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Libri di Renata Salvarani

Il Santo Sepolcro a Gerusalemme

di Renata Salvarani

editore: Bams photo

pagine: 240

Tracce di una presenza umana ininterrotta fin dalla preistoria e due millenni di devozione cristiana fanno dell'area del Santo
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23,00

Tecnologie digitali e catalogazione del patrimonio culturale

Metodologie, buone prassi e casi di studio per la valorizzazione del territorio

editore: Vita e pensiero

pagine: 160

Questo libro presenta le principali linee metodologiche di catalogazione del patrimonio culturale, evidenziandone problematiche e opportunità per la valorizzazione del territorio.
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18,00

Territorio e identità locali

di Renata Salvarani

editore: Diabasis

pagine: 136

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15,00

La fortuna del Santo Sepolcro nel Medioevo. Spazio, liturgia, architettura

di Renata Salvarani

editore: Jaca Book

pagine: 202

Un unico modello, il Santo Sepolcro, cuore dell'ecumene cristiana, moltiplicato in centinaia di repliche diverse le une dalle
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24,00

Storia locale e valorizzazione del territorio

Dalla ricerca ai progetti

di Renata Salvarani

editore: Vita e pensiero

pagine: 160

Questo studio mette in evidenza il legame fra l’indagine storica locale e i progetti di valorizzazione del territorio, concepiti come occasione per inserire i risultati della ricerca nel tessuto vivo dell’elaborazione di nuove forme di sviluppo culturale ed economico. Si delinea un ‘modello Italia’ per la gestione delle risorse culturali, fondato sullo studio dei patrimoni locali, condotto con una metodologia rigorosa in stretto rapporto con istituzioni, enti, investitori privati, gruppi e associazioni del territorio. Storia, identità e prospettive turistiche rappresentano così elementi interdipendenti di un unicum culturale che si traduce in strategie di programmazione, sviluppi innovativi e sperimentazioni aperte.
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Deus non voluit.

I Lombardi alla prima crociata (1100-1101). Dal mito alla ricostruzione della realtà

di Giancarlo Andenna

editore: Vita e pensiero

pagine: 314

L’arcivescovo Anselmo IV da Bovisio e la classe dirigente nobiliare del Regnum Longobardorum, guidata dal conte Alberto di Biandrate e dal conte Alberto di Parma, raggiunsero Costantinopoli nel 1100. Uniti a gruppi di milites legati a Rainaldo di Saint Gilles e a contingenti di cavalieri tedeschi e della Francia settentrionale, marciarono verso il cuore della potenza musulmana (il Khorasan) per conquistarne la capitale, Baghdad. Il disegno strategico era straordinario; notevoli erano l’organizzazione e l’armamento dell’esercito dei cavalieri lombardi. I primi scontri con i turchi furono vittoriosi; i crociati conquistarono alcune fortezze e la città di Ankara. Tuttavia la spedizione finì in tragedia. Circondati, fra le aride montagne dell’Anatolia, dalle forze degli emirati musulmani che avevano ritrovato l’unità politica, stremati dal caldo e dalla sete, i crociati furono più volte attaccati. Tentarono la sorte con un’impegnativa battaglia, il cui esito rimase incerto. Molti lombardi, fra cui l’arcivescovo, furono gravemente feriti o morirono. Nella notte, presi dal panico, i cavalieri abbandonarono il campo e i pedoni, che vennero sterminati dai turchi. La causa di tale fallimento non va però ricercata nello scarso coraggio o nella carente organizzazione dei lombardi, ma piuttosto nella forza unitaria dei principati turchi e nella difficoltà dei crociati ad adattarsi alla tecnica militare degli avversari che faceva largo uso di arcieri armati con potenti archi cornei e di osso. È questa la novità principale emersa dall’analisi dei fatti presentata durante il convegno «I Lombardi alla prima crociata (1100-1101). Dal mito alla ricostruzione della realtà», tenutosi a Milano nel dicembre 1999, i cui atti vengono pubblicati nel presente volume.
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