Comunicazione
Gli strumenti del ricordo. I media e la memoria
di Alice Cati
editore: La scuola
pagine: 188
Viviamo in un'epoca assetata di ricordi, terrorizzata dall'oblio e dotata di formidabili strumenti di memorizzazione
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Il giudaismo nella musica
di Wagner W. Richard
editore: Mimesis
pagine: 171
Richard Wagner è riconosciuto come uno dei più importanti musicisti di ogni epoca; per molti è il più grande compositore roman
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Link. Idee per la televisione. Vol. 20: Telenovela oggi.
Telenovela oggi
editore: RTI-Reti Televisive It.
Le nuove incarnazioni di un genere che, giorno dopo giorno, accompagna e racconta le vite di milioni di persone in tutto il mo
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Superonda. Storia segreta della musica italiana
di Valerio Mattioli
editore: Baldini & Castoldi
pagine: 661
Fuori dalla consueta diatriba Cantautori vs
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Around the clock. Una breve storia della popular music
di Franco Fabbri
editore: Utet
pagine: 256
Da qualche decennio si usa il termine "popular music" per indicare l'insieme dei generi che a partire dalla prima metà dell'Ottocento si sono differenziati sia dalla musica d'arte sia da quella di tradizione popolare. Nella seconda metà del Novecento la popular music di maggior diffusione è stata di origine afroamericana e angloamericana, ma un esame ravvicinato dello stesso rock'n'roll, della musica beat, del rock, e degli altri generi che hanno dominato il mercato discografico dagli anni Cinquanta a oggi mostra un intreccio sorprendente di influenze, materiali comuni, coincidenze nei contesti socioculturali, tecnologici, industriali. Per capire la popular music di oggi è quindi necessario uno sguardo d'insieme su tutti i generi che si sono avvicendati e differenziati dall'Ottocento in poi. Dal fado e dal cabaret francese alla canzone napoletana, dal flamenco al rebetico, dalla canzone americana di Tin Fan Alley alla chanson, dal rock'n'roll alla bossa nova, dai cantautori al rock psichedelico, dal reggae al rap, fino alla world music, seguendo anche gli sviluppi delle tecnologie e dei media. Uno sguardo necessariamente breve, ma il più possibile equilibrato, che rende conto del contributo di popoli, storie e culture diverse al suono globale del Duemila.
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Vita da Paz. Storia e storie di Andrea Pazienza
di Franco Giubilei
editore: Odoya
pagine: 301
Matite e pennarelli di Andrea Pazienza hanno raccontato in modo ineguagliabile le contorsioni, i drammi e le ridicolaggini di un periodo chiave della nostra storia recente, quegli anni a cavallo dei Settanta e degli Ottanta in cui è cambiato tutto, e dalla contestazione generale si è passati rapidamente ai fasti dell'edonismo reaganiano. Andrea Pazienza lo ha fatto da artista del fumetto. Questo libro ne descrive formazione, ascesa e cadute agli inferi lungo una vita breve ma intensissima, interrotta a soli 32 anni dall'eroina che se lo portò via come avrebbe potuto fare con uno dei suoi personaggi. Una rockstar del fumetto, come si era definito lui stesso in una storia di Zanardi, forse non poteva finire altrimenti. Ma la figura di Andrea Pazienza non è riducibile allo stereotipo dell'artista bello e dannato, e Vita da Paz ne ricostruisce la personalità complessa attraverso le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto da vicino: i compagni d'arme di una stagione irripetibile del fumetto italiano, da Vincino a Scòzzari a Sparagna; gli amici della scena bolognese, Freak Antoni e Gaznevada in testa; le donne che lo hanno accompagnato, da Betta Pellerano alla vedova Marina Comandini. E poi ci sono i racconti di Sergio Staino, Milo Manara, Gino Castaldo, Renato De Maria e della "guardia del corpo" Marcello D'Angelo. Questa biografia è anche un viaggio a ritroso negli ambienti creativi di quei tempi, terreno fertile per esperienze editoriali oggi impensabili, da "Cannibale" a "Il Male" a "Frigidaire"...
