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Libri di Sandro Fontana

Le grandi menzogne della storia contemporanea. Dal mito della vittoria mutilata alla strage di Marzabotto

di Sandro Fontana

editore: Ares

pagine: 144

La narrazione degli avvenimenti storici si configura di frequente come vera e propria falsificazione del passato. Una inclinazione della storiografia, questa, che è venuta accentuandosi nel corso dell'età contemporanea. In queste pagine Sandro Fontana ripercorre alcuni episodi della storia del Novecento, intenzionalmente distorti da una certa storiografia "militante" per immediate finalità ideologico-politiche. Si fa così luce sul mito della vittoria mutilata nel 1918 e sulla favola di Aldo Moro alleato dei comunisti; viene erosa se non demolita l'epopea della Rivoluzione d'Ottobre al pari della Resistenza tradita dalle forze moderate; si ridimensiona la segreteria Berlinguer e si mostra l'assoluta banalità della sua cosiddetta "terza via", si denuncia la congenita doppiezza del pacifismo e viene ricostruita nella sua realtà la strage di Marzabotto senza indulgere a strumentalizzazioni. Questo un compendio dei principali argomenti analizzati nel libro. Ma, al di là di letture del passato parziali o non pienamente conformi a criteri di scientificità, nelle pagine di Fontana si sottolinea la responsabilità morale dello storico nei confronti della società in cui opera, contribuendo la storiografia in modo eminente a formare il senso comune di un Paese.
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Il DNA degli italiani. Ovvero la salvezza nelle virtù del passato

di Sandro Fontana

editore: Marsilio

pagine: 139

L'Italia, dopo aver impiegato più di un secolo per raggiungere la propria unità territoriale, è riuscita a conseguire l'unità materiale e spirituale, colmando ogni frattura tra Nord e Sud e tra città e campagna, solo verso la fine del secolo scorso, cioè intorno agli anni '70, quando tutti gli italiani hanno potuto finalmente consumare almeno due pasti al giorno. Nel giro di pochi decenni gli italiani sono riusciti non solo a debellare lo spettro atavico della fame, ma anche a conquistare i primi posti nella gerarchia mondiale dei paesi più industrializzati sorpassando nel 1986 (durante il governo Craxi-Forlani) una nazione come la Gran Bretagna, che aveva alle spalle ben due secoli di industrializzazione, facendo leva sul senso del lavoro, del risparmio, della famiglia e su tutti i valori presenti nella cultura tradizionale locale.
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