Libri di Manuela Dviri
Shalom, Omri. Salam, Ziaad
di Manuela Dviri
editore: Sinnos
pagine: 48
Joni è un bambino israeliano che ha perso il giovane zio in un conflitto contro i palestinesi. Ziaad è un ragazzino palestinese, il cui fratello è stato ucciso dagli israeliani. Entrambi ritengono che i popoli cui appartengono gli assassini dei loro cari siano cattivissimi. Ma un giorno, per caso, si ritrovano insieme in una stanza d'ospedale. E scoprono qualcosa di molto importante... Alla fine del libro, come in tutti i "Fiabalandia Intercultura", un approfondimento sui progetti di collaborazione fra Israele e Palestina, in particolare su quello della cura di bambini palestinesi in strutture ospedaliere israeliane, promosso da Manuela Dviri. Età di lettura: da 8 anni.
Ordinabile
La guerra negli occhi. Diario da Tel Aviv
di Manuela Dviri
editore: Avagliano
pagine: 252
Commentando gli avvenimenti di un mondo a noi vicino, ma affacciato sull'orlo dell'orrore, le pagine di Manuela Dviri si susseguono come episodi di un unico racconto, disperato, ironico, accorato. È la storia (e la cronaca) del conflitto israelo-palestinese, vissuto da una donna che abita "al di qua" del check point, e che la morte in combattimento del figlio ventenne Yoni ha spinto verso il dissenso dalla politica del suo paese e verso l'ostinata ricerca del dialogo tra arabi e israeliani. Intrecciando l'epica al quotidiano, i fatti di violenza e di sangue ai problemi della gente comune, la scrittrice compone un mosaico impressionante della vita dentro un paese in perpetuo allarme. Introduzione di Gad Lerner.
Esaurito
Un mondo senza noi. Due famiglie italiane nel vortice della Shoah
di Manuela Dviri
editore: Piemme
pagine: 391
"La 'mia' Shoah, quella di molti ebrei italiani, è mia madre ragazzina che non trova il suo nome nel tabellone dei voti a scuola, perché gli ebrei sono a parte. Che non può ricevere un otto, perché i voti degli ebrei non possono superare quelli degli 'ariani'. È mio padre, che fino alla morte conserva il telegramma dell'amico Bruno, che gli dice di usare la sua casa, in caso di bisogno. La mia Shoah sono bambine che spariscono da scuola per sette anni e quando tornano nessuno gli chiede dove sono state. Prima delle leggi razziali, prima della Vergogna, mia madre, mio padre, i nonni, gli zii, i cugini, erano normali cittadini italiani. Finché non divennero 'di razza ebraica', e persero il lavoro, la dignità, la sicurezza, e infine rischiarono anche la vita: la scelta fu scappare, oppure morire. Qualcuno fu deportato. Qualcuno non tornò. Poi, mio padre e mia madre si conobbero in un campeggio ebraico, nel dopoguerra, e riconquistarono la 'normalità'. Grazie a loro sono qui. A raccontare. Di loro e degli altri". Manuela Dviri è una figlia che riscopre un po' alla volta un grande mosaico famigliare, ed è una madre che perde in guerra l'amato figlio ventenne e trova nel suo ricordo la forza di rinascere e di battersi perché ad altre madri sia risparmiata l'orribile sofferenza. Tra l'Israele di oggi e l'Italia di ieri risale i rivoli che si ricongiungono nel vasto fiume di una grande famiglia ebraica.
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