Libri di Edoardo Castagna
Ariani. Origine, storia e redenzione di un mito che insanguinato il Novecento
di Edoardo Castagna
editore: Medusa Edizioni
pagine: 107
Ariani: questo saggio corre su un piano scivoloso perché vuole tesserne se non un elogio, quanto meno una trama di riflessioni che riscattino questo concetto dall'inferno in cui è stato relegato dopo l'utilizzo del nazismo declinato nel segno dell'antisemitismo. Ma la storia degli Ariani comincia molto prima di Hitler. Nell'ottica che li identifica come "insieme culturale" o "archetipo ideologico" dei popoli indoeuropei (cioè, oggi, quelli europei: incluse le diaspore dell'America, dell'Australia, e le diramazioni fino all'India e l'Iran), questa, che ancora oggi è considerata una "idea paria", offre solide basi per una nuova geopolitica. Questo libro spiega perché c'è ancora molto di ariano nelle nostre culture e perché questa idea avrà un futuro. L'analisi corre lungo tre filoni: quello più propriamente storico, che evidenzia elementi simbolici e antropologici trasmessi lungo i millenni dai nostri antenati a noi (dalle divinità celesti all'individualismo da cui nasce l'epica eroica); il filone intellettuale, che deriva dallo slancio dei popoli indoeuropei verso il movimento e la conquista territoriale e approda a concetti tuttora presenti nel dibattito dell'Occidente: la volontà di potenza, la hybris, lo spazio vitale, la sete di sapere; infine, quello politico, che analizza la democrazia come il portato del carattere della regalità esclusivo degli antichi Indoeuropei.
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L'uomo di Uz. Giobbe e la letteratura del Novecento
di Edoardo Castagna
editore: Medusa Edizioni
pagine: 129
Come ogni mito, anche quello di Giobbe è così ricco e profondo che un po' tutti vi posso attingere e trovarvi il paragone che mette alla prova le diverse idee di umanità. Questo saggio vuole indagare proprio la specificità e la molteplicità di spunti che l'uomo di Uz ha offreto alla letteratura del Novecento. Giobbe non ha ispirato solo intellettuali come Jung o come Girard, che ne fa l'emblema del capro espiatorio. Il rapporto del "secolo breve" con Giobbe è infatti assai articolato: con Camus, per esempio, egli guida il pensiero e la scrittura nel confronto fra il testo biblico e la categoria moderna dell'assurdo. Con Kafka, Roth e Beckett l'immagine di Giobbe scava nell'intima sofferenza dell'uomo moderno e mostra il vuoto esistenziale che estranea il singolo dal mondo e dalla vita. Per Philippe Nemo i Dialoghi di Giobbe sono una compiuta fenomenologia dell'angoscia, e per Sestov la sua figura contesta la resa a un ordine che gli uomini chiamano naturale. Archetipo, ma anche compagno di tante anime che hanno compreso come il "bene più prezioso" sia del tutto incompatibile con quella ragione che, dai greci in poi, è stata assunta come unico criterio della verità. Solo a rari uomini è concessa, sfiorati come Giobbe dall'angelo della morte, una "seconda vista", che vince il velo dell'ipoteca razionale sul mondo.
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