensiero del Novecento

di Caterina Resta

editore: Il Nuovo Melangolo

pagine: 123

Nemico (hostis) e ospite (hospes) provengono dalla stessa radice, il cui significato originario era quello di straniero. Questa figura, dunque, può costantemente oscillare tra ostilità e ospitalità, tra il nemico da rifiutare e combattere o l'estraneo da ricevere e accogliere. Proprio in questa oscillazione, più evidente appare il carattere perturbante dello straniero e di ciò che è estraneo, mostrando come il confronto con l'altro sia sempre la messa in questione di una identità presupposta, che si sente minacciata. A partire dai pensatori più radicali del Novecento: Schmitt, Heidegger, Lévinas, Derrida, Nuncy, i saggi raccolti in questo volume provano a scandagliare non solo l'origine della paura che proviene dall'Estraneo, ma anche a indicare i presupposti teoretici per superarla. Se il rifiuto e l'esclusione dell'altro sono funzionali alla ricerca di una identità pensata come appropriazione di sé e chiusura in sé, secondo una logica difensiva e immunitaria, d'altra parte questo paradigma, sottoposto a un paziente lavoro di decostruzione, mostra tutta la sua fragilità e debolezza, sia ontologica, che etica e politica. Se l'altro è costitutivo per la mia identità, ciò va inteso non nel senso di una logica dell'esclusione e della chiusura nei suoi confronti - le quali generano solo ostilità - ma nel senso dell'apertura e dell'ospitalità verso chi, già da sempre, mi ha reso e mi rivela straniero a me stesso.
15,00

Intervista sulla geofilosofia

editore: Diabasis

pagine: 96

10,00
24,50

Il luogo e le vie. Geografie del pensiero in Martin Heidegger

di Caterina Resta

editore: Franco Angeli

pagine: 128

Considerato il più delle volte nei suoi apparenti risvolti provincialistici, il "paesaggio" heideggeriano ha finito per rappresentare soltanto lo sfondo un po' kitsch di un pensiero per molti versi inurbano, se non addirittura la prova della presunta adesione del filosofo all'ideologia "volkisch" del nazionalsocialismo. Questo libro intende invece aprirsi una diversa prospettiva ermeneutica, mostrando come sia la ricca metaforica boschiva dei sentieri e delle radure che i motivi della radicatezza e del Luogo, non solo siano essenziali per comprendere quella esperienza che, secondo Heidegger è il pensiero, ma anche lo conducano in una direzione assai diversa da quella che declinava il tema dell'appartenenza alla Terra secondo il "Blut und Bloden".
21,50

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