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Libri di P. Splendore

Alle isole via terra. Testo inglese a fronte

di Denise Levertov

editore: Crocetti

pagine: 304

Cento poesie tratte dall'opera di Denise Levertov (1923-1997), voce importante del canone poetico nordamericano del secondo No
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20,00

Benedici la figlia cresciuta da una voce nella testa

di Warsan Shire

editore: Fandango Libri

pagine: 149

Nata in Kenya da famiglia somala fuggita dalla guerra civile, quando aveva appena un anno la sua famiglia si è trasferita a Lo
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16,00

Variazioni Beethoven. Una vita in versi

di Ruth Padel

editore: Elliot

pagine: 200

"Passi le mattine a comporre, butti via vecchie stesure in palle accartocciate, poi ti immergi nelle vene della foresta
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18,00

Saggi 2006-2017

di J. M. Coetzee

editore: Einaudi

pagine: 224

Questi Saggi danno la sensazione che Coetzee abbia fissato negli occhi gli scrittori di cui parla
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25,00

Il dio della solitudine. Testo inglese a fronte

di Philip Schultz

editore: Donzelli

pagine: 222

"Le mie poesie saccheggiano quasi tutto, timori, progetti, congetture e stupori, cercano prove di infedeltà, frammenti di ispi
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17,00

Erranti senza ali. Testo inglese a fronte

di Philip Schultz

editore: Donzelli

pagine: 108

"Ehi - questa è l'America all'inizio del XXI secolo dove perfino la disperazione sfoggia un catalogo patinato e la democrazia è finalmente diventata pubblica."
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14,00

La mia dislessia. Ricordi di un premio Pulitzer che non sapeva né leggere né scrivere

di Philip Schultz

editore: Donzelli

pagine: 110

Philip Schultz, poeta, vincitore del premio Pulitzer nel 2008, da bambino non sapeva leggere. Era un pessimo studente, non sempre capiva cosa gli dicessero i suoi insegnanti e, quando parlava, aveva difficoltà a scegliere le parole giuste e a pronunciarle correttamente; non sapeva neanche leggere l'ora o distinguere la destra dalla sinistra. Molti anni dopo Schultz scoprì che tutto questo aveva un nome: infatti fu solo quando a suo figlio fu diagnosticata la dislessia che apprese di soffrire dello stesso disturbo. A quel tempo era già uno scrittore di successo ed erano lontani i giorni in cui, espulso dalla scuola per aver picchiato chi lo chiamava stupido, era stato relegato nella "classe dei cretini" dove i professori gli dicevano di "starsene buono a guardare le figure, facendo finta di leggere". A undici anni, quando un insegnante gli chiese cosa volesse fare nella vita, rispose d'istinto che sarebbe voluto diventare uno scrittore. Non ci aveva mai pensato prima, ma quel pensiero divenne per lui un'ossessione. Da quel momento Schultz utilizzò tutte le sue forze per imparare a leggere e scrivere, capendo che se voleva riuscire avrebbe dovuto farcela da solo. E così fece: quando iniziò le superiori, era in grado di leggere e scrivere abbastanza da poter seguire i corsi.
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17,50

Della mutabilità. Testo inglese a fronte

di Jo Shapcott

editore: Del vecchio editore

pagine: 155

Il ritmo dei versi di Jo Shapcott è rapido e insieme ondeggiante, il suo linguaggio sensoriale e intellettuale è insieme enigmatico e diretto, difficilmente incasellabile, con richiami a Chaucer e a Rilke. La sua poesia, sebbene di rado apertamente autobiografica, non manca di toccare gli aspetti traumatici della sua vita, la malattia che l'ha colpita nel recente passato, gli eventi e le vite di chi intorno si muove e cammina sulle vie di una solitudine data da osservazione ed empatia. Spesso l'avvicinarsi al dettaglio si spinge fino alla fusione. E così raggiunge un estremo e lucido distacco, l'universalizzazione della singolarità. In alcuni componimenti, l'elaborazione poetica dell'esperienza autobiografica è presente e chiara: in "Procedimento" la descrizione del sapore amaro delle mandorle, che rimanda al pericolo della morte, si tramuta, sorso dopo sorso, in una sorta di inno al tè, e rivela la gratitudine per la possibilità di poterne ancora gustare il sapore, per arrivare al metaforico accenno a una nuova capacità percettiva che rivela un'identità rinnovata, e alla gioia del poter ancora avvertire l'energia e la potenza salvifica della poesia.
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15,00

La mia dislessia. Ricordi di un premio Pulitzer che non sapeva né leggere né scrivere

di Philip Schultz

editore: Donzelli

pagine: 108

Philip Schultz, poeta, vincitore del premio Pulitzer nel 2008, da bambino non sapeva leggere. Era un pessimo studente, non sempre capiva cosa gli dicessero i suoi insegnanti e, quando parlava, aveva difficoltà a scegliere le parole giuste e a pronunciarle correttamente; non sapeva neanche leggere l'ora o distinguere la destra dalla sinistra. Molti anni dopo Schultz scoprì che tutto questo aveva un nome: infatti fu solo quando a suo figlio fu diagnosticata la dislessia che apprese di soffrire dello stesso disturbo. A quel tempo era già uno scrittore di successo ed erano lontani i giorni in cui, espulso dalla scuola per aver picchiato chi lo chiamava stupido, era stato relegato nella "classe dei cretini" dove i professori gli dicevano di "starsene buono a guardare le figure, facendo finta di leggere". A undici anni, quando un insegnante gli chiese cosa volesse fare nella vita, rispose d'istinto che sarebbe voluto diventare uno scrittore. Non ci aveva mai pensato prima, ma quel pensiero divenne per lui un'ossessione. Da quel momento Schultz utilizzò tutte le sue forze per imparare a leggere e scrivere, capendo che se voleva riuscire avrebbe dovuto farcela da solo. E così fece: quando iniziò le superiori, era in grado di leggere e scrivere abbastanza da poter seguire i corsi.
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Janet la storta. Con poster

di Robert Louis Stevenson

editore: Orecchio acerbo

pagine: 64

"E da quel momento, è divenuto l'uomo che oggi conoscete
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Deserto

di J. M. Coetzee

editore: Donzelli

pagine: 160

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14,80

La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia

editore: Einaudi

pagine: 143

Un grande scrittore e una psicoterapeuta si confrontano sulla necessità dell'uomo di raccontarsi e di inventare delle storie
Fuori catalogo
19,00

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