Libri di Paolo De Benedetti
Il paradiso delle piccole cose. Conversazione con Maria e Paolo De Benedetti
editore: Compagnia Editoriale Aliberti
pagine: 128
A quasi dieci anni dalla scomparsa, il nome di Paolo De Benedetti, teologo e biblista tra i più insigni, è ancora ben vivo
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Farsi perdonare. Il valore della teshuvà
editore: Morcelliana
pagine: 88
Chiedere scusa è un'esperienza talmente quotidiana da aver perso il nesso profondo con il perdono, che invece mantiene l'aura di un concetto religioso, attinente alla sfera del sacro e al senso del peccato. Da una fenomenologia di tale esperienza, emerge in queste pagine la stretta correlazione tra la colpa e il male, la giustizia e il perdono, come si declinano nel pensiero ebraico: alla riconciliazione, che prende il nome di shalom, fanno da contrappunto i temi della teshuvà, espiazione e perdono, e del tiqqun, la restaurazione dell'ordine infranto del mondo. Un'analisi cui corrisponde, nella Bibbia, il lessico della misericordia che, per Paolo De Benedetti, si declina in tre momenti emblematici: la meditazione-confessione della presenza di Dio nella storia; l'uscita, individuale e collettiva, dal peccato; la promessa messianica.
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La chiamata di Samuele e altre letture bibliche
di Paolo De Benedetti
editore: Morcelliana
pagine: 200
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Animali
di Paolo De Benedetti
editore: Emi
pagine: 64
Tutto ciò che è carne sale e salirà a Dio, ogni creatura nelle cui vene scorre il sangue, cioè - ebraicamente - la vita, riavrà la sua carne. La carne è infatti la forma di esistenza che Dio ha scelto per tutto quanto respira. Se volessimo parlare filosoficamente, sostituiremmo questi vocaboli biblici con "anima", "esistenza" ecc. Ma la carne ci fa sentire in modo più drammatico la nostra posizione tra essere e non essere, anzi tra esserci e non esserci. Una debolezza esistenziale che anche Dio, sia nella Bibbia ebraica, sia soprattutto nel Nuovo Testamento, ha voluto, o forse meglio ha dovuto, sperimentare. La sua (di Dio) vittoria sul nulla è condizionata proprio al fatto che ogni carne (uomini, animali, mondo vegetale) salga infine a Lui. Perché se ciò non accadesse, se qualche parte dell'esistente non ritornasse, dopo la sua breve avventura terrena, all'esistere, la morte vincerebbe, anzi la morte sarebbe Dio. Il testo vuole fare riflettere sul mondo non umano, "fatto di carne come noi".
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Teologia degli animali
di Paolo De Benedetti
editore: Morcelliana
pagine: 96
"Per elaborare una "teologia" che non abbia più al proprio centro soltanto l'uomo, ma, assieme a lui, l'animale, e ogni essere vivente, ci voleva un teologo come Paolo De Benedetti. Il cui pensiero si articola non intorno ad assiomi, evidenze, certezze. Ma intorno al "forse". Al dubbio. Alla logica dei "doppi pensieri". Solo chi, come lui, ha un senso così forte della precarietà dei giudizi umani e della imperscrutabilità di quelli divini, può arrivare a elaborare una teologia che metta continuamente in discussione se stessa: fino a spostare il centro della propria attenzione dalla creatura umana, che lo ha da sempre altezzosamente occupato, alle creature "minori", che sempre sono state ai margini." (Gabriella Caramore)
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Il filo d'erba. Verso una teologia della creatura a partire da una novella di Pirandello
di Paolo De Benedetti
editore: Morcelliana
pagine: 64
Una teologia della creatura oggi non può non guardare, a occhi spalancati, dentro il cuore pulsante del vivente. L'idea che un filo d'erba possa vibrare di sensibilità entrando in viva relazione con il mondo umano emerge dalla novella di Luigi Pirandello, Canta l'Epistola. E solo una teologia come quella di Paolo De Benedetti è capace di cogliere la creaturalità di una bellezza deperibile e inerme come quella di un filo d'erba. Non in virtù di una sensibilità ecologica estesa anche alle cose inanimate - un sentimento pur lodevole che oggi però è abbastanza diffuso, almeno nelle anime più avvertite - ma in virtù di una precisa lettura della Parola biblica, che interpreta la storia a partire dal basso, dall'infimo, dal perdente.
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Introduzione al giudaismo
di Paolo De Benedetti
editore: Morcelliana
pagine: 208
Un antico maestro della Mishnà, Ben Bag Bag, diceva: "Volgila e rivolgila, tutto vi è in essa [nella Torà]" (Avot 5,22). Tutto è nella Torà, ma bisogna voltarla e rivoltarla: Dio ha parlato, ma l'uomo deve metterci il commento. Intorno a questi due pilastri dell'ebraismo si "aggirano" le pagine che seguono: si aggirano perché non hanno una meta, un punto di arrivo, ma vogliono solo essere momenti di una frequentazione infinita (una ruminatio, direbbero i Padri) della Torà scritta e orale. Ci sono tanti modi di introdurre al giudaismo: infatti il giudaismo è plurale, e questa pluralità nelle idee, nei tempi, nei luoghi, nelle identità - è la sua forza. Perciò molte sono le porte per entrarvi e viverci, o anche solo per conoscerlo. Una porta è quella che anche il Nuovo Testamento indica nel farsi carne, cioè realtà variamente terrena e sensibile, della parola (per Israele la Torà, per i cristiani Gesù). Fuori di questa concreta "vocalità" divina - se così si può dire -, di Dio non sapremmo mai nulla, se non, appunto, chiamarlo Ain, "Nulla", o Mi?, "Chi?", secondo i maestri della qabbalà. Ma Ain è divenuto Anì, "Io", e perciò abbiamo un Tu e non siamo più soli.
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Portare il saluto. I significati dello shalom
editore: Morcelliana
pagine: 96
Il "saluto" è un'esperienza quotidiana, ma è anche parte della stessa essenza dell'uomo: il suo ingresso nel mondo, il suo "essere con gli altri", sin dall'infanzia è sancito da questo gesto elementare, pre-linguistico. Salutare, e ricambiare il saluto, è espressione del riconoscimento, sociale e affettivo. I lineamenti per una fenomenologia del saluto si trovano nelle pagine di Massimo Giuliani, esplorando ciò che esso ha di persistente pur nella diversità dei modi e nell'oscillare dei significati: dall'essere in relazione al colmare una distanza, dal salutare per primi al congedarsi per sempre nell'ultimo saluto. Alcuni esempi, e un moltiplicarsi di riflessioni, in cui traluce la profondità di questo atto. Sulle radici bibliche e rabbiniche dello shalom ("pace" e "bene") si sofferma Paolo De Benedetti, gettando luce sul nostro debito - talvolta impensato - verso la tradizione, nel senso ebraico della parola: ciò che si tramanda come in una catena.
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In paradiso ad attenderci. Il pensiero, l'impegno e i ricordi del teologo che ama gli animali
editore: Sonda
pagine: 144
Se l'uomo ha un'anima, e se questa lo caratterizza e lo distingue, possiamo interrogarci sull'anima degli animali? Questo è so
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