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Propaganda pop
di Mazzocco Davide
editore: Effequ
pagine: 142
Ventunesimo secolo: la propaganda, da vocabolario l'azione intesa a conquistare il favore o l'adesione di un pubblico sempre p
Esaurito
Scritti sul cinema
di Yasujiro Ozu
editore: Donzelli
pagine: 270
Unanimemente considerato uno dei grandi maestri del cinema, Yasujir? Ozu, "il più giapponese dei registi giapponesi", continua a essere oggetto di culto. Il suo cinema pacato e delicatissimo è letteralmente venerato da registi e cinefili: in un recente sondaggio della prestigiosa rivista "Sight & Sound", 358 registi di tutto il mondo hanno indicato il suo Viaggio a Tokyo come il più bel film di tutti i tempi. La pubblicazione di questo libro è un vero e proprio evento editoriale: per la prima volta è a disposizione del pubblico occidentale una ricca selezione di scritti del maestro giapponese, concepiti in un arco di circa trent'anni, dal 1931 al 1962. Pagine intense, segnate da un amore incondizionato per il cinema, inteso come ragione di vita, che consentono di percorrere dall'interno la personalità del regista e, in ultima istanza, la sua umanità. Sono testi che coinvolgono a distanza di decenni e offrono spunti e commenti inediti sui suoi film, le tecniche e le teorie del cinema (famosa è la sua avversione per la "grammatica del cinema"), il cinema americano degli anni trenta e quaranta, la tragedia del conflitto sino-giapponese vissuta in prima persona come soldato al fronte, la dicotomia tra finzione e documentario.
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Memorie di un maestro di coro
di Lino Chiminelli
editore: Auditorium
pagine: 190
Questa del maestro uno Chiminelli è una bella storia narrata attraverso il suo personale rigo musicale, che dalle pieghe di una tragica guerra vista con lo stupore degli occhi di un bambino, delle tante privazioni giovanili, di un lungo studio e degli stentati inizi di una vita a due nella camera ammobiliata di Milano, punta al cuore di chi lo conosce e anche dei molti che, attraverso questo libro, vedranno forse sotto una luce diversa la vita di allora e quella dei nostri giorni. Sono memorie scritte in origine perché i nipoti ricordino il nonno, certo. Ma anche perché molti non dimentichino da dove veniamo e quali vie abbiamo voluto percorrere. Perciò, dai suoi piccoli lettori naturali, questa storia è destinata ora a passare nelle mani di un pubblico più vasto che vorrà apprezzare quegli spunti di innocenza, meraviglia e poesia ma anche, a tratti, di velata amarezza che animano queste pagine e queste righe. Anzi, righi.
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Gillo Pontecorvo o del cinema necessario
di Ivelise Perniola
editore: Ets
pagine: 133
Il volume è un'agile panoramica sul cinema di Gillo Pontecorvo, dagli esordi sino all'impegno degli ultimi anni sul fronte istituzionale e nel campo del documentarismo, dal quale il regista pisano era proprio partito nel lontano 1953 e al quale ritorna dopo aver realizzato soltanto cinque lungometraggi a soggetto. Attraverso lo studio dei documenti e un'attenta analisi delle opere si mette in luce l'attualità di un regista che si è immediatamente svincolato dal provincialismo nazionale per realizzare film di ampio respiro, di grande impegno sociale e di importante ruolo politico. Film profondamente necessari e portati avanti con ostinata caparbietà. Per Pontecorvo il cinema è una necessità e non un'industria vincolata ad uscite cadenzate e a produzioni di impatto commerciale. Autore, dunque, molto attuale per la sua presa sul mondo, per la sua prospettiva storica e internazionalista e per il suo impatto sulla lettura politica di determinati snodi della storia del Novecento (dalla Shoah ai movimenti terroristici ed eversivi).
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L'arte della vittoria. Autobiografia del fondatore della Nike
di Phil Knight
editore: Mondadori
pagine: 398
Giovane, curioso, fresco di laurea in economia, Phil Knight prende a prestito cinquanta dollari dal padre e crea un'azienda co
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Alla ricerca del suono perfetto. Una storia della musica registrata
di Greg Milner
editore: Il saggiatore
pagine: 443
Tutto comincia con una filastrocca. Nel 1877 Thomas Edison recita "Mary Had a Little Lamb" a voce molto alta dentro la tromba di uno strano marchingegno, e qualche istante dopo si compie il miracolo: senza nessuna bocca che parli, la voce risuona da sola nella stanza, facendo trasecolare i presenti. Con il suo fonografo, Edison è il primo uomo a registrare un suono e a riprodurlo: ma la sua ricerca non si fermò qui, e nel 1915 annunciò di essere pronto a registrare per la prima volta uno spettacolo musicale dal vivo, in modo che nessuno sarebbe riuscito a distinguere l'Edison Diamond Disc da un musicista in carne e ossa. Da allora, la situazione si è curiosamente ribaltata, perché oggi musicisti e ingegneri del suono impegnano tutte le loro forze a creare l'illusione di una musica che non è mai stata suonata dal vivo. In mezzo c'è un secolo di inesausta esplorazione sonora, in equilibrio tra ciò che è reale e ciò che, invece, è ricostruito in studio. "Alla ricerca del suono perfetto" racconta la storia di questa esplorazione, dal soldato americano che monitora le trasmissioni radio naziste e casualmente scopre l'esistenza del nastro magnetico ai tecnici che sviluppano il primo format audio digitale.
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