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Libri di Emanuela Mancino

Farsi tramite. Tracce e intrighi delle relazioni educative

di Emanuela Mancino

editore: Mimesis

pagine: 312

È possibile conciliare la costruzione e l'educazione di sé con le ragioni o le regioni dell'altro? Come e dove si incontrano i desideri di progetto, di costruzione, di messa al mondo del proprio esserci e del proprio mondo con un'alterità che si impone come precedenza o contesto, come condizione o confine, come inconquistabile imprendibilità o territorio da cui fuggire? Lo spazio dell'altro suggerisce esilio o inclusione, separazione o convivenza, contatto, conflitto, scambievolezza e meraviglia. Ma anche e ancora silenzio, negazione, solitudine, reciprocità e confronto. L'alterità è spesso quell'entroterra che non conosciamo finché non lo vediamo trasformarsi nella nostra voce, nelle nostre parole. È così che si entra nei labirinti del senso. Entroterra a loro volta del nostro essere non solo perduti, ma del nostro esserci inoltrati, del nostro esserci confusi. "Farsi tramite" è un testo che si inoltra nello spazio del nesso tra educazione, relazione e narrazione. La relazione si intende sia come un legame sociale, sia come un rapporto tra concetti, sia un resoconto o un racconto di un evento. In una prospettiva educativa, le relazioni vengono in queste pagine messe-in-relazione, ovvero rivissute, narrate, esperite e ricercate a partire da alcune dimensioni filosofiche ed esistenziali centrali, come la libertà, il limite, il desiderio, il tradimento, il dialogo, l'ascolto, lo sguardo. .
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A perdita d'occhio. Riposare lo sguardo. Per una pedagogia del senso sospeso

di Emanuela Mancino

editore: Ugo Mursia Editore

pagine: 274

Lo sguardo ha vissuto numerosi "tormenti" di pensiero: la relazione tra visione, sguardi, cose ha mosso filosofi e artisti a ricercare ontologie ed epistemologie del guardare. La sfida che lo sguardo lancia a chi voglia rivolgere attenzione a questo gesto che coglie insieme il mondo e chi lo osserva è quella di connettere la visione alla varietà, alla mutevolezza e alla sensibilità dell'atto stesso di guardare. Il libro invita a muoversi verso lo sguardo a partire dalla sua radice invisibile, per cogliere la possibilità di vedere come esperienza, responsabilità, incontro, interrogazione. Imparare a guardare è difficile ed è la sfida dell'educazione di un gesto di cui è necessario recuperare il riguardo e la meraviglia. Lo sguardo che vorrà muoversi dovrà allora rischiare di perdersi, di giungere in spazi insondabili e cavi che non saranno vuoti ma pieni di futuro, abitati da quegli istanti del cominciamento delle cose che sono le infanzie del guardare.
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