Libri di Vincenzo Cuoco
L'utilita' della storia
di Vincenzo Cuoco
editore: Laterza
pagine: 202
La riflessione sull'utilità della storia è quasi la filigrana dell'intero pensiero culturale e civile dell'Ottocento europeo: basti pensare alla grande prolusione napoletana "La scienza e la vita "(1872) di Francesco De Sanctis, o alla celebre "seconda Inattuale" di Friedrich Nietzsche, intitolata appunto "Sull'utilità e il danno della storia per la vita" (1874). Erede e superatore, per tanti versi, del tardo Illuminismo napoletano, Vincenzo Cuoco affronta il tema nella prospettiva della frattura epocale della Rivoluzione francese, che pone prepotentemente il problema della continuità o rottura nella storia, arena di brutture o campo di libertà e responsabilità dell'uomo. Conoscitore di Vico, intelligenza prensile delle novità culturali, italiane e non solo italiane, dei suoi anni, nelle pagine raccolte in questo volume Cuoco analizza le vicende dell'Italia rivoluzionaria e del riformismo napoleonico, convinto che i grandi fatti della vita sono indecifrabili qualora se ne trascurino le ragioni culturali; le stesse rivoluzioni 'attive' (definizione da lui stesso coniata) sono tali solo se rispondono alla cultura di un popolo, ossia alla conoscenza delle sue strutture intellettuali e sociali. In tal senso Cuoco, che Manzoni considera suo 'maestro in politica', è uno dei pensatori fondamentali del Neoclassicismo europeo, tra tardo Illuminismo e Romanticismo.
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Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli
di Vincenzo Cuoco
editore: Laterza
pagine: 498
Il saggio storico sulla rivoluzione di Napoli di Vincenzo Cuoco rappresenta un elemento per cogliere la nervatura profonda dell'identità politica italiana. Le riflessioni dell'autore sulla rivoluzione e sul rapporto tra élites e popolo hanno infatti profondamente segnato il movimento risorgimentale e sono poi state, lungo tutto il XX secolo, di riferimento nel dibattito intellettuale circa la irregolare modernità della penisola. Le grandi fortune dell'opera nella cultura politica italiana hanno però finito per celare gli intenti di Cuoco, che si proponeva con la prima edizione del 1801, come con l'altra molto riveduta del 1806, di informare il dibattito politico nell'Italia di Bonaparte. Questa edizione, che tiene fermo sulla prima redazione per collocare a pie' di pagina le varianti apportate nella seconda edizione, vorrebbe restituire l'opera al proprio tempo, collocandola all'interno di quella cultura politica rivoluzionaria, uscita dalla tenaglia del Terrore, che in Francia - come presto in Italia - avrebbe tentato di legittimare il nuovo ordine di libertà per la via della conquista di un largo consenso sociale.
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Scritti sulla pubblica istruzione
di Vincenzo Cuoco
editore: Laterza
pagine: 266
Dall'analisi dell'esito tragicamente negativo della rivoluzione napoletana del 1799, una rivoluzione passiva, sostenuta da armi straniere e da un ristretto ceto intellettuale, peraltro di formazione culturale estranea alle esigenze degli strati popolari, Vincenzo Cuoco rileva la necessità di un nuovo progetto politico, in cui all'educazione popolare e all'istruzione pubblica è assegnata funzione primaria e determinante. Il tema, ripreso da Antonio Genovesi, dell'istruzione pubblica quale motore dello sviluppo economico e sociale si sviluppa nella riflessione di Cuoco in una compiuta proposta politico-pedagogica di un sistema di istruzione pubblica che, nella chiara definizione dei suoi fondamenti politici e organizzativi: la gratuità, l'obbligatorietà generale della scuola primaria, l'esercizio laico statale dell'insegnamento e si pone quale premessa e condizione necessaria per la formazione dello Stato nazionale, adeguato a risolvere e comporre esigenze e problemi della dinamica sociale.
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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
editore: Laterza
pagine: 846
La lettura del progetto politico alla base dell'impegno di Cuoco e il quadro del contesto letterario nel quale quest'opera trovò collocazione sono affiancati da uno scavo nell'erudizione dello scrittore, alla ricerca dei tanti testi, classici e moderni, a cui egli si rifece per sostenere la propria tesi di un antico primato italiano nel campo dei saperi.
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