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Libri di F. Pallante

Ultima chiamata. Cosa ci insegna la pandemia e quali prospettive può aprirci

di Maurizio Pallante

editore: Lindau

pagine: 240

Questo libro si apre non per caso con una riflessione su un profetico testo di Giacomo Leopardi, il Dialogo di un folletto e d
18,00

Elogio delle tasse

di Francesco Pallante

editore: EGA-Edizioni Gruppo Abele

pagine: 160

I cittadini le odiano e i politici fanno a gara nel promettere di tagliarle
14,00

Contro la democrazia diretta

di Francesco Pallante

editore: Einaudi

pagine: 144

La democrazia diretta ci affascina perché promette di realizzare l'ideale dell'autogoverno: chi meglio del singolo sa cos'è pe
12,00

Sostenibilità, equità, solidarietà. Un manifesto politico e culturale

di Maurizio Pallante

editore: Lindau

pagine: 192

"Ci stiamo avviando alla fine dell'epoca storica iniziata nella seconda metà del 700 con la Rivoluzione Industriale
16,00

Solo una decrescita felice (selettiva e governata) può salvarci

editore: Lindau

pagine: 192

Non viviamo nel migliore dei mondi possibili
16,50

Destra e sinistra addio. Per una nuova declinazione dell'uguaglianza

di Maurizio Pallante

editore: Lindau

pagine: 230

Di destra e sinistra, per designare due schieramenti politici contrapposti, si parlò per la prima volta alla Convenzione del 1792. Da allora queste due parole indicano chi ritiene che le diseguaglianze tra gli esseri umani siano un dato naturale non modificabile (la destra), e chi pensa che abbiano un'origine sociale e possano essere attenuate (la sinistra). Il confronto politico tra destra e sinistra si è però svolto sulla base di una comune valutazione positiva del modo di produzione industriale. La Storia ha dimostrato che le politiche della destra sono più efficaci per far crescere l'economia e la competizione si è chiusa a suo favore con l'abbattimento del muro di Berlino nel 1989. Ma quella della sinistra non è la sconfitta dell'idea di uguaglianza, bensì di una sua particolare interpretazione storica. In questo libro si sostiene che se si abbandona l'ideologia della crescita è possibile ridare forza all'impegno per una maggiore equità tra gli esseri umani. A tal fine occorre avviare una decrescita selettiva della produzione sviluppando innovazioni tecnologiche che accrescano l'efficienza nell'uso delle risorse e attenuino l'impatto ambientale dei processi produttivi, perseguire l'autosufficienza alimentare valorizzando l'agricoltura di sussistenza, superare l'antropocentrismo estendendo l'equità a tutti i viventi, ridurre la mercificazione e l'importanza del denaro.
18,00

Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali

editore: Laterza

pagine: 145

Gustavo Zagrebelsky e Francesco Pallante argomentano per il rinnovamento di una democrazia partecipata contro le modifiche del
10,00

I trent'anni che sconvolsero il mondo

di Pallante Maurizio

editore: Pendragon

pagine: 221

Alla metà degli anni Cinquanta, con il suo carico di speranza nell'Italia che cambia, una famiglia meridionale sbarca a Torino
14,00

Pilly, Silvia e la decrescita felice

di Pallante Maurizio

editore: Ediz. per la Decrescita Felice

pagine: 144

Il libro è una favola che, tramite un serie di incontri tra Pilli, l'ape simbolo della dee recita felice, e Silvia, una bambin
18,00

Discorso sulla decrescita

Manifesto per una felice sobrietà. Con CD Audio

di Pallante Maurizio

editore: Luca sossella editore

pagine: 40

Considerare la decrescita come una condizione felice può sembrare una contraddizione, ma in realtà essa indica un nuovo sistem
9,90

Decrescita Felice. La Qualita` Della Vita Non Dipende Dal Pil (la)

di Pallante Maurizio

editore: Editori riuniti internazionali

I segnali sulla necessita` di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le societa` industriali continuano a molt
12,00

La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL

di Maurizio Pallante

editore: Ediz. per la Decrescita Felice

pagine: 173

I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l'avvicinarsi dell'esaurimento delle fonti fossili e le guerre per averne il controllo, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, l'aumento dei rifiuti, le devastazioni e l'inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti con l'ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell'attività produttiva. In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescita infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l'impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l'India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale. Né si può pensare che si possano mantenere le attuali disparità tra il 20 per cento dell'umanità che consuma l'80 per cento delle risorse e l'80 per cento che deve accontentarsi del 20 per cento. Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un'altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi.
15,00

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