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Libri di Luciano Ponzio

Icona e raffigurazione. Bachtin, Malevic, Chagall

di Luciano Ponzio

editore: Mimesis

pagine: 164

In Michail Bachtin la teoria della creatività artistica è fondamentalmente rivolta allo studio della letteratura. Essa però si presta ad essere messa in rapporto ed in dialogo con la ricerca artistica nell'ambito del visivo, e in particolare, relativamente ai nostri interessi, con la pittura. Ciò non è dovuto tanto al fatto che nell'opera bachtiniana si possano trovare riferimenti alle arti visive o al fatto che l'estetica bachtiniana spesso allarghi il proprio discorso spostandolo dal campo della letteratura a quello della produzione artistica in generale. La possibilità di far incontrare dialogicamente la ricerca bachtiniana con quella pittorica dipende piuttosto dal ruolo che in entrambe gioca la raffigurazione in contrasto con la riproduzione, la rappresentazione, l'imitazione. La questione riguarda la concezione e l'impiego dei segni, ed è quindi di ordine semiotico. E il segno che è direttamente coinvolto nella ricerca pittorica di Kazimir Malevic? e di Marc Chagall, come pure nella teoria della raffigurazione estetica di Bachtin, è l'icona. Tale tipo di segno occupa un posto centrale anche nella semiotica di Charles Sanders Peirce in quanto maggiormente capace di innovazione e di inventiva.
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Roman Jakobson e i fondamenti della semiotica

di Luciano Ponzio

editore: Mimesis

pagine: 274

"Roman Jakobson ci ha fatto un meraviglioso regalo: ha donato la linguistica agli artisti. È lui ad aver operato la connessione vivente e sensibile tra la più esigente delle scienze umane e il mondo della creazione. Egli rappresenta, al tempo stesso con il suo pensiero teorico e con le proprie ricerche specifiche, l'incontro del pensiero scientifico e del pensiero creativo" (Roland Barthes, 1978). Roman Jakobson (Mosca 1896-Boston 1982) fu tra i fondatori del Circolo linguistico di Mosca nel 1915, della Società per lo studio della lingua poetica (Opojaz) a Pietroburgo all'inizio del 1917 e del Circolo linguistico di Praga nel 1926. È noto il suo incontro, trasferitosi negli Stati Uniti, con Claude Lévi-Strauss durante il suo insegnamento nell'École libre des hautes études a New York. Il contributo di Roman Jakobson allo studio dei segni verbali e non verbali e quindi alla fondazione della semiotica è enorme, dato che "tutta la sua esistenza scientifica è stata l'esempio vivente di una continua Ricerca della Semiotica", come si esprime Umberto Eco nel suo saggio del 1976 sull'influenza di R. Jakobson nello sviluppo della semiotica per il volume dedicato al suo ottantesimo compleanno, volume cui partecipò anche Thomas A. Sebeok, che volle poi fare del suo testo l'espressione del riconoscimento del ruolo svolto da Jakobson nella dottrina dei segni riproponendolo nel libro Il segno e i suoi maestri.
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Differimenti. Annotazioni per un nuovo spostamento artistico

di Luciano Ponzio

editore: Mimesis

pagine: 84

In questo continuo appiattimento e continua omologazione del mondo, l'universo segnico si è impoverito sempre più. La differenza, messa in crisi, ricorre all'affermazione parossistica dell'identità, e si aggrappa a più o meno desueti segni appartenenti al passato (tradizioni, radici, etnie, origini linguistiche, religioni ecc.) impiegandoli per segnare differenze illusorie. I segni di differenza hanno un evidente carattere distruttivo, la cui massima espressione è la guerra. L'artista, più di tutti, ha il compito di creare segni differenti, da contrapporre all'omologazione dilagante e ai segni morti delle fittizie differenze, in questo senso capaci di differimento, di rinvio al di là dell'attuale, rinnovando continuamente sia l'arte sia la vita.
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