Libri di Chiara Balbarini
L'Inferno di Chantilly. Cultura artistica e letteraria a Pisa nella prima metà del Trecento
di Chiara Balbarini
editore: Salerno
pagine: 135
Nei primi decenni del XIV secolo Pisa è un centro di intensa elaborazione culturale, caratterizzato dalla presenza carismatica dei Domenicani del Convento di Santa Caterina e dalla precoce diffusione della Commedia di Dante Alighieri. Qui, la scena artistica registra le straordinarie novità espressive di Giovanni Pisano, il cui influsso segna in modo originale la pittura e la miniatura coeve rispetto agli iniziali orientamenti verso i modelli di Duccio e di Simone Martini. Una ampia produzione di codici miniati di altissima qualità esecutiva, riconducibile alla ben documentata bottega di Francesco Traini, supplisce alla scarsità delle testimonianze pittoriche monumentali, giunteci spesso in pessimo stato di conservazione. Dal dialogo serrato tra questo assai poco indagato protagonista della pittura trecentesca e uno dei più precoci e significativi commentatori della Commedia, Guido da Pisa, nasce il ciclo illustrativo dell'Inferno di Chantilly (ms. 597 del Musée Condé), oggetto del presente studio. Si tratta di un codice lussuoso, destinato al console dei Pisani a Genova, Lucano Spinola, personaggio chiave nelle trattative di alleanza commerciale tra le due città marinare tradizionalmente avverse. Il dotto commento elaborato da Guido, precettore-consigliere spirituale del giovane Lucano, doveva costituire una fonte di insegnamenti derivati dagli Antichi, da "trattenere nella memoria" per poterli utilizzare nelPagire politico.
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La Chiesa di San Paolo all'Orto e la gipsoteca di arte antica
editore: Edizioni ETS
pagine: 58
La chiesa di S
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Miniatura a Pisa nel Trecento dal maestro di Eufrasia dei Lanfranchi a Francesco Traini
di Chiara Balbarini
editore: Plus
pagine: 176
La ricca produzione di codici miniati appartenenti all'orbita di Francesco Traini integra con un capitolo significativo la pittura pisana del Trecento, chiarendo il ruolo di primo piano che il maestro ebbe nel panorama artistico toscano elaborando un linguaggio alternativo a quello ampiamente divulgato di Giotto e Simone Martini.
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