Libri di F. Frangi
Giacomo Ceruti nell'Europa del Settecento. Miseria e nobiltà
editore: Skira
pagine: 304
Pittore degli ultimi e ricercato ritrattista dell'aristocrazia, tra ombre e luci, dall'umanità sofferente a intonazioni serene
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Il Rinascimento di Bergamo e Brescia. Lotto Moretto Savoldo Moroni. Ediz. italiana e inglese
editore: Skira
pagine: 128
Il volume che accompagna la rassegna di Palazzo Marino a Milano punta i riflettori su due città che in età rinascimentale hann
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Girolamo Figino. Una pala restaurata e un pittore riscoperto del Cinquecento milanese
editore: Scalpendi
pagine: 96
Dopo essere stato uno dei più originali protagonisti della cultura figurativa milanese di metà Cinquecento, Girolamo Figino (1
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Peterzano. Tra Tiziano e Caravaggio
editore: Skira
pagine: 360
La singolare parabola di Simone Peterzano (Venezia, 1535 circa - Milano, 1599) è segnata da quella di due protagonisti della p
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Il Duomo di Cremona. Guida
editore: Officina Libraria
pagine: 112
Tra le grandi cattedrali romaniche padane, quella dedicata a Santa Maria Assunta a Cremona è una delle più ricche di testimoni
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Genovesino e Piacenza. Catalogo della mostra (Piacenza, 4 marzo-10 giugno 2018)
editore: Officina Libraria
pagine: 105
Sulla traccia della recente esposizione cremonese, questa mostra si propone di accrescere le conoscenze su Luigi Miradori dett
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Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona. Catalogo della mostra (Cremona, 6 ottobre 2017-6 gennaio 2018)
editore: Officina libraria
pagine: 215
È il catalogo della mostra monografica su Luigi Miradori detto il Genovesino, protagonista della pittura a Cremona per un vent
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Carlo Ceresa. Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione. Catalogo della mostra (Bergamo, 10 marzo-24 giugno 2012)
editore: Silvana
pagine: 304
Esponente di maggior spicco, accanto a Evaristo Baschenis, del Seicento bergamasco, Carlo Ceresa (1609-1679) fu anche il più convinto interprete, in quel secolo, della vocazione naturalistica che contraddistingue la pittura lombarda. Per quanto sia disposta entro i decenni che segnano la massima affermazione del linguaggio barocco, la vicenda dell'artista si distingue per una tenace estraneità a quella stagione figurativa. Alla dimensione decorativa e teatrale della pittura del suo tempo Ceresa oppone infatti un linguaggio sobrio e sincero, apprezzabile sia nelle sue opere sacre, sia nella lucida obbiettività dei suoi ritratti, che lo pongono come ideale anello di congiunzione tra l'esperienza cinquecentesca di Moroni e quella settecentesca di Fra' Galgario. A sessant'anni di distanza dalla rassegna su "l pittori della realtà in Lombardia", che sancì la riscoperta dell'artista, la mostra ripercorre l'intera parabola di Ceresa, dalle opere giovanili influenzate dalle stampe tardo manieriste, all'acquisizione di un convincente stile autonomo, maturato soprattutto sullo studio dei modelli di Daniele Crespi. I confronti con le opere di quest'ultimo, oltre che del Genovesino e di Baschenis, consentono di illuminare il contesto culturale nel quale si giocò la carriera di Ceresa, il cui profilo antibarocco è invece rivelato dalla contrapposizione dialettica tra i suoi dipinti essenziali e meditativi e il registro più spettacolare dei pittori attivi per il territorio bergamasco.
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L'ultimo Romanino. Ricerche sulle opere tarde del pittore bresciano. Catalogo della mostra (Brescia, 21 giugno-19 novembre 2006)
editore: Silvana
pagine: 95
Di tutta la lunga carriera di Girolamo Romanino (Brescia, 1484/1487-1560), gli ultimi anni di attività, quelli che all'incirca dalla metà del Cinquecento conducono fino alla morte del pittore, costituiscono il capitolo certamente meno indagato e forse anche meno apprezzato. In realtà, anche questa stagione estrema della vicenda dell'artista lombardo appare animata da una vitalità e da un'energia inventiva davvero straordinarie, la cui inconfondibile impronta si coglie tanto negli spettacolari affreschi profani realizzati in palazzo Lechi e in palazzo Averoldi a Brescia, quanto nella poderosa e quasi inaudita invenzione compositiva della pala con la Vocazione di Pietro e Andrea, commissionata all'artista nel 1557 dai benedettini del convento di San Pietro a Modena. In anni in cui il colto e sofisticato linguaggio della Maniera si era ormai diffuso una parlata comune, alla quale non si poteva rinunciare, Girolamo seppe tenere fede, in quelle imprese, alle ragioni della propria vocazione di "irregolare", dando vita a opere di vigoroso realismo e di dirompente carica espressiva, che si pongono come un unicum nel contesto della pittura italiana contemporanea.
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Il palazzo non finito. Saggi inediti 1910-1926
di Roberto Longhi
editore: Electa
pagine: 540
Roberto Longhi (Alba 1890 - Firenze 1970), storico e critico d'arte di chiara fama, fu allievo di Pietro Toesca e Adolfo Ventu
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