fbevnts Libri di Octave Mirbeau - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore
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Libri di Octave Mirbeau

Dingo

editore: Elliot

pagine: 181

Completato grazie all'amico Leon Werth, che ne trascrisse gli ultimi capitoli quando Mirbeau era ormai troppo malato, "Dingo",
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17,50

Le perle morte e altri racconti

di Octave Mirbeau

editore: Il canneto editore

pagine: 92

In questi racconti due sono le teste tagliate, quattro gli omicidi. Si decapita per soldi, si uccide per vendetta. C'è un uomo anziano e abitudinario che per la prima volta esce di casa con l'andatura stravolta. Un quinto omicidio imposto dalla folla. Un coniglio che ride e diventa smisurato, una testa lanciata dentro un bar come un pallone di cartapesta, un uomo che non ricorda dove si trova, che cosa gli è successo e perché sogna giganteschi microscopi e strane cavalcature. Un altro che salta dentro la casa di un estraneo raccontandogli la storia di una donna disgustosa, ridicola e con le mani bellissime.
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8,00

Il giardino dei supplizi

di Octave Mirbeau

editore: Lupetti

pagine: 177

Mirbeau scrisse "II giardino dei supplizi" nel 1899, un anno dopo l'Affare Dreyfus. Da allora, la letteratura di Mirbeau si inasprì ulteriormente nel segno di una critica radicale della società occidentale e delle sue regole morali, delle istituzioni politiche, dei falsi ideali. Uomo di penna e di azione, Mirbeau conciliò i suoi istinti primigeni nella prosa del "Jardin", mettendo in scena una crisi travestita dai panni colorati del romanzo esotico. Alla fine di un viaggio allucinatorio, rito di passaggio scandito dalle febbri, dal chinino e dalla corruzione, il lettore è preso per mano e condotto nelle viscere infernali del supplizio. Considerato per anni un romanzo pornografico e provocatorio, "II giardino dei supplizi" è in verità uno spietato affresco di denuncia sostenuto dal racconto di un uomo che, inseguendo la verità, finisce per distruggere se stesso. La scrittura onirica e surreale di Mirbeau offusca, segmentando la narrazione, il tema ciclico del romanzo che avvolge la vicenda come un hortus conclusus: nel continuo alternarsi di vita e morte, corruzione e rinascita, peccato e virtù, Mirbeau celebra ciò che, senza ombre di banalità, avrebbe solamente chiamato vita.
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