Libri di Stefania Parigi
Neorealismo. Il nuovo cinema del dopoguerra
di Stefania Parigi
editore: Marsilio
pagine: 365
Il neorealismo attraversa la storia del cinema e della cultura italiana come una sorta di fantasma
Ordinabile
Fisiologia dell'immagine. Il pensiero di Cesare Zavattini
di Stefania Parigi
editore: Lindau
pagine: 359
Il nome di Zavattini è legato soprattutto alla stagione epica del dopoguerra e rischia di essere inchiodato per sempre alla "croce" del neorealismo. Si tende a dimenticare che egli ha attraversato un intero secolo, il '900, e tutte le sue cicliche ondate di modernità, giocando costantemente la carta della sperimentazione. Dagli anni '20 fino agli anni '80 ha lavorato senza tregua in una prospettiva multimediale, dimostrando una straordinaria sensibilità nel cogliere i germi del nuovo e i segni del cambiamento antropologico ed estetico provocato dalla rapida crescita e diffusione delle tecnologie. Questo libro tenta di ricostruire le trame del suo pensiero sul cinema e i media. La scommessa è di far dialogare Zavattini con alcuni tra i maggiori teorici del cinema e artisti del secolo scorso, allo scopo di mettere in luce la problematicità e la forza concettuale delle sue riflessioni, troppo spesso considerate come semplice prolungamento utopico della sua pratica creativa. Zavattini non è stato solo un poeta della teoria, ma un teorico della poesia; ha impresso al proprio fare artistico una continua piega riflessiva e al proprio discorso teorico una carica immaginativa. Per questo le sue parole e i suoi gesti possiedono ancora la capacità di innervarsi nel tessuto della contemporaneità.
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Pier Paolo Pasolini. Accattone
di Stefania Parigi
editore: Lindau
pagine: 233
A distanza di quasi cinquant'anni dall'uscita, "Accattone" sembra non aver perso nulla della sua carica eversiva. Lo si può guardare come un'aspra denuncia delle condizioni di vita dei sottoproletari romani o come lo straordinario documento antropologico di un passato che ancora si proietta nel presente. Lo scenario della periferia, infatti, accoglie continuamente nuove figure di emarginati. Ma al di là della dimensione politica e sociologica, la forza del film risiede soprattutto nella sua prospettiva estetica. "Accattone" è la folgorante invenzione di uno stile che infrange le regole della bella scrittura cinematografica e i consueti canoni neorealisti di rappresentazione della povertà. I suoi delinquenti pieni di innocenza non hanno speranze di redenzione sociale o religiosa, sono tragici eroi dell'impotenza e del nichilismo. Il loro unico riscatto è affidato alla trasfigurazione mitica dello sguardo pasoliano.
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