Libri di Charlotte Perkins Gilman
La carta da parati gialla
di Charlotte Perkins Gilman
editore: Mondadori
pagine: 208
Secondo il marito, un medico dall'indole pratica e sbrigativa, lei non ha niente che non va, «a parte un temporaneo crollo ner
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Muoviamo le montagne
di Charlotte Perkins Gilman
editore: Le plurali
pagine: 220
"Muoviamo le montagne" è «un'utopia di breve distanza, un'utopia neonata, qualcosa di piccolo che può crescere», così la defin
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La carta da parati gialla. Testo inglese a fronte
di Charlotte Perkins Gilman
editore: La vita felice
pagine: 63
La carta da parati gialla è un racconto breve che l'autrice scrisse in appena due giorni. Dopo una iniziale indifferenza da parte degli editori, il critico americano William Dean Howells decise di pubblicarlo nel suo" The Modern Great American Stories" nel 1920. Si presenta sotto forma di un diario di voci che raccontano giorno dopo giorno i dettagli della discesa nella follia di una donna affetta da quello che suo marito medico descrive come una "temporanea depressione nervosa".
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La terra delle donne. «Herland» e altri racconti (1891-1916)
di Charlotte Perkins Gilman
editore: Donzelli
pagine: 253
Tre vecchi amici - un medico, un ricco magnate e un sociologo -, legati dalla passione per i viaggi e l'esplorazione, colgono al volo l'occasione di unirsi a una grande spedizione scientifica e malauguratamente si ritrovano da soli in una terra sconosciuta, forse in Sud America. Parte da qui, come un vero e proprio romanzo d'avventura, il racconto-pamphlet che Charlotte Perkins Gilman scrisse nel 1915, dando vita alla prima utopia femminista dell'età contemporanea. Antesignana dell'insofferenza e della consapevolezza delle donne riguardo alla disuguaglianza loro imposta dall'ordine sociale, Gilman mise sotto gli occhi di tutti l'insensatezza, oltre che l'ingiustizia, della condizione femminile. E lo fece scegliendo la via più semplice e diretta: un racconto di fantasia che mette in bocca a un uomo, il narratore-esploratore, la scoperta e la descrizione di un paese felicemente e pacificamente abitato da sole donne. Quale arguzia e quanta ironia. Le stesse che ritroviamo negli altri suoi racconti, tra cui "La carta da parati gialla" (1892). Scritto in forma di diario, il racconto ci conduce nell'abisso della solitudine e dell'emarginazione di una donna che solo attraverso la scrittura - che per Gilman è uno strumento politico e mai fine a se stessa - troverà una forma di riscatto e di liberazione. Quella che si raggiunge mettendo sulla carta il rimosso della nostra cultura.
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